FREDRIC JAMESON.
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IL DESIDERIO CHIAMATO UTOPIA.
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Parte 1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Siamo soliti squalificare come utopica ogni forma di progettualit non sufficientemente asservita alla forza di un principio di realt tanto perentorio quanto sospetto e inindagato. E se Utopia fosse invece il nome di uno spazio di pensiero e di un margine di gioco che di volta in volta  stato necessario creare tra le maglie dei testi e dei sistemi di pensiero per consentirsi di progettare la realt di nuovi principi?
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Dallutopia filosofico-politica di Thomas More o Charles Fourier, a quella scientifico-tecnologica di B.F. Skinner o Stanislaw Lem, alle infinite creazioni fantastiche e fantascientifiche dellOttocento e del Novecento, Il desiderio chiamato Utopia circoscrive i confini di un universo di scrittura che ci offre, allo stesso tempo, un modello di riflessione filosofica, un paradossale osservatorio  antropologico, un laboratorio spesso inavvertito di elaborazione politica.
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Lo spazio altro dellutopia obbedisce ogni volta a differenti principi architettonici e strategie di senso. Luogo separato nello spazio o nel tempo, effetto di convivenze ispirate a inedite convenzioni sociali, risultato di nuove e inimmaginabili forme di vita, l'Utopia nasce sempre da ben precise condizioni storiche, da ben definiti interrogativi politici, da rigorose regole compositive, da precise leggi retorico-stilistiche. Altrettante piste lungo le quali Fredric Jameson ci guida alla scoperta dei segreti che governano, ai margini della filosofia classica, del canone letterario ufficiale, dei criteri pi accreditati dalle scienze economiche e sociali, le dinamiche della progettazione di nuove possibilit e nuovi mondi, che da troppo tempo abbiamo disimparato a pensare.
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L'AUTORE.
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Fredric Jameson (1934)  considerato uno dei massimi critici letterari di lingua inglese e tra i maggiori teorici politici marxisti.  professore di Letteratura comparata e Teoria del romanzo alla Duke University. I suoi libri pi importanti sono tutti tradotti in italiano.
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Per i miei compagni del partito dellUtopia: Peter, Kim, Darko, Susan.
If the hoar frost grip thy tent, Thou wilt give thanks when night is spent.
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Indice di questa parte.
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Introduzione. LUtopia oggi.
Capitolo 1. Varianti dellutopico.
Capitolo 2. Lenclave utopica.
Capitolo 3. Moro: la finestra generica.
Capitolo 4. Scienza utopica contro ideologia utopica.
Capitolo 5. Il grande scisma.
Capitolo 6. Come appagare un desiderio.
Capitolo 7. Il muro del tempo.
Capitolo 8. La tesi dellinconoscibilit.
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Fine Indice.
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Introduzione.
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L'Utopia oggi.
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L'Utopia  sempre stata una questione politica, destino alquanto insolito per una forma letteraria. Eppure, cos come il suo valore letterario  perennemente messo in discussione, anche il suo
status politico  strutturalmente ambiguo. Le oscillazioni attribuibili al suo contesto storico non aiutano a spiegare tanta incostanza, che non  affatto un problema di gusto o di valutazione individuale.
Durante la Guerra fredda (e, nellEuropa orientale, subito dopo la sua fine), Utopia  diventato sinonimo di stalinismo, termine che stava a indicare una progettualit indifferente alle debolezze umane
e al peccato originale, una volont di uniformare e di arrivare alla purezza ideale di un sistema perfetto da imporre con la forza ai suoi sudditi imperfetti quanto riluttanti. (Qualche anno dopo, Boris Groys ha paragonato questo dominio della forma politica sulla materia ai dettami del modernismo estetico.)1
In seguito queste analisi controrivoluzionarie, che hanno perso interesse per la destra dopo il collasso dei paesi socialisti, sono state adottate da una sinistra antiautoritaria la cui micropolitica ha scelto come propria bandiera la Differenza, riallacciando le proprie posizioni antistataliste alle classiche critiche anarchiche al marxismo come Utopia, esattamente in questa accezione centralizzante e autoritaria.
Sembrer paradossale, ma le pi antiche tradizioni marxiste, che accettavano acriticamente le analisi storiche di Marx ed Engels sul socialismo utopico contenute nel Manifesto del partito
comunista2 e seguivano l'interpretazione bolscevica,3 accusavano il concorrente utopista di essere privo di qualsiasi concetto pratico o di strategia politica, e descrivevano lutopismo come un idealismo
intimamente e strutturalmente avverso alla politica in quanto tale. Il rapporto tra Utopia e politica, e i problemi del valore pratico-politico del pensiero utopista e dellidentificazione tra socialismo e Utopia rimangono in gran parte irrisolti ancora oggi, quando lUtopia sembra avere recuperato una certa vitalit come slogan politico e come orizzonte ideale.
Infatti, unintera nuova generazione della sinistra post-globalizzazione, quella che comprende i resti della vecchia e della nuova sinistra, assieme a quanto rimane dellala radicale della
socialdemocrazia, alle minoranze culturali del Primo mondo, ai contadini proletarizzati del Terzo e alle masse senza terra o strutturalmente non avviabili al lavoro,  sempre pi spesso propensa ad adottare questa bandiera in un periodo in cui il discredito dei partiti socialisti e comunisti e lo scetticismo  riguardo i concetti tradizionali di rivoluzione hanno fatto piazza pulita di ogni dibattito. Alla resa dei conti potrebbe essere proprio il consolidarsi dellemergente mercato mondiale (dato che  questa la
vera posta in gioco nella cosiddetta globalizzazione) a facilitare lo sviluppo di nuove forme di attivismo
politico. Nel frattempo, per usare la famosa frase della signora Thatcher, non c alcuna alternativa
allUtopia, anche perch il tardo capitalismo sembra non avere pi alcun nemico naturale (i fondamentalismi religiosi che si contrappongono agli imperialismi americano e occidentale non hanno
mai assunto posizioni anticapitaliste). Eppure qui non  in questione soltanto luniversalit invincibile
del capitalismo che smantella instancabile tutti i progressi sociali strappati a partire dalla nascita dei
movimenti socialista e comunista, che limita il welfare, la rete di salvaguardie, il diritto a unirsi in
sindacato, i vincoli ambientali e alle industrie, che propone di privatizzare le pensioni e di distruggere
quanto si oppone al libero mercato in tutto il mondo. La disgrazia non  la presenza di un nemico, bens
la convinzione universale non solo dellirreversibilit di questa tendenza ma dellimpossibilit e della
non praticabilit delle alternative storiche al capitalismo, la certezza che non sia concepibile n
tantomeno realizzabile nella pratica alcun altro sistema socioeconomico. Gli utopisti non propongono
soltanto di immaginare questi sistemi alternativi. La forma utopica  di per s una significativa
riflessione sulla differenza, sullalterit radicale e sulla natura sistemica della totalit sociale. Non 
possibile immaginare un qualsiasi cambiamento fondamentale nella nostra societ che non si sia
dapprima annunciato liberando visioni utopiche come tante scintille dalla coda di una cometa.
Perci la dinamica fondamentale di qualsiasi politica utopista (o di qualsiasi utopismo politico)
si collocher sempre nella dialettica tra Identit e Differenza,4 nella misura in cui questa politica mirer
a immaginare e certe volte persino realizzare un sistema radicalmente diverso dallattuale. Possiamo
pertanto imitare i viaggiatori nel tempo e nello spazio di Olaf Stapledon che diventavano consapevoli
poco per volta del fatto che la loro permeabilit alle culture aliene ed esotiche era governata da principi
antropomorfi.
All'inizio, quando il nostro potere immaginativo era strettamente limitato dallesperienza dei
nostri mondi, potevamo entrare in contatto soltanto con mondi molto simili al nostro. Inoltre, a questo
stadio di noviziato della nostra opera, incrociavamo inevitabilmente questi mondi mentre
attraversavano la medesima crisi spirituale che sottende la catastrofe odierna dellHomo sapiens.
Sembrava quasi dover sussistere, perch noi potessimo entrare in un mondo qualsiasi, una somiglianza
o una profonda identit fra noi e i nostri ospiti.5
Come vedremo pi avanti, Stapledon non  un utopista in senso stretto, eppure nessuno scrittore
utopico  stato altrettanto esplicito quando si  trattato di affrontare la grande massima empirica
secondo la quale non ve nulla nella mente che non sia stato prima nei sensi. Se vero, questo principio fa
suonare la campana a morto non solo per lUtopia come forma, ma anche per la fantascienza, dal
momento che sostiene che persino le nostre fantasie pi sfrenate sono soltanto collage di
esperienze, strutture fatte di pezzi e bocconi del qui e ora. "Quando Omero concep lidea della
Chimera si limit a unire in un solo animale parti di animali diversi, la testa di un leone, un corpo di
capra e una coda di serpente.6 A livello sociale ci significa che quanto immaginiamo  ostaggio del
nostro modo di produzione (e forse anche dei residui di quelli passati in esso conservati), e che nel
migliore dei casi lUtopia pu essere utile in negativo, rendendoci pi consapevoli della nostra
condizione di cattivit mentale e ideologica (io stesso ho sostenuto ogni tanto una posizione del
genere)7 e perci le migliori Utopie sono quelle che falliscono nella maniera pi rovinosa.
 un suggerimento che ha quanto meno il merito di spostare la discussione sullUtopia dal
contenuto alla forma. Questi testi vengono scambiati tanto spesso per mere espressioni delle opinioni
politiche o dellideologia che dobbiamo fare il possibile per spostare lequilibrio in senso decisamente
formalista (i lettori di Hegel o Hjelmslev sanno che la forma  sempre in ogni caso la forma di un
contenuto specifico). Da questo punto di vista non sono interessanti soltanto i mattoni sociali e storici
della costruzione utopica, ma anche le relazioni rappresentative che intercorrono tra gli uni e gli altri: le
relazioni di chiusura, narrazione, esclusione o inversione. Qui come altrove nellanalisi narratologica,
laspetto pi rivelatore non  quanto si dice ma quanto non si pu dire, quanto non si lascia catturare
dallapparato narrativo.
 importante completare questo formalismo utopistico con quella che solo con una certa
esitazione definirei una psicologia della produzione utopica. In realt si tratter piuttosto di uno studio
dei meccanismi della fantasia utopica, che eviter la biografia individuale a favore della soddisfazione
storica e collettiva dei desideri. Un simile approccio alla produzione della fantasia utopica chiarir
necessariamente le sue condizioni storiche di possibilit, giacch oggi per noi  del massimo interesse
capire come mai le Utopie fioriscono in un periodo per poi languire in un altro.  chiaramente un
problema che dcv essere ampliato in modo da includere anche la fantascienza se, come me, si segue
Darko Suvin8 nella convinzione che lUtopia sia un sottogenere socioeconomico di questa pi ampia
forma letteraria. Cos facendo, il principio di Suvin dello straniamento cognitivo (unestetica basata
tanto sul concetto formalista russo dello 'straniamento' quanto sul Verfremdungseffekt brechtiano, e
che descrive la fantascienza nei termini di una funzione essenzialmente epistemologica, escludendo in
questo modo i voli pi onirici della fantasy) postulerebbe un sottoinsieme specifico di questa categoria
o genere, deputato esplicitamente a immaginare forme sociali ed economiche alternative. Tuttavia nelle
pagine seguenti la nostra discussione sar resa pi difficile dallesistenza, accanto al genere o al testo
utopico in quanto tale, di una pulsione utopica che infonde altra linfa nella vita quotidiana come nei
propri testi (vedi il primo capitolo). Questa distinzione render inoltre pi complessa la nostra analisi,
peraltro estremamente selettiva, della fantascienza, visto che assieme ai testi sf che affrontano
apertamente temi utopici (come La falce dei cieli di Ursula Le Guin) faremo anche riferimento a opere
che, come quelle trattate nel nono capitolo, tradiscono un impulso utopico in piena azione. In ogni caso
Il desiderio chiamato Utopia tratter soprattutto gli aspetti della fantascienza pertinenti alla dialettica
pi propriamente utopica tra Identit e Differenza.9
Tutti questi problemi formali e rappresentativi ci riportano al problema politico da cui abbiamo
preso le mosse, bench esso si sia oggi rarefatto in un dilemma di stampo formalista: com possibile
che opere postulanti la fine della storia ci offrano pulsioni storiche utilizzabili, come possano opere che
puntano a far sparire ogni differenza politica rimanere comunque politiche, come possano testi
progettati per vincere i desideri del corpo restare materialisti e visioni dell"'epoca del riposo (Morris)
galvanizzarci e spingerci all'azione?
Vi sono ottimi motivi per pensare che queste domande non abbiano risposta. Il che non 
necessariamente un male, ammesso che continuiamo a cercarne una. In realt, nel caso dei testi utopici,
lesame politico pi affidabile non sta tanto nel giudizio sulla singola opera quanto nella sua capacit di
generare nuove visioni utopistiche che includano quelle passate, modificandole o correggendole.
Questa impossibilit di ottenere risposte  in realt una difficolt intrinsecamente strutturale pi
che politica, e ci spiegherebbe come mai tanti commentatori dellUtopia (come gli stessi Marx ed
Engels, con tutta la loro ammirazione per Fourier)10 abbiano sfornato in materia giudizi contraddittori.
Un altro visionario, Herbert Marcuse, di sicuro l'utopista pi influente degli anni sessanta del
Novecento, ci regala una spiegazione di questa ambivalenza in unanalisi il cui argomento ufficiale non
era lUtopia bens la cultura.11 Il problema  per il medesimo: la cultura pu essere politica, vale a dire
critica e addirittura sovversiva, oppure verr necessariamente riassorbita e cooptata dal sistema sociale
di cui fa parte? Marcuse sostiene che la fonte dellincorreggibile ambiguit dellarte  la separazione
dellarte e della cultura dal sociale, la stessa separazione che impone e definisce la cultura come
territorio autonomo.  proprio il distacco della cultura dal suo contesto sociale, cio la condizione che
le permette di funzionare come critica e atto daccusa alla societ, a condannare la sua attivit
all'inefficacia e a relegare arte e cultura in uno spazio frivolo e banalizzato in cui i suoi tentativi
vengono neutralizzati gi in partenza. Questa dialettica spiega con incisivit se possibile maggiore
anche le ambiguit dei testi utopici, perch pi una data Utopia afferma la sua differenza radicale
dallesistente, pi essa diventa non soltanto irrealizzabile ma, ancor peggio, inimmaginabile.12
Ci non ci riporta esattamente al punto di partenza, quando gli stereotipi ideologici contrapposti
cercavano di imporci giudizi politici definitivi sullUtopia. Infatti, anche se non possiamo pi
abbracciare a cuor leggero questa forma inaffidabile, possiamo almeno far ricorso allingegnoso slogan
politico inventato da Sartre per districarsi fra un comunismo corrotto e un anticomunismo ancor pi
inaccettabile. Forse possiamo proporre qualcosa di simile ai compagni di strada dellUtopia: infatti, per
coloro che non si fidano delle motivazioni dei suoi avversari eppure sono altrettanto consapevoli delle
ambiguit strutturali dellUtopia, per chi non dimentica la concretissima funzione politica dellidea e
del programma dellUtopia ai giorni nostri, la strategia pi utile potrebbe essere la rivendicazione
dellanti-anti-utopismo.
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NOTE:
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1 Boris Groys, The Total Art of Stalinism, Princeton 1992 [1988] trad. it. Lo stalinismo, ovvero
lopera darte totale, Milano 1992).
2 Vedi Karl Marx e Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, sezione in, Letteratura
socialista e comunista; e vedi anche Friedrich Engels, Socialismo utopico e socialismo scientifico.
Eppure Lenin e Marx hanno scritto entrambi unUtopia, il primo in Stato e rivoluzione del 1917,il
secondo ne La guerra civile in Francia del 1871.
3 La cosiddetta teoria dei limiti o teoria dei fini pi prossimi" (teoriya blizhnego pritsela),
vedi Darko Suvin, Metamorfoses of Science Fiction, New Haven 1979 (trad. it. Le metamorfosi della
fantascienza, Bologna 1985), pp. 264-265.
4 Vedi G.W.F. Hegel, Enciclopedia, libro secondo, Essenza.
5 Olaf Stapledon, The Last and First Men /Star Maker, New York 1968 (1930, 1937, trad. it.
Infinito, Milano 1990 e II costruttore di stelle, Milano 1975), p. 299. Il romanziere inglese Olaf
Stapledon (1886-1950), le cui due opere principali appena citate saranno discusse nel capitolo 9,
sispira a quella che potremmo definire la tradizione europea dei romance scientifici o della
speculazione scientifica di H.G. Wells pi che ai pulp magazine commerciali in cui  nata la
fantascienza americana.
6 Alexander Gerard, Essay on Genius (1774), citato in M,H. Abrums, The Mirror and the Lamp,
Oxford 1953 (trad. it. Lo specchio e la lampada, Bologna 1976), p. 161.
7 Vedi Progress versus Utopia, or Can We Imagine the Future?, In Archaeologies of the Future,
part II (Archeologie del futuro; Fantasciense di prossima pubblicazione in questa collana).
8 Darko Suvin, Metamorfoses of Science Fiction, cit., p, 61.
9 II tradizionale ripudio della fantascienza da parte della cultura alta, che stigmatizza un genere
basato su formule (come reazione al peccato originale di una forma nata nei pulp magazine) e lamenta
lassenza di personaggi complessi e psicologicamente interessanti (una posizione che non sembra
essere rimasta al passo con la crisi postcontemporanea del soggetto centrato), un desiderio di stili
letterari originali che ignora la variet stilistica della SF moderna (come lo straniamento attuato da
Philip K. Dick dellamericano parlato), forse non  questione di gusto personale, n le si pu rispondere
con argomentazioni puramente estetiche, come quelle che tentano di assimilare nel canone opere scelte
di fantascienza in quanto tali. In questo caso dobbiamo riscontrare unavversione al genere a causa
della quale questa forma narrativa  oggetto di resistenza psicologica e bersaglio di una specie di
principio di realt letterario. In parole povere, questi lettori non troveranno qui le razionalizzazioni
alla Bourdieu che liberano le forme letterarie alte dalle colpevoli frequentazioni dellimproduttivit e
del puro e semplice divertimento e che gli forniscono giustificazioni socialmente riconosciute. E' pur
vero che questa  anche una risposta che i lettori di fantasy potrebbero dare ai lettori di fantascienza
(vedi capitolo 5).
10 Marx-Engels, Corrispondenza scelta, Mosca 1975. Per esempio, 9 ottobre 1866 (a
Kugelmann), in cui si attacca Proudhon in quanto piccolo-borghese, laddove nelle utopie di un
Fourier, di un Owen ecc. c lanticipazione e lespressione immaginativa di un nuovo mondo (p.
172). E vedi anche Engels: Il socialismo teorico tedesco non dimenticher mai che si erge sulle spalle
di Saint-Simon, Fourier e Owen, tre uomini che nonostante le loro fantasie e il loro utopismo devono
essere riconosciuti tra le menti pi significative di tutti i tempi avendo anticipato con il loro genio
innumerevoli temi la cui accuratezza noi oggi dimostriamo scientificamente (citato in Frank e Fritzie
Manuel, Utopian Thought in the Western World, Cambridge [Mass.] 1979, p. 702). Anche Benjamin
era un grande ammiratore di Fourier: Il attendait la libration totale de lavnement du jeu universalis
au sens de Fourier pour lequel il avait une admiration sans borne. Je ne sache pas dhomme qui, de nos
jours, ait vcu aussi intimement dans le Paris saint-simonien et fuoririste (Pierre Klossowski, Lettre
sur Walter Benjamin, Tableaux vivants, Gallimard, Paris 2001, p. 87). E Barthes era un altro suo
appassionato lettore (vedi capitolo 1, nota 5).
11 Vedi Ora the Affirmative Character of Culture, in Ngations, Boston 1968.
12 Da un altro punto di vista, questa discussione sullo statuto ambiguo della cultura (cio, nel
nostro contesto, della stessa Utopia)  ontologica. Si presuppone che l'Utopa, che tratta del futuro, o
del non-essere, esista solo nel presente, dove conduce la vita relativamente astratta del desiderio e della
fantasia. Ma ci significa postulare senza tenere conto dellanfibolia dellessere e della sua temporalit,
rispetto a cui lUtopia ha uno statuto filosoficamente analogo a quello della traccia, anche se si pone
allaltro capo del tempo. Laporia della traccia consiste nellappartenere nello stesso tempo al passato e
al presente, divenendo in questo modo un misto di essere e non-essere diverso dalla categoria
tradizionale del divenire e quindi piuttosto scandaloso per la ragione analitica. LUtopia, che combina il
non-essere-ancora del futuro con unesistenza testuale nel presente, non  meno valida delle
archeologie che siamo disposti a garantire alla traccia. Per una discussione filosofica di questultimo
tema vedi Paul Ricoeur, Time and Narration, volume III, Chicago 1988, pp. 119-120 (titolo originale
Temps et rcit, trad. it. Tempo e racconto, Milano 1986).
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Capitolo 1. Varianti dellutopico.
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 stato spesso fatto notare che conviene distinguere tra la forma utopica e il desiderio utopico,
fra il testo scritto o il genere e il vago impulso utopistico riscontrabile con unermeneutica specializzata
o con un metodo interpretativo nella vita quotidiana e nelle sue attivit. Perch non aggiungere allora a
questo elenco anche la politica, dal momento che interi movimenti sociali hanno tentato di
concretizzare una visione dell'Utopia, che sono state fondate comunit e scatenate rivoluzioni in nome
suo, e visto che il termine, come abbiamo appena visto,  tornato dattualit nei dibattiti odierni? Come
che sia, possiamo valutare linutilit delle definizioni dal modo in cui escludono intere aree di un
inventario preliminare.1
Tuttavia in questo caso linventario ha un punto di partenza comodo e indispensabile: 
naturalmente il testo seminale di Tommaso Moro (1517), quasi perfettamente contemporaneo di buona
parte delle innovazioni che sembrano avere definito la modernit (la conquista del Nuovo mondo,
Machiavelli e la politica moderna, Ariosto e la letteratura moderna, Lutero e la coscienza moderna, la
stampa e la sfera pubblica moderna). Due generi correlati hanno avuto una nascita altrettanto
miracolosa: il romanzo storico, con Waverly nel 1814, e la fantascienza (che la si dati a partire dal
Frankenstein di Maiy Shelley quasi nello stesso anno, cio nel 1818, o da La macchina del tempo di
Wells nel 1895).
Questi esordi dei generi sono sempre in qualche maniera compresi e aufgehoben negli sviluppi
successivi, perfino nel ben noto trapasso delle Utopie dallo spazio al tempo, dai resoconti di chi ha
viaggiato nei paesi esotici alle esperienze dei visitatori del futuro. Comunque un aspetto che
caratterizza in maniera particolare il genere  la sua esplicita intertestualit: poche altre forme letterarie
si sono presentate con altrettanta foga come una sorta di botta e risposta. Poche altre hanno richiesto
cos esplicitamente citazioni incrociate e un dibattito allinterno di ogni nuova variante. Chi  in grado
di leggere Morris senza Bellamy? O Bellamy senza Morris? Il singolo testo si porta dietro unintera
tradizione, restaurata e rimaneggiata a ogni nuova aggiunta, minacciando di diventare un mero numero
allinterno di un immenso iperorganismo, come lo sciame di esseri senzienti di Stapledon.
Il lavoro di una vita di Ernst Bloch  qui proprio per ricordarci che lUtopia  molto di pi della
somma dei suoi testi singoli. Bloch postula un impulso utopico che governa tutto quanto  orientato
verso il futuro nella vita e nella cultura, e che abbraccia un po ogni cosa, dai giochi alle specialit
farmaceutiche, dai miti al divertimento di massa, dalliconografia alla tecnologia, dallarchitettura
alleros, dal turismo alle barzellette e allinconscio. Con mano esperta Wayne Hudson riassume come
segue lopus magnum di Bloch:
Ne Il principio speranza Bloch fornisce una rassegna senza precedenti delle immagini del
desiderio nelluomo e dei sogni di una vita migliore. Il saggio inizia con i piccoli sogni a occhi aperti
(prima parte), a cui fa seguito lesposizione della teoria di Bloch della coscienza anticipatrice (seconda
parte). Nella terza parte Bloch applica la sua ermeneutica utopica alle immagini del desiderio
riscontrabili nello specchio della vita di tutti i giorni: laura utopica che circonda un abito nuovo, la
pubblicit, le belle maschere, le riviste illustrate, i costumi del Ku Klux Klan, gli eccessi goderecci
delle fiere annuali e del circo, le favole e il commercio ambulante, la mitologia e la letteratura di
viaggio, i mobili antichi, le rovine e i musei, oltre all'immaginazione utopica riscontrabile nella danza,
nella pantomima, nel cinema e nel teatro. Nella quarta parte Bloch passa al problema della costruzione
di un mondo allaltezza delle speranze e ai vari lineamenti di un mondo migliore, fornendo una
rassegna lunga quattrocento pagine delle utopie mediche, sociali, tecniche, architettoniche e
geografiche, seguita da unanalisi dei paesaggi del desiderio in pittura, nellopera lirica e in poesia,
delle prospettive utopiche nelle filosofie di Platone, Leibniz, Spinoza e Kant e dellutopismo implicito
nei movimenti che combattevano per la pace e la riduzione dellorario di lavoro. Per finire, nella quinta
parte Bloch passa alle immagini del desiderio dellistante dellappagamento, le quali dimostrano che 
lidentit il presupposto fondamentale della coscienza anticipatrice. Anche in questo caso lampiezza
di vedute toglie il fiato, mentre vediamo Bloch divagare parlando delle esperienze pericolose e liete
nella vita di tutti i giorni, del problema dellantinomia fra individuo e comunit, delle opere del giovane
Goethe, del Don Giovanni, del Faust, del Don Chisciotte, delle tragedie di Shakespeare, di moralit e
intensit in musica, delle immagini votive contro la morte e dellautoinserimento sempre crescente
delluomo allinterno dei contenuti del mistero religioso.2
Torneremo tra poco a Bloch, tuttavia dovrebbe essere ormai evidente che la sua opera solleva
un problema ermeneutico. Il principio interpretativo di Bloch  pi efficace quando scopre loperato
della pulsione utopica in luoghi insospettati, laddove essa  nascosta o repressa. Ma che dire allora dei
progetti utopici voluti e consapevoli? Dobbiamo interpretare anche quelli come espressioni inconsce di
un fenomeno ancora pi profondo e primordiale? E che dire del processo interpretativo e della filosofia
del futuro di Bloch, che non sembra avere pi un gran bisogno di questa decodifica o reinterpretazione?
Lesegeta dellUtopia non corrisponde quasi mai alla figura del progettista delle Utopie, e infatti nessun
programma utopico reca la firma di Bloch.3 In questo caso possiamo riscontrare il medesimo paradosso
ermeneutico che Freud si trov ad affrontare quando, mentre cercava i precursori dellinterpretazione
dei sogni, identific finalmente un'oscura trib aborigena per cui tutti i sogni avevano un significato
sessuale, a parte quelli chiaramente erotici, che dovevano significare per forza qualcosaltro.
Pertanto ci converrebbe ipotizzare due distinte linee di derivazione dal testo iniziale di Moro: la
prima impegnata nella realizzazione del programma utopico, laltra consistente invece in una pulsione
utopica oscura ma onnipresente che trova modo di affiorare in superficie in tante forme ed espressioni
camuffate. La prima di queste linee sar sistemica e comprender la pratica politica rivoluzionaria
allorch mira a fondare una nuova societ, assieme alle sue applicazioni per iscritto in letteratura.
Altrettanto sistemiche saranno quelle secessioni consapevoli e utopiche dallordinamento sociale che
chiamiamo comunit intenzionali, ma anche i tentativi di progettare nuove totalit spaziali nellestetica
della citt.
Laltra linea di derivazione  pi oscura e variegata, come prevedibile trattandosi di un
investimento proteiforme in una serie di campi sospetti ed equivoci: riforme liberali e illusioni
commerciali, le ingannevoli ma allettanti tentazioni del qui e ora in cui lUtopia funge soltanto da esca
per lideologia (in fondo la speranza  anche il sostrato delle truffe pi crudeli e dellimbonimento
come arte). Forse siamo in grado di identificare almeno alcune delle forme pi ovvie: la teoria politica
e sociale, per esempio, persino quando, anzi, specialmente quando punta al realismo e rifugge da
qualsiasi aspetto che sappia vagamente di utopico; e anche le riforme parziali socialdemocratiche e
liberali, quando sono solamente metafora di una trasformazione complessiva della totalit sociale.
Inoltre, dal momento che abbiamo identificato la citt come forma fondamentale dellimmagine utopica
(assieme alla forma del villaggio che riflette il cosmo),4 forse dovremmo trovare un posto per il singolo
edificio come spazio dinvestimento utopico, la parte monumentale che non pu essere il tutto eppure
tenta di esprimerlo. Esempi che dimostrano come converrebbe pensare la pulsione utopica e la sua
ermeneutica in termini di allegoria: nel qual caso provvederemo immediatamente a reimpostare l'analisi
di Bloch su tre distinti livelli di contenuto utopico: il corpo, il tempo e la collettivit.
Tuttavia in questo schema la distinzione tra le due linee minaccia di resuscitare la vecchia e
contestatissima distinzione filosofica tra autentico e inautentico, persino laddove in realt punta a
svelare lintrinseca autenticit dellinautentico. Non tende forse a far rivivere lantico idealismo
platonico del desiderio vero e falso, del piacere vero e falso, delle felicit o soddisfazioni genuine e
illusorie? E ci in unepoca in cui siamo pi propensi a credere allillusione che alla verit.5 Visto che
tendo a simpatizzare per la seconda posizione, pi postmoderna, e che vorrei anche evitare una retorica
che oppone il riflessivo o conscio al suo opposto non riflessivo, preferisco impostare la distinzione in
termini pi spaziali. In questo caso il programma propriamente utopico comporter un impegno
allisolamento, alla chiusura (e quindi alla totalit): non  stato Roland Barthes a osservare, parlando
dellutopismo di Sade, che qui e altrove  la chiusura a permettere lesistenza del sistema, cio
dellimmaginazione?6
Questa premessa comporta tutta una serie di conseguenze importantissime. In Moro
lisolamento  garantito dal grande fossato che il fondatore fa scavare tra lisola e la terraferma, la vera
e unica garanzia che quel posto diventer Utopia, una secessione radicale ulteriormente sottolineata dal
cinismo machiavellico della sua politica estera che, facendo uso di corruzione, assassinii, mercenari e
strumenti della Realpolitik, sconfessa tutti i concetti cristiani di fratellanza universale e di legge
naturale, sancendo la differenza basilare tra noi e loro, tra amico e nemico, con una perentoriet degna
di Carl Schmitt e caratteristica in un modo o nellaltro di tutti i successivi tentativi utopici di
sopravvivere all'interno di un mondo non ancora convertito allo stato mondiale di Bellamy, come
testimoniano la triste sorte dell'Isola di Huxley o le precauzioni richieste da situazioni diverse come le
comunit Waiden di Skinner o il pianeta Marte di Kim Stanley Robinson.7
La totalit risulter allora esattamente da questa combinazione di isolamento e sistema in nome
dellautonomia e dellautosufficienza, che alla resa dei conti  la fonte dellalterit e della differenza
radicale, addirittura extraterrestre, gi citata e su cui torneremo ampiamente.  proprio questa categoria
della totalit a presiedere le forme della realizzazione utopica: la citt utopica, la rivoluzione utopica, la
comune o il villaggio utopici e ovviamente lo stesso testo utopista, in tutta la sua differenza radicale e
inaccettabile rispetto ai generi letterari pi compassati ed esteticamente soddisfacenti.
Perci  altrettanto chiaro che sar proprio il marchio della totalit a mancare per definizione
nelle forme molteplici investite dalla pulsione utopica di Bloch. In questo caso abbiamo piuttosto a che
fare con un processo allegorico in cui varie figure utopiche sinfiltrano nella vita quotidiana delle cose
e delle persone e regalano un bonus di piacere, spesso inconsapevole, indipendentemente dal loro
valore funzionale o dalle soddisfazioni ufficiali. Perci la procedura ermeneutica sar divisa in due fasi,
e in un primo momento i frammenti di esperienza tradiranno la presenza di figure simboliche, come
bellezza, integrit, energia, perfezione, identificate in seguito come le forme tramite le quali pu essere
trasmesso un desiderio essenzialmente utopico. C' da notare che in questo caso Bloch fa spesso ricorso
alle classiche categorie estetiche (che sono a loro volta in ultima analisi anche teologiche) e pertanto la
sua ermeneutica pu essere compresa anche come variante ultima dellestetica idealista tedesca nel
momento in cui si spegne alla fine del Novecento e nel modernismo. Bloch aveva gusti assai pi ricchi
e variegati di Lukcs, e tent di far convivere nella sua estetica utopista la cultura popolare e arcaica, i
testi modernisti quanto quelli realisti e neoclassici. Questa estetica  perfettamente capace di assimilare
postmoderno e gusti di massa non europei, ed  appunto questo il motivo per cui ho proposto di
ristrutturare il suo sterminato compendio in una nuova tripartizione (corpo, tempo e collettivit) che
corrisponde in maniera pi stringente ai livelli dellallegoria contemporanea.
Il materialismo  gi onnipresente in unattenzione al corpo che cerca di correggere qualsiasi
idealismo o spiritualismo superstite nel sistema. La fisicit utopica  tuttavia anche unossessione che
investe perfino i prodotti pi umili e imbarazzanti della vita di tutti i giorni, come le aspirine, i lassativi
e i deodoranti, i trapianti dorgano e la chirurgia estetica, tutti aspetti questi che danno ricetto alle
vaghe promesse di un corpo trasfigurato. La lettura che fa Bloch di tali supplementi utopici, le dosi di
eccesso utopico attentamente misurate in tutte le nostre merci e intessute come un filo rosso nelle
nostre procedure di consumo, che sia sobrio e funzionale o frenetico-dipendente, si unisce adesso ai
miti blakeiani di Northrop Frye, quelli dei corpi eterni proiettati contro il cielo. Nel frattempo le
reminiscenze di immortalit che accompagnano queste immagini sembrano spingerci con forza verso il
livello temporale, diventando genuinamente utopistiche soltanto nelle comunit dei soprannaturalmente
longevi,8 come in Torniamo a Matusalemme di Shaw, o degli immortali, come nel film Zardoz di
Boorman (1974), e portando significativamente acqua al mulino degli anti-utopisti con il parallelo
avvilirsi della visione utopica: il tedio suicida degli anziani longevi di Shaw, lennui asessuata degli
abitanti del Vortex di Zardoz. La politica progressista incorpora frammenti di questa pulsione specifica
nei programmi che propongono fondi per la ricerca medica e per la copertura sanitaria universale,
anche se il miraggio delleterna giovinezza trova un posto pi consono nella scaletta segreta della
Destra e dei ricchi e privilegiati, nelle fantasie sul traffico di organi e nelle terapie ringiovanenti. La
trascendenza del corpo trova ricche possibilit anche nel regno dello spazio, dalle strade di tutti i giorni
e dalle stanze in cui si abita e si lavora fino al pi vasto locus della citt in quanto riflesso in tempi
antichi del cosmo fisico.
Comunque la vita cronologica del corpo riporta la pulsione utopica allinteresse principale di
Bloch come filosofo: la cecit di tutta la tradizione filosofica nei confronti del futuro e delle sue
dimensioni incomparabili, un interesse accompagnato dalla denuncia delle filosofie e ideologie
testardamente concentrate sul passato, come lanamnesi platonica, oppure sullinfanzia e sulle origini.9
 un impegno polemico che Bloch condivide soprattutto con i filosofi esistenzialisti, e forse pi con
Sartre, per il quale il futuro  prassi e progetto, che con Heidegger, che invece vede il futuro come una
promessa di mortalit e come morte autentica, e che lo separa decisamente da Marcuse, il cui sistema
utopico attingeva in maniera significativa non soltanto a Platone ma in pari grado a Proust (e Freud) per
imperniarsi sul ricordo della felicit e sulle tracce di gratificazione utopica che sopravvivono in un
presente decaduto fornendogli una "riserva permanente" di energia personale e politica.10
Vale la pena di sottolineare che a un certo punto il dibattito sulla temporalit si biforca sempre
in due sentieri: lesperienza esistenziale (nella quale sembrano prevalere i problemi della memoria) e il
tempo storico, con i suoi pressanti interrogativi sul futuro. La mia ipotesi  che proprio nellUtopia
queste due dimensioni si fondono senza soluzione di continuit e il tempo esistenziale viene assorbito
in un tempo storico che  per paradosso anche la fine del tempo, la fine della storia. Per non 
necessario pensare a questa fusione di tempo individuale e collettivo nei termini di un'eclissi della
soggettivit, anche se la perdita dellindividualit (borghese)  sicuramente uno dei grandi temi
dellanti-Utopia. La spersonalizzazione etica  stata lideale di tante religioni e anche di tante filosofie,
mentre la trascendenza della vita individuale ha trovato espressioni abbastanza diverse nella
fantascienza, dove spesso si presenta come un adattamento della biologia individuale ai ritmi temporali
incomparabilmente pi lunghi della storia. Quindi le vite prolungate dei coloni su Marte di Kim Stanley
Robinson consentono loro di combaciare in maniera pi concreta con le evoluzioni di lungo termine,
mentre lespediente della reincarnazione, nella storia alternativa di Years of Rice and Salt, permette di
rientrare a pi riprese nel flusso storico ed evolutivo.11 Una terza possibilit di far combaciare il tempo
individuale con quello collettivo sarebbe lesperienza stessa della vita quotidiana, secondo Roland
Barthes il segno quintessenziale della rappresentazione utopica: "Le marque de lUtopie, cest le
quotidien.12 L dove tempo biografico e dinamiche della storia divergono, questa vita quotidiana per
istanti successivi permette allesistenziale di ripiegare nello spazio del collettivo, per lo meno
nellUtopia, dove la morte si misura in generazioni e non in individui biologici.
Intanto il viaggiatore di Stapledon vive il tempo in unindeterminata relativit einsteiniana, ma
si unisce anche in unesperienza collettiva a una serie di altri individui e alle loro temporalit. Per
descrivere unesperienza del genere non possediamo categorie linguistiche e figurative pronte alluso. 
un passo che vale la pena di riportare, e che ci spiega come un investimento temporale della pulsione
utopica procede verso quella forma definitiva che  la collettivit.
Non bisogna pensare che quella strana comunit mentale cancellasse le personalit dei singoli
esploratori. La lingua delluomo non ha termini precisi per descrivere il nostro rapporto particolare.
Sarebbe falso affermare che avevamo perso la nostra individualit o che ci fossimo dissolti in
unindividualit comune, come anche dire che fummo per tutto il tempo individui distinti. Per quanto il
pronome io valesse adesso per noi tutti collettivamente, valeva anche il pronome noi. Da un certo
punto di vista, cio lunit della coscienza, eravamo un singolo che viveva la propria individualit,
eppure nel contempo eravamo in maniera assai spiccata e piacevole distinti luno dallaltro. Anche se
esisteva un solo io comune, cera anche, per cos dire, un noi molteplice e variegato, una congerie
percepibile di personalit assai diverse, ciascuna delle quali dava in maniera creativa il proprio
contributo inconfondibile allintera impresa dellesplorazione del cosmo, mentre tutti eravamo avvinti
in un tessuto di sottili relazioni personali.13
A questo punto lespressione dellimpulso utopico  arrivata il pi vicino possibile alla
superficie della realt senza doversi trasformare per questo in un progetto utopico consapevole, e senza
quindi passare a quellaltra linea di sviluppo che abbiamo chiamato programma utopico e realizzazione
dellUtopia. I precedenti livelli dellinvestimento utopico erano ancora ben racchiusi nei limiti
dellesperienza individuale, il che non significa comunque che la categoria del collettivo sia priva di
limiti. Abbiamo gi fatto cenno alla sua necessit strutturale di confini, un tema a cui torneremo in
seguito.
Per ora sar sufficiente osservare che, in mancanza di politiche utopiche consapevoli, il
collettivo conosce una notevole quantit di espressioni negative i cui pericoli sono molto diversi da
quelli dellegoismo e del privilegio del singolo. Entrambi i tipi di pericolo sono caratterizzati dal
narcisismo, questo  chiaro, per  il narcisismo collettivo quello che riscontriamo pi facilmente nelle
attivit dei gruppi xenofobi o razzisti, tutti con la loro pulsione utopica, come ho cercato di spiegare in
altra sede.14 Lermeneutica di Bloch non  pensata per giustificare questi impulsi utopici deviati, ma
per scommettere politicamente sul fatto che queste energie possano essere catturate dal processo del
disvelamento e scaricate dalla coscienza in maniera analoga a quanto avviene nella terapia freudiana (o
nella ristrutturazione lacaniana del desiderio). Forse  una speranza pericolosa e mal riposta, ma ce la
lasceremo comunque alle spalle, per tornare invece al processo della costruzione utopica consapevole.
Pertanto i livelli dellallegoria utopica, degli investimenti della pulsione utopica, potranno
essere rappresentati come segue:
IL COLLETTIVO (anagogico)
TEMPORALIT (morale)
IL CORPO (allegorico)
INVESTIMENTO UTOPICO (il testo).
...
.
...
NOTE:
.
1 Vedi comunque, per unesposizione autorevole, Lyman Tower Sargent, The Three Faces of
Utopianism, "Minnesota Review, 7.3 (1967), pp. 222-230 e The Three Faces of Utopianism Revisited,
Utopian Studies, 5.1 (1994), pp. 1-37. Dato che gli studi sullUtopia sono un campo disciplinare
relativamente recente, le bibliografie degli interventi teorici attinenti sono ancora relativamente rare; si
vedano per quelle in Tom Moylan, Demand the Impossible, New York 1986, e in Barbara Goodwin e
Keith Taylor, The Politics of Utopia, London 1982. Per gli ultimi sviluppi nel settore  possibile
consultare la rivista "Utopian Studies". I contributi teorici allo studio della fantascienza sono un altro
paio di maniche: vedi la splendida analisi di Veronica Hollinger, Contemporary Trends in Science
Fiction Criticism, 1980-1999, Science Fiction Studies, n. 78 (luglio 1999), pp. 232-262 e, per un
punto di vista pi francofono, la bibliografia in Richard Saint-Gelais, L'Empire du pseudo, Quebec City
1999. Ovviamente in entrambi i settori abbiamo la fortuna di poter attingere alla splendida
Encyclopedia of Science Fiction di John Clute e Peter Nicholls, New York 1995, e per le Utopie al
Dictionary of Literary Utopias di Vita Fortunati e Raymond Trousson, Paris 2000.
2 Wayne Hudson, The Marxist Philosophy of Emst Bloch, New York 1982, p. 107. Dobbiamo
ricordare anche le critiche di Ruth Levitas al concetto di pulsione utopica nel suo Concept of Utopia,
Syracuse 1990, pp. 181-183. Questo saggio, fondamentale per la costituzione di un campo autonomo di
studi sullUtopia, sostiene un pluralismo strutturale in cui, secondo le interpretazioni sociali del
desiderio negli specifici periodi storici, le tre componenti di forma, contenuto e funzione sono
combinate secondo modalit distinte e inconfondibili dal punto di vista storico. Le principali funzioni
identificate sono quelle della compensazione, della critica e del cambiamento. Per Bloch la
compensazione  un aspetto dellUtopia astratta, 'cattiva'; lo  di tutte le utopie per Marx ed Engels e
dellideologia per Mannheim. La critica  il principale elemento della definizione di Goodwin.
Il cambiamento  cruciale per Mannheim, Bauman e Bloch. Inoltre lUtopia pu funzionare
anche come espressione di un'educazione del desiderio, come in Bloch, Morton e Thompson, oppure
per produrre estraniazione, come in Moylan e Suvin. Se definiamo lUtopia in termini di una [soltanto]
di queste funzioni, non possiamo n descrivere n spiegare la variazione. (p. 180).
3 Tom Moylan mi ricorda pertinentemente che Bloch aveva gi unUtopia concreta: si chiamava
Unione Sovietica.
4 Vedi Claude Lvi-Strauss, Do Dual Organizations Exist? in Structural Anthropology I,
Chicago 1983 (1958, titolo originale Anthropologie structurale, trad. it. Antropologia strutturale,
Milano 1966); e anche Pierre Bourdieu, Outline of a Theory of Practice, Cambridge 1977 (1972, titolo
originale Equisse d'une theorie de la pratique, trad. it. Per una teoria della pratica, Milano 2003).
5 Vedi Gilles Deleuze, Cinma II, Paris 1985 (1952, trad. it. Limmagine tempo: Cinema 2,
Milano 1989), capitolo vi, sul faux; e anche Jean-Paul Sartre, Saint Gent, New York 1983 (titolo
originale Saint Gent: comedien et martyr, trad. it. Santo Gent, commediante e martire, Milano 1972),
sul "toc, pp. 358 e ss.
6 Roland Burlhes, Sade, Fourier, Loyola, Paris 1971 (trad. it. Sade, Fourier, Loyola, Milano
1974), p, 23.
7 E avremmo potuto aggiungere la tragedia storica di Winstanley e St. George's Hill (assieme
alla sorte della comune utopistica di Goetz nel Diavolo e il buon dio di Sartre.  pur vero che
quest'ultima comunit nasce da unimposizione pi che da una libera intenzione, il che  forse laltro
assunto che il filosofo della libert e della prassi voleva dimostrare). Com noto l'Isola (1962), opera
tarda di Huxley, rappresenta il suo tentativo di correggere la satira del Nuovo Mondo del 1932 con la
redazione di un contributo "serio (per quanto narrativo) al genere utopico. B.F. Skinner (1904-1990),
uno dei teorici pi stravaganti del behaviorismo americano, inventore della cosiddetta scatola di
Skinner, cre unimportante Utopia in Walden Due (1948), in cui (almeno a mio parere) il
condizionamento negativo gioca un ruolo marginale: vedi la breve analisi nel capitolo 4 pi avanti.
Kim Stanley Robinson (1952-)  autore di ben due cicli utopici, la cosiddetta trilogia della Orange
County (1984-1990) e la Trilogia di Marte (1992-1996);  in corso dopera un terzo ciclo incentrato sul
disastro ecologico e sulle sue potenzialit utopiche. Sulla Trilogia di Marte vedi If I Can Find One
Good City, I Will Spare the Man": Realism and Utopia in Kim Stanley Robinsons Mars Trilogy, in
Archaeologies of the Future, part II (Archeologie del futuro: Fantascienze, di prossima pubblicazione
in questa collana).
8 Vedi ivi, Longevity as Class Struggle.
9 Vedi lattacco portato da Ernst Bloch allanamnesi in The Principle of Hope, Cambridge
(Mass.) 1986 (1959, titolo originale Prinzip Hoffnung, trad. it. Il principio speranza, Milano 1994), p.
18.
10 Herbert Marcuse, Eros and Civilization, New York 1962, p. 18 e cap. 11 (trad. it. Eros e
civilt, Torino 1968).
11 Years of Rice and Sait (2002) ci offre la cronaca di un mondo da cui l'Europa e il
cristianesimo sono stati eliminati dalla Morte nera del Trecento, un mondo in cui unavanzata civilt
"nativoamericana" fiorisce nellemisfero occidentale e la Cina e lIsIam sono diventati protagonisti di
una storia che si conclude con lequivalente della nostra Prima guerra mondiale, con i nostri
"rivoluzionari anni sessanta e (si spera) con un futuro diverso dal nostro.
12 Roland Barthes, Sade, Fourier, Loyola, cit., p. 23.
13 Olaf Stapledon, The Last and First Men/Star Maker, cit., p. 343.
14 Vedi la conclusione del mio The Political Unconscious, Ithaca 1981, e anche il mio articolo
On "Cultural Studies", su "Social Text", n. 34 (1993), pp. 17-52.
...
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Capitolo 2. Lenclave utopica.
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Vedere ovunque, come fa Bloch, tracce di pulsione utopica significa naturalizzarla e implicare
che essa sia in una qualche maniera radicata nella natura umana.1 Invece nella storia i tentativi di
realizzare lUtopia sono stati pi sporadici, e noi limiteremo ulteriormente il campo soffermandoci
sugli aspetti particolari ed eccentrici della produzione fantastica che li fa nascere. I sogni a occhi aperti
con cui si fondano nella mente intere citt, in cui si redigono con entusiasmo costituzioni e si stilano ed
emendano senza sosta sistemi legali, in cui la disposizione dei posti a sedere nei banchetti e alle sagre
viene ponderata nei minimi dettagli e persino lo smaltimento dei rifiuti viene risolto con uningegnosa
proposta, ebbene, queste fantasticherie sembrano abbastanza diverse dai sogni erotici e degne a buon
diritto di unattenzione speciale.2
Gli utopisti, che siano politici, testuali o ermeneutici, sono sempre stati personaggi strani,
maniacali, e questa deformazione si spiega abbastanza facilmente se pensiamo alle societ decadute nel
cui contesto essi sono stati costretti a seguire la propria vocazione. Vorrei che considerassimo
lUtopismo non come una liberazione della politica che cos potr tornare alla sua legittima centralit
come nelle citt-stato greche, bens come un processo interamente autonomo. A un primo approccio
vorrei che persino gli sporadici punti di contatto con la politica che esso sembra presupporre
conservassero unaura losca, sospetta. Nelle nostre societ in cui la politica s affrancata con tanto
successo dal privato dobbiamo abituarci a pensarla come una specie di vizio. Altrimenti perch mai i
prototipi del pensatore politico par excellence, Machiavelli e Carl Schmitt, sarebbero perennemente
circondati da un alone di scandalo? Quello che loro osavano esprimere pubblicamente con un eroismo
inscindibile dal cinismo, i nostri utopisti lo maneggiano in modo pi furtivo, con un atteggiamento che
sa pi di perversione che di paranoia, e con quel senso appassionato di missione o di vocazione da cui
non  mai assente una certa jouissance.
Non stiamo comunque cercando una ragione psicologica quanto una ragione storica, che possa
chiarire le condizioni di possibilit di queste specifiche fantasie. Gli utopisti sembrano essere
sottoprodotti della modernit occidentale, cascami che non emergono nemmeno in ogni suo stadio.
Dobbiamo farci un'idea delle circostanze in cui diviene possibile la loro comparsa, delle situazioni che
incoraggiano questa specifica vocazione o talento mentre offrono anche i materiali adatti a un simile esercizio.
In effetti la vocazione utopica sembra avere una certa affinit con quella dellinventore nei
tempi moderni, e sembra combinare necessariamente la capacit di identificare un problema da
risolvere e lingegnosit di chi sa proporre e sperimentare una serie di soluzioni. Non  priva di
somiglianze con i giochi dei bambini ma anche con labilit del principiante che sa vedere sotto una
luce nuova e insolita realt sin troppo familiari, magari al prezzo delle semplificazioni radicali care ai
costruttori di modellini. Dobbiamo anche tenere presente il piacere del bricolage, espresso a meraviglia
dagli spiriti di Margaret Cavendish:
Poich ogni creatura umana pu creare un mondo immateriale popolato da creature
immateriali, pieno di sudditi immateriali come noi, e tutto ci nel raggio di una testa o di un cranio. No,
non solo, egli pu creare un mondo a suo piacimento e con il governo che gli garba e regalare alle sue
creature movimenti, figure, forme, colori, percezioni eccetera come gli aggrada, e i vortici, luci,
pressioni e reazioni eccetera che reputa migliori. Anzi, pu produrre un mondo pieno di vene, muscoli
e nervi, da far muovere con una scossa o con una spinta, e anche alterare questo mondo quanto e come
gli piace, e renderlo diverso da un mondo naturale di idee, fatto di atomi, di luci o dove la fantasia lo
porta. E, visto che  in tuo potere creare un mondo siffatto concludono gli spiriti, che bisogno hai di
rischiare vita, reputazione e serenit per conquistare un volgare mondo materiale?"3
Tuttavia questo genere di creazione devessere giustificato, deve rispondere a specifici quesiti e
risolvere problemi sociali fondamentali, dei quali lutopista ritiene di possedere la chiave. La vocazione
utopica pu essere identificata da questa sicurezza, e dalla ricerca insistita e ossessiva di una medicina,
di una soluzione immediata a tutti i nostri mali. Soluzione che dovr risultare talmente ovvia e
lampante da poter essere compresa da ogni persona dotata di senno, proprio come linventore della
domenica  certo che la sua sgangherata creazione gli varr il plauso universale.
Comunque  sempre unintera situazione sociale a favorire una soluzione simile, o per lo meno
a delinearne la possibilit: ecco un aspetto delle precondizioni oggettive di unUtopia. Lo sguardo che
si apre sulla storia a partire da un determinato frangente sociale deve incoraggiare le semplificazioni in
cui le miserie e le ingiustizie attualmente visibili danno limpressione di plasmarsi e organizzarsi
attorno a un singolo problema o a un errore specifico. Allinizio il rimedio utopico deve essere
fondamentalmente negativo, deve fungere da invito a rimuovere ed estirpare questa specifica radice di
tutti i mali, dalla quale scaturiscono tutte le altre.
Ecco perch  un errore avvicinare le Utopie con aspettative troppo ottimistiche come se
offrissero visioni di mondi felici, spazi di collaborazione e appagamento, immagini queste che
corrispondono al genere dell'idillio o della pastorale pi che a quello dellUtopia.4 In realt il tentativo
di delineare criteri positivi della societ auspicata  pi tipico della teoria politica liberale da Locke a
Rawls che non degli interventi diagnostici degli utopisti, che, al pari di quelli dei grandi rivoluzionari,
mirano sempre allattenuazione e alleliminazione delle fonti dello sfruttamento e della sofferenza
piuttosto che alla stesura di progetti strutturati in vista del benessere borghese. La confusione nasce
dalle propriet formali di questi testi, che sembrano offrire anchessi concreti piani di intervento,
laddove si tratta invece di altrettante descrizioni di un risultato che sar ottenuto dopo la demolizione
ed eliminazione di tutti i mali minori che i liberali ritenevano intrinseci alla natura umana.
Alla luce di questa fondamentale precisazione, possiamo allora stilare un inventario delle pi
influenti proposte utopiche, a cominciare dalla soluzione canonica di Moro dellabolizione del denaro e
della propriet. Questo primo passo basilare non scompare nelle Utopie successive, ma si trova spesso
arricchito da specificazioni ulteriori che innescano nuovi temi e migliorie. Perci Campanella insiste
sullordine che possiamo ottenere con una generalizzazione dello spazio del monastero. Per Winstanley
 invece l'abolizione del lavoro salariato nel nuovo spazio delle comuni a preannunciare l'inizio della
fine della miseria sociale, mentre tutte le riflessioni di Rousseau sulla libert vertono sullamaro vissuto
della dipendenza. Fourier e il desiderio, Saint-Simon e lamministrazione, Bellamy e lesercito
industriale, Morris e quel lavoro non alienato che chiamava arte, tutti costoro sono stati in grado di
offrire programmi utopici che possono essere spiegati con un singolo slogan e sembrano relativamente
semplici da mettere in atto.
In Cernysevskij diventano cruciali il matrimonio e la "questione femminile", mentre nellera
contemporanea non  solo la soggettivit a complicare la produzione utopica. Ecotopia risponde alle
classiche obiezioni capitaliste offrendoci unecologia che  anche unUtopia imprenditoriale, mentre il
Tao di Ursula Le Guin  un rimedio altrettanto ecologico a una modernit per sua stessa natura
aggressiva e distruttiva. In Skinner  la pedagogia a nutrire lintero progetto (comunque egli la
chiamasse) mentre in Woman at the Edge of Time di Marge Piercy la triade ormai familiare alla
contemporaneit di razza, classe e gender sostituisce la vecchia troika di Moro, avidit, orgoglio e
gerarchia (vedi il capitolo 3), offrendo un bersaglio pi limitato e coeso.5
Eppure, nonostante quanto  stato detto sulle stravaganze dellanalista utopico, questi temi e
queste analisi sociali non sono casuali n artatamente inventati sulla scia di unossessione o di un
ghiribizzo. O meglio,  appunto lossessione utopica a fungere da apparato di rilevamento di una data
realt, la cui identificazione poi incontrer, si spera, lapprezzamento collettivo. Non abbiamo per
alcuna garanzia che un dato interesse utopico coglier nel segno, che riuscir a captare un elemento
sociale realmente esistente, e ancor meno a strutturarlo in un modello che possa spiegare agli altri la
loro condizione. Perci, c un assoluto bisogno, oltre che di una serie di indagini biografiche, di una
storia dei materiali utopici,6 una storia della dimensione della rappresentazione nella misura in cui non
sono soltanto le contraddizioni reali della modernit capitalista a evolvere per spasmi convulsivi (come
gli stadi della crescita del mostro eponimo in Alien, il film del 1979 di Ridley Scott). Anche le forme
della visibilit e della intelligibilit di queste contraddizioni mutano da uno stadio storico allaltro o, in
altri termini, muta la capacit di ciascuna di essere denominata, tematizzata e rappresentata non solo
epistemologicamente e in termini di analisi sociale o economica ma anche secondo forme drammatiche
o estetiche che possano catturare limmaginazione e parlare a gruppi sociali pi ampi, accanto ai
programmi politici e agli slogan loro correlati. E, proprio come succedeva al mostro di Alien, 
presumibile che ogni momento della rappresentazione sembri radicalmente diverso dai precedenti, e
pertanto i problemi dellindustrializzazione sembreranno non avere pi molto in comune con i guasti
provocati dalla recinzione dei terreni comuni, se non in quanto costituiscono forme simili di immensa
sofferenza collettiva.
Tuttavia, per arrivare alla rappresentabilit, il frangente storico o sociale si deve offrire in
qualche maniera sotto forma di situazione, deve permettere di essere letto in termini di cause ed effetti,
o di problemi e soluzioni, di domande e risposte. Deve avere raggiunto un livello di complessit
strutturata che sembri portare in primo piano un qualche male fondamentale che sfida il teorico della
societ a sfornare unanalisi organizzata attorno a un tema specifico. La totalit sociale  sempre
irrapresentabile, persino nel caso di gruppi di persone numericamente pi limitati, per talvolta pu
essere cartografata, permettendo la costruzione di un modello in scala ridotta in cui possiamo leggerne
con maggiore chiarezza le tendenze fondamentali. In altre circostanze questo processo rappresentativo
 impossibile e la gente vede la storia e la totalit sociale come un caos sconcertante, dalle forze
indecifrabili.
Nel bene e nel male, questo secondo tipo di precondizione utopica, relativo al materiale, sembra
distinguersi dal primo, relativo alla vocazione, come loggetto dal soggetto, come la realt sociale dalla
percezione del singolo. Eppure questa contrapposizione tradizionale  solo una comodit, mentre noi
siamo invece pi interessati alla misteriosa interazione di entrambi i fattori allinterno dei testi utopici,
in cui in realt diventano inestricabili. Separarli implica ineluttabilmente un processo simbolico,
persino nelle discipline oggettive come la sociologia. Perci, se in un primo momento ho dipinto il
rapporto dellutopista con la propria situazione sociale come rapporto con un insieme di materiali da
costruzione, adesso potremmo chiederci che razza di mattoni gli fornisca il frangente storico. Le leggi,
il lavoro, il matrimonio, la struttura industriale e istituzionale, il commercio e gli scambi, persino i
materiali soggettivi come la formazione del carattere, le abitudini, il talento, gli atteggiamenti legati al
genere sessuale, tutto, a un certo punto della storia delle utopie, diventa materiale con cui costruire il
palazzo dellUtopia.
Per abbiamo anche accennato a una specie di laboratorio utopico simile a quello
dellinventore, un garage in cui  possibile armeggiare e ricostruire ogni sorta di macchinario.
Seguiamo per un attimo questa figurazione spaziale, che  stata elaborata nella sua forma pi
complessa dalla cosiddetta teoria dei sistemi di Niklas Luhmann, che ha nel concetto di
differenziazione la propria dinamica fondamentale. Una metafisica ispirata a Luhmann postulerebbe
una sostanza indistinta che comincia a differenziarsi internamente in tanti sistemi correlati ma
distinti, semiautonomi.7 Potremmo immaginarli nella forma che pi ci piace: l'arguta identificazione
kantiana delle facolt universitarie con le facolt mentali di cui parlava la tradizione offre un buon
punto di partenza dato che propone un raffronto tra la crescente differenziazione delle varie discipline
accademiche specializzate e la separazione reciproca delle parti della psiche, come la cognizione o la
volont. Che queste siano differenziazioni ancora in fieri e sempre pi complesse  questione di storia
empirica: le discipline tradizionali iniziano a germinarne di nuove, come la psicologia e la sociologia,
oppure ai giorni nostri la biologia molecolare, mentre la letteratura moderna testimonia lemergere di
innumerevoli nuove funzioni psichiche che non erano registrate nei generi letterari tradizionali. Il
parallelismo tra i due campi in via di sviluppo (le discipline accademiche, la psiche) ci ricorda la
molteplicit di altri campi simili contenuti nella totalit o sistema sociale: le classi, per esempio, che
poi si differenziano in una serie di strati, di professioni specializzate e simili; oppure le attivit
produttive, che si moltiplicano man mano che una determinata industria evolve secondo processi
tecnologici e scientifici sempre pi vari, mentre i prodotti (e la loro domanda) si moltiplicano
virtualmente senza limite. Nel frattempo il sistema politico fa scaturire dai suoi ranghi amministrativi e
burocratici gli avvocati e i giuristi, che diventano una professione separata governata da un campo di
sapere distinto, poi le cariche elettive, i dipendenti comunali, statali e federali, assieme alle
ramificazioni del welfare, allavvento degli assistenti sociali e delle varie branche della medicina
pubblica e della ricerca scientifica, e cos via allinfinito. Se Luhmann definisce la modernit tramite
limporsi di questo processo, la postmodernit potrebbe essere vista come una saturazione dialettica in
cui i sottosistemi fino a quel momento semiautonomi di questi vari livelli sociali minacciano di
diventare autonomi tout court, generando un quadro ideologico della complessit come dispersione
molteplice e infinita fissione, assai diverso da quello progressivo fornito dal precedente stadio della
modernit.
Cosha da offrire questo interessante quadro della differenziazione sociale a una teoria della
produzione utopica? Credo che potremmo cominciare col proporre lo spazio utopico come una specie
di enclave, unoasi territoriale immaginaria allinterno dello spazio sociale reale o, in altri termini,
ipotizzare che la stessa possibilit dello spazio utopico sia il risultato di una differenziazione spaziale e
sociale. Si tratta per di un sottoprodotto aberrante, e la sua possibilit di esistere dipende dalla
transitoria formazione di una specie di vortice o sacca di ristagno allinterno del generale processo di
differenziazione e della sua spinta in avanti, in apparenza irreversibile.
Questa zona di stasi allinterno della turbolenza, della spinta irruente del cambiamento sociale,
potrebbe essere vista come una specie di enclave in cui pu operare la fantasia utopica.8
Questa immagine ci sar utile per conciliare due aspetti finora contraddittori del rapporto tra Utopia e
realt sociale: da una parte la sua stessa nascita o esistenza riflette chiaramente la turbolenza dei vari
periodi di transizione all'interno dei quali sono state composte quasi tutte le Utopie (il termine di
transizione riflette questo senso di slancio in avanti), mentre dallaltra suggerisce la distanza che
separa le Utopie dalla politica pratica facendone una zona della totalit sociale che sembra eterna e
immutabile persino nel pieno del fermento che possiamo attribuire a una data epoca. Per esempio, la
corte ci offre limmagine di uno spazio chiuso al di l del sociale, uno spazio da cui il potere irradia da
lontano ma che non pu essere pensato come modificabile, eccetto in quei rari frangenti in cui la
politica rivoluzionaria scuote l'intero palazzo. Nel caso delle prime Utopie, la figura della corte come
enclave storica all'interno di un vivace movimento di secolarizzazione e sviluppo nazionale e
commerciale offre una sorta di spazio mentale in cui l'intero sistema pu essere immaginato come
radicalmente diverso. Per  chiaro che questa oasi  soltanto una pausa allinterno di una globale
spinta in avanti di carattere differenziante che la spazzer via nel giro di pochi decenni (o che, come
minimo, la ristrutturer e limmerger nella societ secolare e nello spazio sociale). Comunque gli
utopisti rispecchiano una cecit alle possibili modificazioni nel sistema politico che ne fa dei soggetti
non ancora propriamente rivoluzionari, e questa cecit  la loro forza peculiare perch permette alla
loro immaginazione di scavalcare il momento della rivoluzione per pensare a una societ
"post-rivoluzionaria radicalmente diversa.
Per passare a unaltra enclave simile, il passatempo settecentesco consistente nella stesura di
nuove costituzioni, facilmente riscontrabile nellistruttivo contesto della pi generale (e variegata)
produzione fantastica di Jean-Jacques Rousseau, evidenzia sotto un altro aspetto il processo di
differenziazione del potere amministrativo e burocratico dalla societ in generale, e le possibilit che
questa enclave staccata apre alla ricostruzione utopica, finch nellOttocento dilagher di colpo nella
societ stessa e non sar pi disponibile alla teorizzazione utopica in quanto ormai diffusa e
virtualmente coincidente con la nuova societ industriale. Quella di Saint-Simon  forse l'ultima
visione utopica della riorganizzazione burocratica, almeno fino alle attivit costituzionali del Marte di
Kim Stanley Robinson, che riflettono la nascita delle nuove burocrazie transnazionali, nelle Nazioni
unite galattiche e nelle multinazionali interplanetarie.
Queste enclave costituiscono una specie di corpo estraneo nel sociale, in cui il processo di
differenziazione risulta momentaneamente inceppato in modo tale da permetter loro di restare per
qualche tempo al di qua della portata del sociale, attestando la sua impotenza politica, e offrendo al
contempo uno spazio in cui elaborare e sperimentare nuovi miraggi del sociale.
Pertanto, nonostante la frenesia mercantile della Londra di Moro, la forma denaro rimane
ancora relativamente isolata e sporadica nel mondo delle campagne che la circondano (la recinzione
delle terre sar il passo cruciale per aprire questo mondo pi antiquato al lavoro salariato). Possiamo
quindi postulare che la forma denaro conduca unesistenza marginale allinterno del frangente storico
di Moro, come fece anche Marx quando parl del ruolo internazionale della moneta in un periodo
precedente: Le nazioni mercantili, chiamate cos a buona ragione, esistono soltanto negli interstizi del
mondo antico, come gli di di Epicuro negli intermundia o gli ebrei nei pori della societ polacca.9
Anche in questo passaggio prevalentemente medievale della prima modernit, la moneta e il
commercio risultano fenomeni ancora sporadici, incarnati nell'ostentazione decorativa delloro da una
parte e nel trambusto delle grandi fiere dallaltra; tuttavia questa condizione separata del denaro 
appunto ci che permette a Moro di immaginare la sua rimozione dalla societ nel suo progetto
utopico.  unassenza che diventer impensabile non appena l'uso del denaro si estender (in modo
generalizzato) in tutti i settori delle economie moderne, tanto che la teoria utopica sar costretta a
immaginarne svariate forme sostitutive, moneta a scadenza, attestati di lavoro, ritorno al metallo nobile
e cos via, nessuna delle quali offrir per potenzialit utopiche molto convincenti. La fantasia di Moro
ci permette tuttavia di intravedere un paradosso: questa enclave monetaria, questo strano corpo estraneo
costituito dalla presenza fugace di denaro e oro, pu essere al tempo stesso immaginata come radice di
ogni male e come fonte di tutte le magagne sociali, al limite come qualcosa che potrebbe essere
totalmente eliminato dalla nuova formazione sociale utopica. Lenclave promana quindi una potenza
minacciosa, ma  nello stesso tempo una potenza che pu essere eclissata senza lasciare traccia proprio
perch confinata in uno spazio ristretto.
In Campanella, quasi contemporaneo di Moro, la figura dell'oasi territoriale gioca un ruolo
abbastanza diverso: proprio perch il monastero  unentit separata allinterno di una societ in genere
pi differenziata e complessa, esso potr essere esteso allesterno e servire da modello utopico per la
disciplina della societ e per la sua semplificazione. Il lato paradossale del successo di questa Utopia
controrivoluzionaria presso i protestanti ce lo spiega Weber: labolizione protestante dei monasteri ha
trasformato il mondo in un immenso monastero in cui, come dice Sebastian Franck, "ogni cristiano
deve essere monaco per tutta la vita.10
Uninversione simile avviene in Bacone, quando laffermarsi della scienza secolare entro
determinate enclave e le sue precarie reti transnazionali, che adombrano la fondazione della Royal
Society, delineano il sogno di un mondo intero organizzato secondo questi nuovi principi di ricerca.
Entrambi i modelli, che utilizzano lideologia delle nuove e delle vecchie forme di attivit
intellettuale, continuano a esercitare il proprio fascino sugli intellettuali nelle svariate versioni
moderne, dando per scontato che sia proprio lintellettuale il primo inquilino di questi spazi chiusi. 
un aspetto che hanno compreso perfettamente i marziani di Kim Stanley Robinson man mano che il
loro ambiente sociale diventava pi ampio e differenziato.
Quando siamo arrivati, e per il ventennio successivo, Marte era come lAntartide ma ancora pi
puro. Eravamo fuori dal mondo, non avevamo nulla, qualche panno, un leggio, tutto qua! ... Quella
sistemazione ricordava le forme di vita preistorica, e quindi ci suonava bene perch i nostri cervelli lo
riconoscevano senza sforzo per averla praticata per tre milioni di anni. In pratica il nostro cervello ha
questa configurazione perch ha reagito alle realt di quella vita, perci la gente si affeziona fortemente
a quella vita quando ha la possibilit di viverla. Ti permette di concentrarti sul lavoro vero, cio su tutto
ci che bisogna fare per restare vivi o fare le cose o soddisfare le proprie curiosit o giocare. John,
lutopia  questa, soprattutto per i primitivi e gli scienziati, cio tutti quanti. Quindi una stazione di
ricerca scientifica  in effetti un piccolo modello di utopia preistorica, ritagliato nel quadro
delleconomia monetaria transnazionale da furbi primati che vogliono vivere decentemente.11
Lassenza di moneta, il principio fondamentale di Tommaso Moro,  la precondizione di questa
enclave utopica, ma non  pi il suo fulcro tematico, mentre listintiva (potremmo quasi dire
sociobiologica) difesa dellUtopia come vita premonetaria ci ricorda lappunto di Freud sullassenza di
denaro dallinconscio (o anche la definizione di Habermas dei soldi come rumore in un sistema
essenzialmente comunicativo).12
Questa notazione antropologica ci rammenta anche il successivo sviluppo della forma utopica
innescato dalle esplorazioni geografiche e dai relativi resoconti di viaggio, che si combinano con la
filosofia materialista per produrre una nuova esperienza geografica dellenclave, in cui le inedite
informazioni sulle societ tribali e sulla loro semidignit utopica si mescolano con il determinismo
climatico di Montesquieu. I racconti di viaggi in terre esotiche, assieme alle fantasie semiutopiche di
Rousseau sugli spazi chiusi come la Polonia o la Corsica,13 evolvono in una serie di ideologie
post-utopiche abbastanza influenti: pi direttamente nel primitivismo risuscitato da Lvi-Strauss e dai
rinnovati studi sul comunismo primitivo e sulla societ tribale14; indirettamente, da una parte nei vari
nazionalismi, i cui steccati implicano in primo luogo una secessione geografica caratterizzata come
unicit razziale, e dall'altra nellecologia, che nasce dalla visione del pianeta stesso come comunit
chiusa.
In epoca borghese e con Fourier comincia ad apparire qualcosa di nuovo: quel regno della
soggettivit che Rousseau aveva sempre tenuto separato dalle sue fantasticherie politiche sulla virt
plutarchiana, una vera e propria nuova costruzione del soggetto o della psiche che la successiva
disciplina della psicologia tenter di colonizzare e sulla quale la psicoanalisi freudiana stabilir la sua
testa di ponte.  tipico di questa produzione del nuovo individualismo e delle sue soggettivit che essi
siano ora ritenuti incompatibili con i temi pi aridi e apparentemente pi oggettivi delledificazione
sociale e del governo utopico. Labbacinante sequenza di permutazioni utopiche di Fourier  lultima
serie di soluzioni virtuosistiche a questa nascente incompatibilit, laddove oggettivit e soggettivit
sono riconciliate in una serie di mansioni oggettive che corrispondono alla nuova molteplicit di
passioni soggettive e sono organizzate in base a valori femministi e anticapitalisti.
Dopo la grande sintesi di Fourier (che  stata paragonata alle complessit della dialettica
hegeliana)15 questa nuova enclave psichica della soggettivit borghese o moderna sar essenzialmente
affrontata in quel codicillo separato che chiamiamo rivoluzione culturale. Cernysevskij  il grande
precursore di questa rivoluzione parallela, avendo sollevato in un colpo solo tutte le questioni
femministe e legate al gender che domineranno le utopie contemporanee mentre ricavava la sua
rivoluzione delleconomia cooperativa dallambito del paradigma dei lavori a domicilio identificati
espressamente come lavori femminili, nella fattispecie i laboratori tessili di Vera Petrovna.
Tuttavia lavvento di un nuovo ordine industriale confermer per lo pi la fondamentale
distinzione moderna tra soggettivo e oggettivo. E il successo paradigmatico di Bellamy  dovuto alla
forma utopica con cui saluta e risolve il problema dellindustria e della tecnologia,16 mentre la
risposta di Morris, remota eco dei luddisti,17 resta puramente reattiva nel suo tentativo di salvare il
lavoro non alienato dalla desolazione dellimpiego in fabbrica (un lavoro che tuttavia riflette ed
esprime sotto un diverso registro la nuova autonomia dellarte, anchessa scaturita dalle
differenziazioni del moderno).
A questo punto compaiono altre enclave potenzialmente utopiche: quelle dello spazio e
dellurbanistica, per esempio, in cui spunta lUtopia della citt giardino,18 e una generazione pi tardi
quella del Bauhaus e di un tipo assai diverso di architettura moderna rivoluzionaria. A differenza di
Morris, questi tentativi evidenziano un rinnovato interesse per il concetto di secessione utopica: le varie
cooperative anarchiche, per esempio, e le comuni rurali che le seguono molto pi in l, negli anni
sessanta del Novecento, sono tutte basate su unidea di separazione che lUtopia gi suburbana di
Skinner non esprimeva forse con sufficiente programmaticit. Lindustrializzazione aumenta di
parecchio la ricchezza delle nazioni (il cosiddetto Intelletto generale di Marx che si allarga fino a
coprire lintero ordinamento sociale),19 eppure nellera moderna non sembra avere colonizzato lo
spazio sociale tanto da precludere tutte le vie di fuga e rendere impossibile una secessione sotto forma
di enclave. In pratica oggi chiamiamo postmodernit (o globalizzazione) il movimento con cui si
richiudono queste crepe (e lavvento della prospettiva di un concreto Mercato mondiale), ed  proprio
tale movimento a decretare la morte di questo genere di fantasia utopica.
Nel contempo inizia a ricomparire nellera moderna una forma di de-differenziazione che si
evidenzia nella fusione, da Bellamy in poi, di Utopia e socialismo. Abbiamo gi ricordato che liniziale
gesto utopico di Moro, labolizione del denaro e della propriet privata, corre lungo la tradizione
utopica come un filo rosso che talvolta affiora prepotente alla superficie, talaltra viene tacitamente
presupposto in forma pi blanda oppure mascherata. (Un pi attento esame del testo di Moro 
ovviamente in programma e sar al centro del prossimo capitolo.)
Ovviamente la confluenza di socialismo e forma utopica non  priva di conseguenze
problematiche per lautonomia della seconda, dato che sembra relegarla alla condizione subalterna di
illustrazione o semplice propaganda. Le utopie comuniste formano un sottoinsieme speciale di questo
gruppo dal momento che riflettono la separatezza e la secessione internazionale di quellenclave
particolare chiamata "socialismo in un solo paese, e per giunta sono post-rivoluzionarie: motivo per
cui o si propongono come espressione di un imperialismo utopico di altri mondi da conquistare in senso
geografico e scientifico (come in Bogdanov o Efremov) oppure regrediscono, nelle arcadie del realismo
socialista, in quelle che abbiamo definito come vuote espressioni della pulsione utopica.20 Non
mancano, infine, Utopie che esprimono la profonda disillusione per lo stallo o per lo snaturamento
dell'Utopia originale di Lenin, e in effetti  stato dimostrato che lambiguo Noi  al tempo stesso Utopia
e distopia.21
La storia dellavventura comunista non coincide per con la storia del socialismo, ed  difficile
del resto capire come risolvere i problemi di una societ industriale modernizzante senza poter fare
affidamento sulle soluzioni utopiche fomite dal socialismo. Il terzo stadio del capitalismo, che sfocia
nella tecnologia radicalmente diversa della cibernetica e dei computer, sembra in ogni caso rendere
obsoleti i problemi dellindustria pesante e della moderna produzione in fabbrica, permettendo un
ritorno a utopie non-socialiste come quella anarchica di Nozick o quella implicita nella favola
cyberpunk del capitale finanziario. In pratica il cyberspazio  unenclave di genere nuovo, una forma di
soggettivit oggettiva che, come accadeva con la teoria dei sistemi di Luhmann, ma anche con lo
strutturalismo e il post-strutturalismo che lhanno preceduta, ancora una volta si sbarazza del "soggetto
centrato e si dirama in una serie di nuove modalit post-individualiste. Modalit che non possono
tuttavia essere che collettive (anche se in forme inedite e irriconoscibili). Tenteremo perci nel capitolo
finale di individuare lessenziale funzione politica che lUtopia pu svolgere ancora oggi.
...
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NOTE:
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1 Come prevedibile in un paladino della legge naturale: vedi Ernst Bloch, Naturai Law and
Human Dignity, Cambridge (Mass.) 1961 (titolo originale Naturrecht und menschlische Wurde, trad. it.
Diritto naturale e dignit umana, Torino 2005).
2 Spero sia chiaro che le spiegazioni psicologiche, soprattutto quelle che fanno ricorso alla
sublimazione, sono incompatibili con il genere di produzione qui descritto.
3 Margaret Cavendish, The Description of a New World Called the Blazing World, New York
1992 (1666), pp. 185-186. Cavendish (1623-1673) si rivela una sincera erede di Bacone con questa sua
Utopia basata, nonostante linvenzione fantastica, su elementi "scientifici" ricavati da tutte le teorie in
voga allepoca, comprese quelle di Cartesio e Hobbes, che sosteneva di aver conosciuto di persona. Il
costruttivismo festeggia il suo acme nell'ambizione della scrittrice di essere non solo imperatrice ma
autrice di un mondo intero (p. 224).
4 Questo discorso sar approfondito nel capitolo 11, ma vale la pena di chiedersi se le analisi
multiformi della pulsione arcadica nel classico Versions di Empson non lo portino piuttosto vicino alla
pulsione utopica (William Empson, Some Versions of Pastoral, London 1935).
5 Tendiamo a dimenticare che il Che fare? di Cernisevskij (1863), che diede il titolo
all'omonimo e altrettanto famoso pamphlet di Lenin, ha esercitato la sua influenza in tutto il mondo
quanto il Guardando indietro di Bellamy del 1888. Ecotopia (1975) di Ernest Callenbach (1929-) 
lUtopia pi importante nata dagli anni sessanta nordamericani, e parla di uno stato che comprende gli
attuali Oregon, Washington e California settentrionale, il quale, dopo essersi staccato dagli Stati Uniti,
rimane isolato per decenni da un embargo economico e di notizie. Quanto a Ursula Le Guin (1929-),
discuteremo spesso le sue opere pi avanti, soprattutto nel quinto capitolo, nel sesto e nel decimo. Le
Guin  una delle pi importanti scrittrici contemporanee americane (non soltanto nel campo della sf e
della fantasy) e il suo romanzo La mano sinistra delle tenebre (1969) ha dato un contributo
fondamentale al femminismo e agli studi sul gender, com successo in seguito per il dibattito politico
degli anni settanta con il suo entusiasmante intervento I reietti dellaltro pianeta (1974).
6 In questo libro non troverete quella storia: il gioco dei materiali da costruzione sar praticato
soprattutto nel capitolo 3, quello sullUtopia di Moro, mentre altrove propenderemo per un approccio
pi formalista, indagando gli obblighi rappresentativi che deformano il testo che hanno fatto nascere.
7 Vedi per esempio Niklas Luhmann, The Differentiation of Society, New York 1982.
8 Altrove mi balocco con immagini tratte da Lacan ("stima") e Derrida (cifratura"). Vedi il mio
saggio The Politics of Utopia, New Left Review", n. 25 (gennaio/febbraio 2004), p. 43. Questo saggio
 un primo incerto abbozzo che sar sviluppato pi a fondo nel presente libro, che  poi il volume
conclusivo di The Poetics of Social Forms.
9 Karl Marx, Capital, volume I, London 1976 (1867, titolo originale Das Kapital, trad. it. Il
capitale, Roma 1974), p. 172.
10 Max Weber, The Protestant Ethic and the Spirit of Capitalism, New York 1958 (1902, titolo
originale Die protestantische Ethik und der Geist" des Kapitalismus, trad. it. Letica protestante e lo
spirito del capitalismo, Firenze 1965), p. 121.
11 Kim Stanley Robinson, Red Mars, New York 1993, pp. 309-310, citato nel bel libro di
Damien Broderick Reading by Starlight, London 1995, pp. 107-108, sotto tanti aspetti vicino ai miei
interessi qui esposti e che ha facilitato la mia decisione di limitare lanalisi della sf alle sue funzioni
utopiche. In realt il saggio di Broderick riflette, con straordinaria energia e intelligenza, lo scopo
classico dellestetica tradizionale, quello di identificare la specificit di una certa estetica; in altre
parole, nel caso della letteratura maggiore, di differenziare la narrativa da ogni altro tipo di discorso,
nel caso della sf, di differenziare le sue frasi narrative e il loro contenuto non solo dal realismo ma
anche dal fantastico letterario o maravilloso", come pure dalla fantasy, dallhorror e da altre forme
paraletterarie. A parer mio, alla lunga questa non si rivela una linea dindagine molto interessante o
produttiva, anche se pu far scaturire nel suo percorso molte idee nuove, utili o illuminanti. In realt la
sterilit di questo approccio testimonia i limiti strutturali dellestetica filosofica e conferma la sua
attuale obsolescenza. (Sono incline a fare eccezione per gli studi sulla specificit del linguaggio
poetico.) Eppure, da quanto posso giudicare, tutti gli approcci alla sf come genere si trovano fatalmente
dirottati entro questi canali da cui sembra possano salvarsi soltanto grazie alla congiuntura storica o alla
pulsione utopica. Comunque, per un approccio marxiano all'intera tradizione fantascientifica, vedi Carl
Freedman, Critical Theory and Science Fiction, Hanover (N.H.) 2000.
12 Vedi il concetto habermasiano del denaro sregolato all'interno del sistema in The Theory of
Communicative Action, Boston (Mass.) 1984 (1981, titolo originale Theorie des Kommunicativen
Handelns, trad. it. Teoria dellagire comunicativo, Bologna 1986), volume II, pp. 171-172, 264-265 e
343-346. Per lidea di Freud secondo la quale linconscio non possiederebbe alcun concetto di denaro
vedi Norman O. Brown, Life Against Death, Middletown (Conn.) 1970 (trad. it. La vita contro la
morte, Milano 1986).
13 Jean-Jacques Rousseau, Oeuvres, volume in, Paris 1964, Project de constitution pour la
Corse (1765), e Considrations sur le gouvernement de la Pologne (1770-1771).
14 Esempi tipici sono Marshall Sahlins, Stone Age Economics, Chicago 1972 (trad. it.
L'economia dellet della pietra, Milano 1980), e Colin Turnbull, The Forest People, New York 1961
(trad. it. I pigmei: il popolo della foresta, Milano 1979).
15 "Fourier [...] utilizza il metodo dialettico con la stessa maestria del suo contemporaneo
Hegel, Friedrich Engels, Anti-Duhring, Mosca 1977 (1878, trad, it. Anti-Dhring, Roma 1985), p.
315; vedi anche il mio Fourier, or, Ontology and Utopia, in Archaeologies of the Future, part II
(Archeologie del futuro: Fantascienze, di prossima pubblicazione in questa collana).
16 Edward Bellamy, Looking Backward, New York 1986 (1888, trad. it. Guardando indietro,
Torino 1957), p. 69: "Lorganizzazione nazionale del lavoro sotto ununica direzione fu la soluzione
perfetta di quella che ai vostri tempi e con il vostro sistema appariva a ragione come un problema
insolubile, quello del lavoro. Quando la nazione divenne lunico datore di lavoro tutti i cittadini, in
virt dei loro diritti di cittadinanza, divennero dipendenti da distribuire secondo le necessit
dell'industria. E io replicai: Insomma, avete soltanto applicato al problema del lavoro il principio del
servizio militare universale comera concepito nella nostra epoca'.
17 Vedi lilluminante Rebels against the Future di Kirkpatrick Sale, Reading (Mass.) 1995 (trad.
it. Ribelli al futuro, Bologna 2005), e, per una critica pi ampia del concetto di "spontaneit contadina
e delle presunte rivolte spontanee e non organizzate, Ranajit Guha, Elementary Aspects of Peasants
Insurgency in Colonial India, Oxford 1983.
18 Ebenezer Howard, Garden Cities of Tomorrow, Cambridge 1965 (1902, trad. it. Le citt del
futuro, Bologna 1972).
19 Potete trovare il concetto di General Intellect in Marx (in inglese nel suo testo originale) nei
Grundrisse, London 1973 (1857-1861, trad. it. Grundrisse, Firenze, 1978-1980), p. 706.  unidea che
ha dato linfa al periodo dell'Autonomia In Italia (vedi il saggio di Maurizio Lazzerato in Michael Hardt
e Paolo Virno, Radical Thought in Italy, Minnesota 1996) ed  centrale nell'attuale concetto
intensamente dibattuto di "lavoro immateriale nellet cibernetica.
20 Stella rossa (1908) del notevole scrittore Alexander Bogdanov (1873-1928)  ovviamente un
testo prerivoluzionario in senso stretto, mentre Andromeda (1958) di I.A. Efremov (1907-1972), salva
inaugurale di un ritorno alla fantascienza utopica sovietica dopo la morte di Stalin, apre la via agli
importanti contributi alla tradizione da parte dei fratelli Strugatzki (Arkady, 1925-1991, e Boris, 1933-)
dei quali parleremo pi avanti, nel sesto capitolo. Tuttavia andrebbe notato che una immarcescibile
tradizione russa di sf alla Verne ha continuato a essere pubblicata durante tutto il periodo sovietico
sotto la voce letteratura per linfanzia. Per lo strano caso del Chevengur di Platonov (1928-29) vedi il
mio Seeds of Time, New York 1994, pp. 73-128; mentre, per la scena contemporanea russa, 
imperdibile Viktor Pelevin, Homo sapiens, New York 1999 (vedi inoltre capitolo 6, nota 8).
21 Lambiguit strutturale del Noi di Zamyatin  stata sottolineata da due testi fondamentali della
teoria letteraria utopica (oltre che da Gary Saul Morson: vedi capitolo 11). In Metamorphoses of
Science Fiction, Darko Suvin contesta la classificazione di Noi come opera anti-utopica, vedendola
piuttosto come lincrocio fra due tendenze allinterno della tradizione utopica. "La sconfitta, in Noi,
non  la sconfitta del romanzo bens un esasperato tentativo di scuotere il lettore per indurlo a pensare e
ad agire.  il documento dello scontro violento tra utopia calda e fredda, un giudizio su Campanella
e Bacone stilato da Rabelais o Shelley (p. 259). Imaginary Communities di Phillip E. Wegner
(California 2002) cartografa minuziosamente questa posizione descrivendo il gioco dei mondi
possibili allinterno del testo polifonico di Zamyatin.
...
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Capitolo 3. Moro: la finestra generica.
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3.1.
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Possiamo escogitare un modo di leggere l'Utopia di Moro che ci aiuti a recuperare almeno in
parte lo choc e la novit che il suo latino nuovo ed elegante rappresent per i primi lettori europei?
Questo hapax legomenon del genere utopico non  frutto delle sue singole componenti o delle loro
modalit individuali bens dellinedita combinazione di significati fino a quel momento scollegati,
mentre una sintassi che di norma griderebbe "umanesimo si trova a essere curiosamente trasformata in
quanto parte di un complesso messaggio che  di per s una sorta di unicum" semantico.
Comunque sin dallinizio ci tocca decidere fra due interpretazioni distinte, dal momento che il
secondo libro, la parte propriamente utopica del testo,  stato notoriamente scritto per primo. Dobbiamo
allora tenere presente questo dato filologico e trattare il primo libro come una specie di ripensamento o
una cauta ricontestualizzazione, tanto prudente quanto ardita sul piano politico, della descrizione
dellisola, che prende con circospezione le distanze dagli entusiasmi di Itlodeo e tiene il piede in tutte le
staffe? Oppure dovremo lasciare che sia lordine attuale a continuare a dettare una dinamica in cui la
visione utopica emerge dialetticamente dalle contraddizioni della prima parte e del presente storico?
Questa seconda lettura, insieme alle decisioni interpretative che essa comporta (cio prendere sul serio
la visione di Moro), finisce per essere sminuita e ridicolizzata dalla posizione revisionista e anti-utopica
(che sembra sempre riaffiorare nei periodi di stagnazione politica) secondo la quale Utopia  in fin
dei conti un jeu desprit e i nomi ridicoli (Itlodeo = Nonsenso)1 dovrebbero essere considerati semplici
prese in giro. Il metodo migliore  sempre quello di trasformare il problema in una soluzione e quindi
fare di questa alternativa tra opzioni oggettivamente incompatibili uno strumento interpretativo a un
(meta)livello superiore.2 Qui lettura e interpretazione si trovano di fronte un fondamentale dilemma
etico, per giunta in forma particolarmente acuta, e a esse si chiede sin da subito di prendere posizione
riguardo al problema ideologico par excellence, che  anche il problema politico fondamentale: quello
di decidere se le Utopie sono positive o negative, se siano un bene o un male.
Tuttavia questa non  una domanda che dobbiamo porre allinizio quanto alla fine, mentre
invece i primi segnali interpretativi, gli indizi che fanno girare la ruota ermeneutica a un livello
esteriore di lettura e decrittazione, saranno quelli relativi al genere.  abbastanza logico che il genere
letterario imponga linterpretazione dei dettagli narrativi o rappresentativi allinterno della propria
cornice, e nel testo di Moro questo fatto offre unaltra alternativa secca e globale tra due possibilit. A
mio parere, non si tratta per dellalternativa accennata sopra fra lUtopia presa sul serio come progetto
politico e sociale e il pensiero utopico ridicolizzato come vana speranza. N corrisponde, questa
opposizione, alla grande ipotesi dialettica di Robert C. Elliott secondo la quale lUtopia come genere
sarebbe lopposto, il rovesciamento strutturale della satira.3 Quanto intendeva Elliott come satira non
era il rifiuto antipolitico dei programmi utopici irrealistici e bizzarri come labolizione della moneta e
della propriet privata bens lattacco appassionato e profetico alle condizioni e alla malvagit e
stupidit degli esseri umani nel mondo decaduto del qui e ora. In questa prospettiva possiamo vedere
come lalternativa tra generi di cui parla Elliott corrisponda in pratica allopposizione fra i due libri di
Utopia,4 e ne consegue che linterpretazione generica del testo nella sua integrit dipender dalla
nostra osservazione dell'una o dellaltra parte del testo come prioritaria, come chiave ermeneutica
fondamentale. Quindi, se postuliamo la priorit del primo libro porremo in risalto la satira e la sua
struttura come genere, se invece scegliamo il secondo (e nella misura in cui lUtopia come genere non
esiste ancora) la nostra scaletta sar dettata dal racconto di viaggio.
...
.
...
3.2.
...
.
...
La narrativa di viaggio bolla lUtopia come irrimediabilmente altro, quindi formalmente, e
quasi per definizione, come qualcosa di impossibile a realizzarsi, e pertanto rafforza la sua costitutiva
secessione dalla realt, la sua fuga o scollegamento dal mondo empirico e storico che, da Moro a
Ecotopia di Ernest Callenbach, rende pi problematico il suo valore come modello globale (se non
universale) e focalizza in maniera fastidiosa lo sguardo del lettore sul problema della sua fondazione
pratica e politica che la forma ha promesso di evitare. (Queste contraddizioni sono chiaramente diverse
quando lUtopia  collocata in un futuro temporale, piuttosto che in una distanza geografica, ma in fin
dei conti oggi lo spazio  rientrato a sua volta nellagenda teorica postmoderna.) La politica utopiana si
colloca nellintervallo tra lisola di Utopo, da poco creata, e i suoi vicini non-utopisti, intervallo in cui
lutopismo di Moro inizia ad apparire indistinguibile dalla prassi di Machiavelli (la cui codifica, come
notato sopra,  praticamente contemporanea al testo di Moro).
Per, come succede con la costruzione immaginaria della chimera, persino un non-luogo
devessere composto usando rappresentazioni gi esistenti. Anzi, latto che promuove tale
combinazione e linsieme delle materie prime da combinare ne costituiscono il messaggio ideologico.
Non possiamo tentare di leggere il secondo libro come un generico racconto di viaggio senza sforzarci,
allo stesso tempo, di visualizzare il luogo in cui il viaggio si svolge e senza avvertire il tocco di
esotismo che esso ci offre. Mi vengono in mente le figure di Dante o di Giotto, una statuaria realistica
ma priva dei dettagli tecnici, della complessit e della verosimile prospettiva del Rinascimento, forme
incappucciate le cui tonache e pieghe indicano un rapporto concettuale con il mondo classico mentre le
sfumature monacali conservano i caratteri tipici del Medioevo e del cattolicesimo.
Gli Utopiani saranno informati di queste affinit di famiglia dal visitatore Itlodeo che porta loro
sia i classici greci che i Vangeli, e avranno conferma dei legami di sangue riconoscendo come proprio
ethos il cristianesimo, e anche quando gli sar rivelato che sono discendenti dei naufraghi greci sbarcati
su quelle sponde molte generazioni prima. Eppure, se questisola non ha nulla dellesotismo empirico
del Messico di Corts o della Cina e del Giappone verso cui Colombo cerc pi volte di far vela, 
comunque situata nel Pacifico, tra Ceylon e lAmerica, e merita almeno un parallelismo con il Nuovo
mondo. Infatti, come ha ricordato dettagliatamente Arthur Morgan, questa collocazione suggerisce una
remota identificazione con limpero inca, il cui sistema sociale comunista non ha smesso di
affascinare lOccidente fino ai giorni nostri (come nel caso del suo reinserimento da parte di Godelier
sotto la categoria del modo asiatico di produzione secondo Marx).5
E non dobbiamo nemmeno tralasciare un ultimo accostamento culturale: nonostante le
successive feroci denunce di Lutero, non possiamo fare a meno di sentire in tutto il testo dellamico di
Erasmo un po dello spirito che soltanto in seguito sar chiamato protestantesimo, una vaga simpatia da
compagno di strada della riforma, presto mitigata dai concretissimi rischi politici e (almeno nel caso di
Moro) aperta ad altre incursioni dellinconscio, soprattutto di natura sessuale (sembra che Moro abbia
sospeso tutti i rapporti sessuali in et relativamente giovane e che per il resto della vita abbia indossato
un cilicio). Tuttavia questo sentore di protestantesimo, anche se riscontrabile in qualche dettaglio
pratico (i preti si sposano, tanto per fare un esempio), deve piuttosto essere interpretato in senso
culturale, come ritorno a quello spirito dei primi cristiani che  anche una scoperta e un nuovo fervore
intellettuale (assai simile allumanesimo con cui  imparentato allinizio).
La Grecia, il Medioevo, gli Incas, il protestantesimo, sono questi i quattro elementi essenziali
del testo utopico di Moro, i quattro mattoni della sua rappresentazione. Utopia  una sintesi di questi
quattro codici o linguaggi rappresentativi, di questi quattro ideologemi, ma soltanto se si capisce che
non convergono in essa senza lasciare traccia bens mantengono le dissonanze fra le loro identit e
origini distinte, evidenziando lo sforzo costante di un processo che cerca di combinarli senza per
cancellare tutte le tracce di ci che desidera unificare. Infatti questi quattro punti di riferimento
comprendono sovrastruttura e struttura, cio i movimenti intellettuali e le passioni della
contemporaneit o addirittura della modernit assieme alle istituzioni sociali a stento sopravvissute dal
passato. Questa fusione  un vero e proprio programma politico che identifica implicitamente gli spazi
sociali ancora esistenti in cui possono essere incarnati i nuovi valori ideologici.
Quindi  chiaro che la Grecia significa l'umanesimo e lentusiasmo concettuale sollevato dalla
riscoperta delle potenzialit delle lingue classiche, dall'impareggiabile speranza che di nuovo lingua e
pensiero restino uniti per un lungo intervallo di tempo, in cui la ricchezza filosofica dei testi antichi 
vista come inseparabile dalla ricchezza stilistica e sintattica dei linguaggi delle culture antiche. Norbert
Elias ha scritto che questo straordinario revival pu essere paragonato soltanto alla riscoperta del
marxismo e dei grandi testi dialettici negli anni sessanta del Novecento6: un fermento che vede come
nuovo e sovversivo un momento dimenticato o represso del passato e impara la grammatica dialettica
di un Hegel o di un Adorno, di un Marx o di un Lukcs come se fosse una lingua straniera che possiede
risorse impensabili nella nostra. Lo stile della Grecia classica  cos la scoperta di un universo
concettuale alternativo (persino la modernissima idea di rivoluzione del linguaggio  vagamente
presente in Moro nel tema della lingua vecchia e di quella nuova parlate dalla popolazione di Utopia).7
Questo barlume di una fugace unit di pensiero e sintassi far rapidamente scaturire la prima immagine
nuova del ruolo dellintellettuale dopo la visione agostiniana del sacerdozio e la nascita dei vari ordini.
Infatti questi nuovi intellettuali umanisti rivendicheranno il potere politico (ce lo conferma Max
Weber) e coveranno la breve ma intensa ambizione di diventare una nuova classe dirigente
paragonabile a quella dei mandarini cinesi, altrettanto interessata al testo e pronta ad assumere le
funzioni di una grandiosa burocrazia.8 Ironia della sorte, lo stesso Moro rivestir prematuramente un
ruolo del genere, e la sua tragica fine diventer unicona del collasso generale del progetto politico
degli intellettuali umanisti (i quali saranno rimpiazzati dalla grande borghesia, pi familiare e di pi
sicuro successo). Per paradosso, anche se possiamo in un certo senso leggere Utopia come una specie
di manifesto degli intellettuali umanisti, la societ che descrive non ne ospita nemmeno uno visto che la
sua nascita dovrebbe segnare la fine di tutti questi progetti politici (utopici).
 a questo punto che l'ideologia umanista cede il passo a quella protestante, e la descrizione
degli aspetti politici ed economici del sistema utopico (se possiamo chiamarli cos) cede il passo a
unanalisi del suo rapporto con la religione (pluralista e teista, lateismo risulta comunque escluso) e
con i suoi preti e ordini secolari. In realt il protestantesimo aggiunge un terzo linguaggio (lebraico) al
doppio arsenale dellumanesimo, ed  essenziale comprendere come entrambi i recuperi (dei classici e
del cristianesimo delle origini) fossero sentiti come cause davanguardia. Assieme essi costituiscono il
Novum dell'epoca, cio una rivoluzione concettuale e ideologica la cui novit include intrinsecamente
la passione e lentusiasmo (les grands ges sont rvolus, per dirla come Gargantua).
Sono quindi questi gli impulsi sovrastrutturali di Utopia. Le sue ulteriori due dimensioni
corrispondono allora allatto di immaginare le istituzioni, e in particolare le istituzioni capaci di
incarnare lo spirito dei due movimenti intellettuali (la Repubblica di Platone e il comunismo dei primi
cristiani) e di ospitarlo fisicamente in uno spazio di possibilit. Tra l'altro il secondo insieme d opzioni
ha il vantaggio di offrire da una parte un impero mondano gi esistente e totalmente realizzato e
dallaltra una struttura tipo enclave che pu sussistere localmente allinterno di uno spazio sociale di
genere radicalmente diverso.
Sono tentato di considerare il modello inca come la maniera migliore di incorporare leconomia
nella visione di Moro ma anche come una strategia utile per eliminare il problema politico della
persistenza del governante e del centro di potere allinterno di una repubblica in teoria ugualitaria (va
ricordato che alcune delle analisi pi potenti del classico Utopiques di Louis Marin vertevano
precisamente sullo slittamento cartografico tra mercati e centri amministrativi).9
Per quanto riguarda invece quello che ho definito lelemento medievale, va interpretato come
unistituzione sociale prettamente europea, cio il monastero. Le esperienze giovanili di Moro in un
monastero confermano la sua ammirazione per questa istituzione della quale Weber disse che, allinizio
del Medioevo, costituiva nelle sue varie forme altrettante oasi in cui si sviluppava la razionalit, nel
totale isolamento dalla circostante societ agricola (pensate per esempio alla razionalizzazione del
tempo sia per i lavori umili che per la preghiera, e anche a quella dello spazio nel modo in cui si
costruivano gli edifici e venivano disposte le piantagioni).10 Forse sono stati la chiusura dei monasteri
decisa da Enrico VIII e il saccheggio dei tesori collettivi a scatenare il rifiuto finale di Moro, assai pi
dei problemi astratti della fede e dellautorit papale. Come che sia,  stata spesso notata la parentela
della struttura utopica con il monastero, e infatti i grandi esperimenti utopisti dei gesuiti nel Paraguay
del Settecento sono una tardiva conferma di questo spirito comune (quando non erano direttamente
ispirati dallesempio del predecessore testuale). In questo senso possiamo affermare che il superstite
istituto del monastero abbia recitato nellimmaginazione di Moro un po il ruolo che le tradizionali
terre comunitarie, il mir in Russia e l'ejido in Messico, recitavano nel pensiero socialista dellOttocento
(persino in quello dello stesso Marx, come nella famosa lettera a Vera Zasulich).11 N  privo di
significato che entrambe le realt sociali, limpero inca e il complesso monastico, fossero ai tempi di
Moro in fase di totale decadenza, il primo a causa della conquista spagnola, il secondo per mano delle
riforme di Enrico Ottavo. Possiamo riscontrare nellimpatto della globalizzazione ai giorni nostri le
modalit in base alle quali i processi storici che distruggono materialmente sotto i nostri occhi le
istituzioni e le culture pi vecchie possono scatenare passioni e indignazioni che non mi sembra
azzardato attribuire allo stesso Moro (soprattutto alla luce della sua denuncia della recinzione delle
terre comunitarie nel primo libro).
 anche importante ricordare uno straordinario passaggio interpretativo del pionieristico saggio
di Christopher Kendrick su Utopia, nel quale le stesse quattro dimensioni o punti cardinali nel testo
(che pure lautore non tematizza in quanto tali) vengono rilette come riprese di quelli che Marx
chiamava i quattro distinti modi precapitalisti di produzione.  una citazione lunga, ma vale la pena di
leggerla in toto.
Quali sono gli elementi ultimi della societ utopica? Essa rappresenta una combinazione
immaginaria dei vari modi di produzione, compresi i principali aspetti di almeno quattro modi distinti.
Per cominciare, la sua struttura economica  modellata in parte su quella del comunismo tribale.
Prendete per esempio in considerazione la pratica utopistica dell'inviare in campagna gruppi di persone
per gestire gli sforzi agricoli biennali, con la comunalizzazione del lavoro agrario e urbano che ci
comporta. E pensate alla relativa arbitrariet della famiglia o della casa che causa nellUtopia, e il
conseguente prevalere di una struttura di gruppo semitribale. Lincontro con il comunismo tribale nel
Nuovo mondo fece nascere senza dubbio il comunismo utopico, eppure lisola di Moro, in quanto
specchio dellInghilterra, non sispira seriamente al tribalismo del Nuovo mondo. Il sottotesto pi
importante, che potremmo considerare come un effetto dellesperienza del Nuovo mondo,  quello
della societ germanica dei comuni (ed  soprattutto ovvio non tanto nella sfera economica quanto in
quella politica, cio nella somiglianza del sistema utopico di rappresentanza politica con il secolare
sistema municipale inglese). Eppure  difficile considerare il comunismo utopico come una versione
modernizzata del sistema tribale. Esso deriva anche dalla rappresentazione del comunismo realizzato,
una modalit che possiamo presumere esistesse ai tempi di Moro nella misura in cui le sue relazioni
sociali avevano a che vedere con il modo di produzione feudale. La natura realizzata del comunismo
utopico si rivela in aspetti quali laccento posto sui diritti sociali del lavoro, sul rifiuto militante di
qualsiasi forma di propriet privata, sulla presunzione di unabbondanza di beni come premessa del
sistema e cos via. Terzo, l'Utopia "regredisce alla modalit classica di produzione in virt della sua
enfasi sullartigianato urbano, sulla gaia scienza delledonistica filosofia utopica e, forse in maniera pi
prevedibile, sulla schiavit. Quarto, la descrizione si basa soprattutto sul feudalesimo nella sua
rappresentazione della famiglia come struttura sociale centrale, e della religione come forza
naturalmente predominante di coesione sociale.12
In questo modo Kendrick identifica allinterno del testo utopico una specie di infrastruttura in
cui vivono unesistenza residuale tutte le forme precapitaliste di produzione (quanto al capitalismo,
Louis Marin ha, come sappiamo, riscontrato la sua ascesa incombente quanto contumace nei buchi
della mappa utopica, soprattutto nello spazio mancante del mercato).13 La tesi di fondo sarebbe che il
tardo feudalesimo  un caotico periodo di transizione in cui sopravvivono tracce di tutte le precedenti
modalit di produzione e perci quanto  positivo (o utopistico nel senso comune della parola) in
ciascuna di esse pu essere separato dallimmaginario politico e fuso in modo da produrre una sintesi
degli aspetti sociali auspicabili. Nei quaderni preparatori del 1857 per il Capitale,14 Marx identificava
quelli che sembravano essere cinque modi precapitalisti distinti: il comunismo primitivo o societ
tribale; il modo asiatico (in seguito volgarizzato da Wittfogel come dispotismo orientale); il modo
antico, cio la polis e la schiavit su cui  basata; la modalit germanica (contadini proprietari che si
riuniscono periodicamente in assemblea o Ding); e il feudalesimo. In realt, sembra quasi che Marx
teorizzasse il modello asiatico come sviluppo organico del comunismo primitivo sulla base della
continuit nella produzione agricola.15 Come che sia, qualsiasi futura analisi della rinascita periodica
del testo utopico (e non soltanto di quello seminale di Tommaso Moro) deve tenere presente la tesi di
Marin/Kendrick secondo la quale queste visioni in apparenza concrete nascono dalla visione
"caleidoscopica di una classe priva di un progetto di nazione,16 vale a dire priva di unanalisi
articolata della situazione (Marin) e priva dei lineamenti di una strategia politica (potremmo descrivere
in questo modo le nostre posizioni post-Guerra fredda e post-neoliberali). Comunque possiamo
afferrare meglio quanto vi  di produttivo nel testo utopico se lo consideriamo come un apparato di
rilevamento con cui captare i pi flebili segnali positivi dal passato e dal futuro in modo da rimontarli e
ricombinarli, creando cos quello che sembra un quadro rappresentativo. Vorrei soltanto aggiungere che
questi elementi e impulsi devono essere tradotti in altrettante rappresentazioni culturali e ideologiche se
vogliono essere trasposti con efficacia nella situazione presente.
Vorrei ora riprendere in esame la mia immagine delle quadruplici mediazioni ideologiche in
Moro per la loro rilevanza rispetto alle Utopie successive e al pensiero utopico in genere. Sar allora
sufficiente identificare due gruppi di elementi soggettivi e oggettivi, il primo che comprende lesempio
della speculazione concettuale e linguistica, e il relativo entusiasmo, assieme alla prospettiva di una
purificazione soggettiva e di unazione sullio, il secondo che comprende le istituzioni globali e locali,
una struttura economica e una macchina autosufficiente per organizzare e vivere il quotidiano?
Disponiamo questi quattro poli secondo il quadrato semiotico di Greimas.17 Per prima cosa
vedremo le spinte gemelle dellumanesimo e del protestantesimo come poli correlati quanto
contraddittori, da un lato con la riscoperta dei Greci e dallaltro con la scoperta dellebraico. Queste
posizioni e passioni sono basate entrambe sui testi e in pratica designano le potenzialit storiche degli
intellettuali allinizio del Rinascimento. La loro riconciliazione utopica  senza dubbio quella dello
stesso umanesimo. In fondo lamico di Moro, Erasmo, conosceva entrambe le lingue, entrambe le
culture e i loro testi, e la sua mediazione  parsa offrirci una speranza utopica, almeno fino a quando la
storia con i suoi settarismi feroci e le guerre di religione ha dimostrato la fragilit di questa posizione (e
consigliato una singolare prudenza nella condotta dello stesso studioso). Tuttavia sono convinto che
potrebbe essere la formulazione weberiana a fornirci la versione pi penetrante di queste contraddizioni
e le sintesi in cui non potevano essere risolte e aufgehoben. Infatti tutta questa dimensione del nostro
quadrato semiotico appartiene alle sovrastrutture, alle missioni e vocazioni del nascente intellettuale
laico, anche se potremmo descriverla ancor meglio in termini di emergente sfera pubblica, quella stessa
sfera pubblica che nella realt e nella storia non riesce ad addivenire, quella posizione di potere
amministrativo mandarinale e di autorit
che gli intellettuali umanisti non sono in grado di raggiungere (anche per via dello stesso virus
del protestantesimo che la contraddizione ci ricorda).18
Ma c' un altro elemento utopico che non dobbiamo dimenticare mentre articoliamo questo
primo livello, dato che entrambe le sue componenti sono spinte da una passione intellettuale, quella
della riappropriazione del testo originale, in greco o in ebraico che fosse: un elemento caratterizzato da
una parola decisamente sospetta, entusiasmo.  la vocazione intellettuale nel suo stadio pi febbrile e
spassionato, al culmine della propria eccitazione potenziale, impegnata in una missione che pi di
qualsiasi altra sembra concentrare ci che definisce lintellettuale, cio il rapporto con la scrittura. Non
 la dedizione socratica alle idee ma al testo e alla sua traduzione (limmagine dreriana di san
Gerolamo chino sulla sua versione delle pagine sacre) a designare lo spazio e la funzione
dell'intellettuale moderno. Ci equivale a dire che lUtopia  definita (e limitata) dalla sua
determinazione sociale in quanto espressione degli intellettuali come casta? Non sempre, ma in questa
occasione s, e non  un caso che la carriera di Moro, un fenomeno unico allinizio della modernit,
percorra tutta la gamma delle possibilit degli intellettuali, da umanista a consigliere del principe fino a
dissidente e martire.
Allora questa scelta terminologica (e ho ricordato altrove che  il posizionamento iniziale dei
termini a definire latto interpretativo) assegna la coppia restante a quella dimensione in cui i due
termini diventano semplici cancellazioni dei primi due (che sono invece contraddittori). Postulo quindi
limpero inca come negazione in senso esotico di tutto quanto rappresenta il mondo classico nella
tradizione occidentale: in effetti la scoperta del Nuovo mondo  stata una cancellazione abbastanza
radicale della tradizione classica, con un tipo assai diverso di impero e di formazione politica al posto
di tutto quanto era codificato in Grecia e a Roma. Il fatto che dovrebbero essere inseriti, secondo
Maurice Godelier,19 nella prima categoria marxiana del modo asiatico di produzione, ci suggerisce che,
una volta reintrodotti nel contesto delle referenze classiche occidentali, gli Incas potrebbero essere
pensati soltanto in termini di Asia, il grande altro sia per la Grecia (limpero persiano) che per Roma (i
cartaginesi, come nel Salammb di Flaubert).
Quanto ai monasteri e al protestantesimo,  sin troppo chiaro come il secondo elimini i primi.
La liquidazione  fisica e segna la separazione dalla chiesa sia di Lutero che di Enrico VIII. Vorrei
leggere questo processo in maniera pi ampia, non solo come unopposizione tra due principi religiosi,
ma come opposizione tra una sorta di interiorit individualista e le forme comunitarie assunte dagli
ordini, perch  questultimo elemento essenzialmente sociale a tenere insieme la coppia di forme che
vediamo in basso: sono entrambe rappresentazioni socioeconomiche e la loro presenza parallela lungo
questo particolare asse semiotico sottolinea lunicit di entrambe come modelli di organizzazione
sociale e come forme di produzione e distribuzione economica, pi che come forme di potere. Pertanto,
in questo contesto semiotico (quello del lato inferiore del quadrato), limpero inca diventa leggibile
come una forma di comunismo di stato (pi che come un potere imperiale con al vertice un re divino),
mentre nellaltro termine spicca non lorganizzazione gerarchica dellordine e della Chiesa bens la
natura egualitaria della comunit monastica. Perci questo livello pi che lambito tematico relativo alle
forme del governo indica quanto nel capitolo precedente ho definito come sistema socioeconomico.
 quindi la politica nella sua forma pi specializzata a trovarsi rappresentata sui due lati
verticali del quadrato, che costituiscono quindi le negazioni gemelle di ciascuno dei due termini
positivi. Qui la combinazione dei termini protestante e impero inca trascina il primo nel territorio del
contenuto della scrittura ebraica, cio della storia dei re degli Ebrei, mentre lidea che abbiamo oggi
degli Incas ruota su se stessa in maniera da far venire prepotentemente alla luce la sua dimensione
prettamente politica, quella forma unica di potere imperiale minimizzata lungo il lato inferiore o
neutrale.
Intanto dallaltro lato del quadrato ha luogo una riorganizzazione semica del tutto analoga.
Come afferma C.S. Peirce in un altro contesto:
Un concetto  inquadrato secondo un dato percetto, avendolo [quindi] ottenuto per questa via,
procederemo con il notare i suoi aspetti che, pur essendo per forza di cose coinvolti nel percetto,
potevano non essere considerati in ordine alla costruzione del concetto. Questi aspetti che percepiamo
assumono forme radicalmente diverse, che scopriremo dover essere particolarizzate o selezionate prima
di poter pervenire a una comprensione pi perfetta del concetto originale.20
Ora, un umanesimo interpretato soprattutto come passione intellettuale, e come progetto della
sfera pubblica, ruota attorno al suo contenuto politico, vale a dire alla struttura dellantica polis (sia
compresa o meno la sua evoluzione nellincomparabile organizzazione politica dellimpero romano), e
alla stessa stregua lordine monastico comincia a mostrare la sua natura essenzialmente spaziale in
quanto piccola comunit politica de visu, una specie di versione medievale della polis greca.
Osserviamo cos il formarsi di una striscia intermedia che attraversa il quadrato, separando la
sovrastruttura (lumanesimo nelle sue due forme linguistiche, greco antico ed ebraico) da qualcosa che
somiglia a una struttura nelle forme gemelle del comunismo socioeconomico. La banda mediana  il
luogo del politico nel senso gi visto, e questa collocazione evidenzia il suo isolamento dalla vita
quotidiana in cui si mescolano struttura e sovrastruttura. Detto altrimenti, per motivi storici particolari,
la dimensione politica dell'Utopia di Moro risulta scollegata dalla societ, un po nello stile della corte
regnante, e cos si  resa disponibile, come una forma di enclave, al gioco e alla ricostruzione
dellimmaginazione utopica, che combina i piccoli gruppi politici con monarchie di dimensioni
totalmente diverse entro un federalismo che esemplifica le forme miste di governo di Polibio in
maniera alquanto diversa dalle ricette tipiche della tradizione.21 Gli elementi eterogenei del peculiare
testo di Moro, mentre si combinano per produrre il prototipo dellUtopia che abbiamo ereditato da lui,
palesano nel contempo la particolare e rara costellazione di elementi storici che hanno reso possibile la
nascita del testo stesso.
...
.
...
3.3.
...
.
...
Dobbiamo ora tornare a Utopia considerandolo non come racconto di viaggio ma come satira, il
che equivale a dire che dobbiamo ristrutturare il testo attorno al primo libro. Perch, per quanto il testo
emetta svariati segnali di interna alterit e differenza,  stato spesso fatto notare un dettaglio ovvio, cio
che le cinquantaquattro citt di Utopia rimandano ai cinquantaquattro boroughs di Londra, e quindi
lisola immaginaria di Moro sarebbe soltanto uninversione letterale del regno di Enrico VIII cos come
esisteva nella realt. La presunta visione utopica sarebbe perci poco pi di un puntuale commento agli
affari interni inglesi e alla situazione locale, e la sua struttura verrebbe di conseguenza a sgretolarsi in
una rassegna di opinioni e riflessioni volte a migliorare le leggi, gli usi e i costumi vigenti. A questo
punto il secondo libro comincerebbe a somigliare quanto a forma ed effetti al posteriore libro primo. 
proprio cos, e ricordo pochissimi passi satirici e feroci (oltre che fantascientifici) paragonabili a
questo, famosissimo:
Le vostre pecore [...] che di solito son cos docili e si nutrono di cos poco, mentre ora, a quanto
si riferisce, cominciano a essere cos voraci e indomabili da mangiarsi financo gli uomini, da devastare,
facendone strage, campi, case e citt.22
 un cupo ribaltamento del brano di LaBruyre sui contadini,23 una folgorante metafora in cui le
passioni peccaminose degli esseri umani infettano i placidi erbivori, mentre gli umani risultano a loro
volta implicitamente bestializzati.
Comunque linteresse dei due libri e della loro radicale differenza di forma consiste soprattutto
nel problema del trapasso dalluno allaltro e quindi, stando alla nostra impostazione attuale (la lettura
alternativa in base alla quale deduciamo il secondo libro dal primo), si pone il problema di come la
rappresentazione fantastica e utopica possa essere in qualche modo derivata o generata dal dibattito
incisivo e realistico sulle condizioni in corso. Anche in questo caso ritengo che sia nel giusto
Kendrick quando sostiene che  lInghilterra "a fornire [allUtopia] i materiali con cui sar composto [il
testo].
Il contenuto dellinconscio politico  formato in gran parte da un gruppo di rappresentazioni
sociali ricevute... Possiamo immaginare che linconscio politico... funzioni come un caleidoscopio, che
compulsivamente smantella, rimescola e riassembla la sua collezione di immagini sociali tratte dal
passato dellideologia, come reazione ai ricorrenti dilemmi, conflitti e traumi intrinseci alla vita
quotidiana, imposti dai modi [di produzione] esistenti fino a quel momento.24
A questo punto vale la pena di fermarsi un attimo per sottolineare il processo di produzione del
testo utopico, che ha un suo livello concettuale (come ci ha ricordato tempo fa Lvi-Strauss nel caso
delle storie o miti tribali) in cui non solo pensa per simboli ma risolve anche contraddizioni. Quindi
Utopia ha un livello specificamente estetico a proposito del quale quasi tutti i critici letterari sono stati
singolarmente incapaci di fornire un contributo valido, ansiosi di concordare sulla noia stereotipata
della forma, E se ci fosse anche un livello in cui il testo dimostra di non essere soltanto quello che
Plechanov chiamava equivalente sociale, cio il termine correlato di unideologia e di un punto di
vista classista, ma anche una specie di equivalente gestuale? In questo caso il testo utopico e i suoi
meccanismi corrisponderebbero a una qualche attivit quotidiana e sarebbero una ripetizione di
questultima a livello prettamente simbolico, a cui si aggiungerebbe una sorta di piacere supplementare
derivato dallimitazione. Vorrei distinguere, almeno in via provvisoria, questo piacere da quanto esso
ottiene a livello di rappresentazione, dove mi pare che debba essere interpretato in termini di
miniaturizzazione. Le soddisfazioni attive dellUtopia dovranno essere strettamente correlate a questo
processo estetico o rappresentativo, anche se otterremo una comprensione pi adeguata dellUtopia
stessa cercando di classificare correttamente le operazioni che vi sono implicate, troppo generiche per
essere relegate nel trito ripostiglio del gioco (lopera di Marin individua una forma assai specifica di
gioco spaziale, geometrica e cartografica, diversa in senso teorico e diagnostico dalla vecchia categoria
antropologica).
Ho osservato sopra che dobbiamo leggere l'operazione utopica come in termini di lavoretti
domestici, invenzioni e hobby, restituendola cos a quella dimensione del bricolage da cui la fonte
dickensiana di Lvi-Strauss tendeva a distaccarla immediatamente (il signor Wellers  un artista naf
che allestisce un giardino come se fosse uno degli ispirati progettisti delle Watts Towers o del
Chandighar Rock Garden).25  appunto questa dimensione di hobby, alla portata di tutti nel tempo
libero, nel loro garage o nello scantinato, a organizzare la lettura del testo utopico, una trappola per topi
appena pi raffinata del solito, che anche voi potrete imitare, inventando nuovi codicilli delle leggi in
corso e degli usi vigenti, scovando qualche nuovo modello tutto vostro. (Tommaso Moro era un
candidato piuttosto implausibile per proporre questa nuova forma specifica in cui si sono tuffate
entusiaste generazioni intere di svitati.) Pertanto l'Utopia  per definizione unattivit amatoriale in cui
le opinioni personali sostituiscono i marchingegni, e la mente trae soddisfazione dalle pure e semplici
operazioni di assemblaggio di nuovi modelli di societ perfetta.26 Forse furono la carta stampata e la
diffusione dellalfabetizzazione allinizio del periodo Tudor a incoraggiare queste attivit fra i
contemporanei di Moro (come far la successiva et industriale negli Stati Uniti dellOttocento, uno dei
periodi pi fertili per la diffusione di Utopie di qualsiasi genere).
Non vorrei per che quanto detto servisse da pretesto per una definizione troppo sbrigativa
dellUtopia in quanto genere, visto che temo si tratti piuttosto di una combinazione ad hoc di vari
generi in un dato momento, mentre il concetto di satira di Elliott mi sembra pi adatto per designare
una modalit singola.27 Infatti, cos come erano stati i racconti di viaggio a improntare la nostra analisi
del secondo libro, senza mai per coincidere in toto con il genere in questione, anche qui, nel
commento politico e nella giustificazione del primo libro, vediamo farsi avanti un certo numero di
generi tradizionali (in senso sia positivo che negativo) che possono contribuire a chiarire il problema
del genere utopico pur senza definirlo esaustivamente. Mi parrebbe quindi utile accostare il processo
di produzione dellUtopia ad altre due operazioni discorsive che hanno goduto di una certa attenzione
analitica in era contemporanea o post-semiotica: da un lato la stesura delle costituzioni (unattivit che
arriver al parossismo nel Settecento ma che non si  estinta nemmeno ai giorni nostri, nei due periodi
della decolonizzazione e degli stati post-comunisti) e dall'altro il manifesto politico, nel senso in cui ne
parla Althusser rileggendo il Prncipe di Machiavelli. Accanto a queste due modalit discorsive
possiamo introdurne altre due, cio lo Specchio dei Principi, fra tutti i generi quello pi prossimo
allepoca di Moro e ancor pi interessante per lappassionato rifiuto di Itlodeo di scegliere la medesima
condizione di cortigiano e consigliere del re che il vero Moro stava per accettare, e quello della grande
profezia, un discorso che combina in pari grado le due modalit elliottiane di denuncia satirica di un
presente degradato e di evocazione di una societ trasfigurata, la cui strana incongruenza con Utopia
dovrebbe suggerirci unutile distinzione tra profetico e utopico.
Sembra quasi che il genere della costituzione scritta possa essere affrontato inizialmente nella
maniera pi consona distinguendolo da unaltra forma discorsiva, quella della legge individuale,
presumibilmente pensata come proibizione di specifici comportamenti antisociali (quando non serve a
facilitare scambi e accordi).28 In questo caso sembra che la costituzione sia stata escogitata
appositamente per sventare determinati eventi e catastrofi politici e storici: soprattutto le rivoluzioni,
ma anche forme pi limitate di presa del potere e rovesciamento dello stesso. Insomma, le costituzioni
sono progettate non per delineare e giudicare gli atti singoli bens per prevenire eventi storici di un
genere specifico. A questo punto nasce, per il testo utopico, il problema se questo tipo di gestione della
storia sia confrontabile con la forma di un testo del quale si  spesso detto che  pensato per precludere
del tutto la storia. Nasce cos la domanda se lUtopia non debba delimitare implicitamente o
esplicitamente la storia per mezzo di una suddivisione o riduzione in cui la cattiva storia, la storia
politica, viene incanalata e neutralizzata in tale categoria (per esempio quella che Marx chiama
preistoria), mentre potr emergere come genuinamente utopistico soltanto il resto (forse qualcosa
come la vita quotidiana utopica). In realt il testo di Moro ci propone una soluzione che somiglia
abbastanza a una costituzione della societ utopica, comprese svariate leggi e usanze, anche se si tratta
di una costituzione immaginaria e di un esperimento teorico progettato per impedire non tanto gli
eventi storici in quanto tali quanto piuttosto la propriet privata.
Sembra abbastanza chiaro che il gesto fondatore di Utopo non vuole essere una chiamata
allazione politica pratica o allemulazione, e che il testo di Moro, quale che sia il suo indiscutibile
impatto,  radicalmente diverso da quello di Machiavelli nei suoi effetti e conseguenze (il Principe non
fu nemmeno tradotto in inglese fino al 1551). Certo, dovremo almeno tentare di distinguere lunicit
storica e strutturale della posizione discorsiva di Machiavelli da quella implicita in altri manifesti,
pertanto non  chiaro se Althusser avesse in mente solo e soltanto Machiavelli quando definiva il
manifesto come una tematizzazione della natura e conoscenza del politico in generale e al tempo stesso
di un problema politico specifico in particolare, in modo tale da includere nellorizzonte del manifesto
tanto lidentificazione di un soggetto agente quanto il tema della pratica politica come tale.29 Questo
sposta il problema del testo utopico in una direzione nuova, scalzando la vecchia obiezione anti-utopica
secondo la quale nelle Utopie classiche il problema pratico dellimplementazione non  mai affrontato
(o comunque  affidato a qualche pio desiderio liberal incline alla riflessione, alla persuasione e alla
transizione pacifica e ragionevole). Viene cos in primo piano il problema se lUtopia abbia un qualche
rapporto esprimibile con il politico.  una domanda che sostituisce a sua volta nella nostra agenda
critica quella sulla natura del politico: pertanto, se seguiamo la formula di Carl Schmitt secondo la
quale la politica consiste prima di tutto nella distinzione tra amico e nemico,30 diventa per un verso
abbastanza chiaro che questo  un tema centrale e costitutivo sia in Machiavelli che in Marx ed Engels,
per altro verso appare meno certo come possa essere riscontrato nel caso della visione utopica di Moro
o persino delle sue posizioni nel primo libro.
Comunque qui la politica e il politico sono inquadrati nella corte assolutista, un contesto che
scinde i mezzi dai fini in maniera assai pi netta che nei due manifesti classici (in cui i mezzi, la
nazione o il proletariato coincidono con i fini). Utopo deve in qualche maniera abolire se stesso e la
monarchia per consentire la nascita di Utopia, e del resto la voce profetica e il profeta in persona non
saranno in evidenza nemmeno nel nuovo schema collettivo. Quindi i due riferimenti di genere saranno
in qualche maniera azzerati dal divario che implicano tra leader singolo e stato collettivo delle cose.
In un certo senso la forma utopica (che sia o meno un genere) nasce per integrare questi vari
generi imperfetti e per realizzare o impedire ciascuno di essi in maniera innovativa. E' paradossale che
una forma che dipende in maniera tanto assoluta dalle circostanze storiche (fiorisce soltanto in
condizioni specifiche e in rari frangenti) debba sembrare essenzialmente astorica, che una forma che
scatena inevitabilmente passioni politiche sembri evitare o abrogare del tutto la politica, e che un testo
tanto dipendente dal capriccio e dallopinione dei singoli sognatori sociali si trovi disarmato di fronte
alle istanze del soggetto individuale e della sua azione fondatrice. Forse la questione dei generi ha
qualche altra lezione da impartirci, fatto sta che non siamo ancora riusciti a combinare del tutto i
problemi della rappresentazione con quelli dellanalisi ideologica per arrivare a capire come Utopia
possa necessariamente nascere dalle discussioni prettamente politiche del primo libro.
Per la prima di queste linee di indagine, sar essenziale dal punto di vista formale interrogare gli
intrecci tra narrazioni di diverso genere: le favole morali che parlano di stati inesistenti, quelli dei
polileriti, degli acorii e dei macarii. Questi episodi intercalati dovrebbero spiegarci due cose antitetiche,
cio come mai Moro doveva fare ricorso a luoghi inesistenti o inventati, e perch nessuno di questi era
in grado di svolgere la funzione che era designato a ricoprire il quarto e ultimo ma assai diverso stato
inesistente del secondo libro, vale a dire Utopia. In altre parole, perch limmagine o disegno integrale
di Utopia deve emergere necessariamente distaccandosi da figure precedenti ma localizzate e analoghe?
Certo, queste ultime sono immaginate come altrettante enclave allinterno del nostro mondo esistente,
mentre Utopia, nonostante lubicazione e le spiegazioni supplementari, la sentiamo in qualche modo
sostituire in toto il nostro mondo.
I nostri tre stati enclave (o esempi), i cui nomi assurdi sembrano prefigurare le riforme da
attuare,31 dimostrano (in ordine inverso): come limitare le finanze del sovrano (i macarii, tradotti da
Turner come abitanti di Happiland); come scoraggiare le invasioni straniere (gli acorii, o abitanti di
Nolandia); e, pi diffusamente, come trasformare il sistema penale inglese a favore dei cittadini (i
polileriti, o Tallstoria). I due che abbiamo citato per primi implicano per i monarchi regole e limitazioni
di comune buon senso, quindi sono entrambi specifici per una situazione e tuttaltro che irrealizzabili.
E non sono irrealizzabili, se consideriamo l'esempio pi esteso, cio quello dei polileriti,
nemmeno le punizioni pi blande e il lavoro forzato dei condannati, anche se ovviamente si
scontrano con il pregiudizio diffuso e con la doxa popolare, come dimostra la discussione animata che
le accompagna.
Come ha dimostrato Marin,32 questa digressione pi lunga  per intrinsecamente
contraddittoria in due maniere distinte, il che costituisce appunto linteresse formale dellepisodio. Il
primo problema concerne lesistenza stessa del furto: se questo paese  tanto felice e tranquillo, perch
fa nascere la povert e linfelicit che costringono la gente a rubare? Se daltro canto ci sono
pochissimi furti rispetto alle societ che conosciamo, come pu il suo sistema penale diventare
esemplare per noi? Insomma, come dimostrare che  il sistema penale il responsabile della riduzione
del crimine invece del contrario? Noi, che abbiamo letto il libro secondo, conosciamo gi la risposta a
queste domande, imperniata sulla persistenza della propriet privata e quindi sulla persistenza dei beni
e del denaro da rubare.
Ci ci suggerisce che lestrapolazione di Moro  ancora legata al mondo reale empirico per le
sue stesse contraddizioni interne, e che pu risolvere la contraddizione rappresentativa soltanto
generando e producendo un mondo pi puro (Utopia), i cui legami con la realt storica risultino ormai
totalmente recisi. (Oppure, se preferite leggere il testo in base alla sua cronologia compositiva, qui, nel
posteriore libro primo, Moro ha ritagliato la precondizione rappresentativa del precedente modello
esposto nel libro secondo.) Possiamo metterla in maniera abbastanza diversa segnalando un principio
totalizzante allopera in queste rappresentazioni, un principio basato sulla surdeterminazione della
realt storica. Non  possibile cambiare solo i singoli aspetti della realt attuale, ecco la lezione di
queste divagazioni. Una riforma che si concentra su questo o quel vizio, su questo o quell'errore o
difetto del sistema, impegnandosi a cambiare soltanto quello, scoprir ben presto che ogni aspetto
singolo ha una miriade di legami inaspettati ma essenziali con tutte le altre facce del sistema.
Rimanendo nellarea della rappresentazione, troveremo il sintomo di questa scoperta in quella che
abbiamo chiamato contraddizione rappresentativa. Di conseguenza, per rappresentare in maniera
adeguata tali cambiamenti, la modifica della realt dovr essere assoluta e totale, e questa spinta del
testo utopico coincider con un concetto di cambiamento rivoluzionario e sistemico anzich riformista.
Invece a Utopia il simbolo di questa totalizzazione assoluta  la secessione geopolitica dello
spazio utopico dalla realt empirica o storica: il grande fossato che re Utopo fa scavare per
scollegarla dal mondo e per trasformare il promontorio in unisola, anticipazione straordinaria delle
grandi opere pubbliche dei tempi moderni o socialisti (e forse anche dei noti progetti di societ
idraulica che li anticiparono),33 in cui si annunciano anche gli apparati militari e lidea del lavoro
forzato o schiavizzato. Questo ci porta alla seconda contraddizione, o almeno al secondo sintomo
portato allo scoperto dalla digressione sui polileriti, perch in questultimo esempio non esiste un
fossato: i polileriti sono separati dallimpero persiano grazie a una catena montagnosa, eppure pagano
un tributo al monarca persiano in cambio di protezione, una dipendenza abbastanza diversa dal
machiavellico sistema di politica estera degli abitanti di Utopia, un sistema che impone un diverso
fardello a quanto resta delleconomia basata sul denaro. Questa dipendenza geopolitica mi sembra
unallegoria autoreferenziale della struttura della rappresentazione, che tuttora dipende dai riferimenti
esterni e dai contenuti empirici. Se preferite metterla in un altro modo, essa  tuttora protostorica e non
ancora sufficientemente estetica nel senso della sua autonomia dai contesti reali, un livello che
raggiunger soltanto il libro secondo con la sua descrizione di Utopia, e che pu gettare nuova luce sia
sullestetica del testo utopico sia sul carattere utopistico dellestetica (come ha argomentato Marcuse
nel suo grande saggio sul "carattere affermativo della cultura).34 Pertanto Utopia  in questo senso una
rappresentazione diventata una chiusura, autonoma e autoreferenziale per quanto possibile (e
ovviamente  impossibile), che al suo limite esterno  puramente formale e priva di contenuto, o
meglio, dotata di un contenuto sublimato da se stesso al punto da diventare autoreferenziale.
Per fin qui abbiamo soltanto una descrizione formale del testo che sembra procrastinare
allinfinito lessenziale, cio un'analisi del desiderio che sta al cuore dellinvenzione di Moro. Sar
senza dubbio ancor pi frustrante apprendere, come faremo nel prossimo capitolo, che gli appagamenti
del desiderio sono intrinsecamente contraddittori e perci da non prendere per oro colato. Inoltre sono
necessariamente immersi nellideologia e inseparabili da essa e dalle sue determinanti storiche quanto
lo  il corpo dallanima (un tema che affronteremo soltanto molto pi avanti, nel capitolo 10).
Ci non significa che non si possa dire qualcosa di significativo sulla soddisfazione del
desiderio che spinge Utopia e che le presta la sua freschezza trans-storica grazie a una struttura
particolare, a uno slittamento attorno a tre temi ideologici che amplifica e neutralizza in un colpo solo.
Il primo di questi temi  chiaramente quello del denaro e dei mali delloro, un luogo comune che
assorbe unintera tradizione di profezie e invettive i cui esordi si perdono nelle nebbie dei tempi,
assieme a quelli del denaro stesso. Marx ha demolito i presupposti che stanno dietro queste critiche al
denaro nei suoi attacchi a Proudhon e nei Grundrisse.35 Che in Moro esse portino a una forma di
comunismo, vale a dire allabolizione della propriet privata,  meno significativo del movimento
triangolare con cui viene neutralizzato ideologicamente il tema del denaro.
Il difetto concettuale della critica del denaro e delloro  che essa non  politica o economica ma
piuttosto etica nelle sue fonti e conseguenze ultime. Per in Moro il posto delletica  occupato da un
tema o ideologema differente, cio lorgoglio come fenomeno psicologico e teologico, che cos
sostituisce i demoni della moneta e il loro codazzo di peccati (soprattutto lavidit) con un insieme
abbastanza diverso di fenomeni sociali, cio vanagloria, ostentazione, posizione sociale, gerarchia e
simili. E la gerarchia ci porta al terzo polo del triangolo ideologico di Moro, vale a dire allaccento
posto su uguaglianza e ugualitarismo. Tuttavia il principio delluguaglianza non costituisce soltanto
una correzione o cancellazione degli effetti dellorgoglio, ma rappresenta il passaggio da una
dimensione allaltra, dal regno dellio e dellanima a quello dellesistenza sociale, entrambi a loro volta
distinti dal regno in cui dominano la moneta e loro. Come ha dimostrato Luhmann, questi diversi
territori dello psichico, del sociale e dell'economico non sono ancora completamente differenziati nelle
societ tradizionali (o anche nelle societ che stanno emergendo dal tradizionale e dal feudale come
quella di Moro). Il movimento rotatorio dall'uno allaltro  in parte un riflesso di questa carenza di
differenziazione: nessun territorio singolo pu definire autonomamente tutti i suoi elementi ma deve
prenderli in prestito dagli altri nel momento stesso in cui si differenzia da essi, creando una benvenuta
molteplicit di effetti per le stesse rappresentazioni di Moro, che possono essere interpretate alla luce
delle loro implicazioni sociali ma anche delle loro conseguenze sul soggetto individuale, e delle
politiche pratiche che sembrano richiedere: in primo luogo il principio dell'abolizione della propriet
privata. Lambiguit della griglia tripartita  tale che possiamo dimenticare le origini etiche del
suddetto principio prendendolo per un programma politico e per una maniera di realizzare lUtopia. La
rotazione dei tre ideologemi  essa stessa fonte dellapparente autonomia di Utopia a livello
rappresentativo e salva il testo dal rischio di ridursi a un semplice libello: un pamphlet sulla moneta,
per esempio, o un trattatello teologico sullorgoglio, o un dazebao rivoluzionario che denuncia la
stratificazione sociale.
Questa operazione rotazionale impedisce la tematizzazione o reificazione di qualsiasi fattore
singolo in un sistema ideologico o in una visione complessiva della natura umana (un problema che
sar affrontato nei capitoli 10 e 11). Credo sia quanto Louis Marin ha definito neutralizzazione nel
suo fondamentale saggio sulle Utopie, e al momento opportuno sar necessario, per accogliere tale
nozione, spiegare per quale motivo la neutralizzazione possa essere considerata un fenomeno di
produzione pi che di semplice cancellazione. Per nellimmediato essa richiede di essere inserita nella
struttura della soddisfazione del desiderio.
...
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...
NOTE:
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1 Vedi la traduzione di Turner della Utopia di Thomas More, London 1965 (1516), p. 8. Questa
visione dellUtopia come jeu d'esprit (Erasmo ci conferma che Moro era un gran giocherellone) 
classicamente espressa da C.S. Lewis in English Literature in the Sixteenth Century, Oxford 1954, pp.
167-171.
2 Credo fosse quanto intendeva Adorno con "seconda riflessione in Aesthetic Theory,
Minnesota 1997 (titolo originale Aesthetische Theorie, trad. it. Teoria estetica, Torino 1975),
traduzione di R. Hullot-Kentor, pp. 26-27; o anche quello che definisco metacommento nell'omonimo
saggio del mio The Ideologies of Theory, Minnesota 1988 (1970).
3 Robert C. Elliott, The Shape of Utopia, Chicago 1970, capitolo 1.
4 Lo studio definitivo sui rapporti tra primo e secondo libro (questultimo essendo stato secondo
tutte le prove scritto prima del precedente)  J.H. Hexter, More's Utopia' The Biography of an Idea,
Princeton 1952 (trad. it. LUtopia di Moro: biografa di unidea, Napoli 1975).
5 Arthur Morgan, Nowhere Was Somewhere, Chapel Hill (N.C.) 1946. E vedi sotto la nota 19.
6 Vedi Norbert Elias, Thomas Morus Staatskritik, in Utopieforschung, a cura di Wilhelm
Vosskamp, Frankfurt 1985, volume m, p. 114.
7 Sui due linguaggi dellUtopia vedi Emile Pons, Les langues imaginaires dans le voyage
utopique, "Revue de littrature compare, xiii (1931).
8 Vedi From Max Weber: Essays in Sociology, a cura di H. Gerth e C. Wright Mills, Oxford
1946, Politics as Vocation, p. 93. Lo scacco umanista  narrato in maniera diversa da Lucien
Goldmann in Le Dieu cach, Paris 1959 (trad. it. Il dio nascosto, Milano 1956).
9 Louis Marin, Utopiques, Paris 1973, capitolo 6.
10 Vedi Max Weber, The Protestant Ethic, cit., p. 118.
11 8 marzo 1881: Quindi lanalisi fornita nel Capitale non fornisce tesi a favore o contro la
possibilit delle comunit di villaggio, per le ricerche speciali che ho condotto su questo argomento, e
per cui ho ottenuto i materiali da fonti originali, mi hanno convinto che questa comunit sia il fulcro
della rinascita sociale in Russia, sebbene affinch possa funzionare in questa maniera dovremmo prima
eliminare le influenze deleterie che l'assaltano da ogni parte e quindi garantire le condizioni adatte allo
sviluppo spontaneo" (Marx ed Engels, Corrispondenza scelta, Mosca 1975, p. 320). A partire dalla
globalizzazione abbiamo visto la rinascita politica del tema dellisolamento e delle comuni: vedi
Midnight Notes Collective, The New Enclosures, in Midnight Oil, Brooklyn 1992; e Naomi Klein,
Reclaiming the Commons, New Left Review", n. 9 (maggio/giugno 2001).
12 Christopher Kendrick, More's Utopia and Uneven Development, in boundary two" XIII, 2/3
(inverno/primavera 1985), p. 245. (Questo testo non  inserito nel suo importante Utopia, Carnival and
Commonwealth in Renaissance England, Toronto 2004.)
13 Vedi nota 9.
14 Karl Marx, Grundrisse. La sezione di questi taccuini intitolata dallo stesso Marx Forme che
precedono la produzione capitalista si trova alle pp. 471-514.
15 Engels pubblic la sua versione dei modi precapitalisti di produzione nel 1884 dopo la morte
di Marx sotto il titolo Nascita della famiglia, della propriet privata e dello stato, omettendo in
maniera significativa dal suo elenco il modello asiatico. Ovviamente lesistenza di una teoria
strettamente marxiana di questultimo non poteva essere nota fino alla pubblicazione dei Grundrisse
nel 1939. Da allora il dibattito sull'argomento  stato ampio, per non dire sterminato.
16 Christopher Kendrick, Mores Utopia, cit., pp. 245-246; e vedi infra. Quanto al rapporto tra
Utopia e costruzione della nazione vedi Phillip Wegner, Imaginary Communities, California 2002.
17 Comprende la tesi principale di Utopiques di Marin, cio che (seguendo la terminologia
greimasiana del rettangolo semiotico) il testo utopico non sarebbe una sintesi di opposti, o quello che
Greimas definisce termine complesso, bens una sintesi delle loro negazioni, in parole povere un
termine neutrale. (Nellundicesimo capitolo fornir unanalisi di questa neutralizzazione.) Quindi il
testo utopico non dev'essere considerato una visione o una rappresentazione completa ma
un'operazione semiotica, un processo interattivo tra contraddizioni e contrari che genera lillusione di
un modello di societ. (Ho discusso il testo di Marin in un precedente saggio, Of Islands and Trenches,
in The Ideologies of Theory, Minnesota 1988, volume II, pp. 75-101.)
18 Vedi nota 8.
19 Maurice Godelier, Horizon, trajets marxistes en anthropologie, Paris 1973 (trad. it.
Antropologia e marxismo, Roma 1977), pp. 83-92 e 343-355. Godelier  uno degli stimati antropologi
che difendono il valore del concetto marxiano di modo asiatico, che Godelier ha salvato
dallorientalismo applicandolo allimpero inca.
20 C.S. Peirce, Collected Papers, Harvard 1931, volume i, p. 262.
21 Polibio, Storie (Rise of the Roman Empire, London 1979, pp. 303-318). Questa
classificazione tradizionale  stata riveduta e utilizzata con straordinaria originalit e fascino riguardo
lattuale globalizzazione da Michael Hardt e Antonio Negri in Empire, Cambridge 2000 (ed. it. Impero,
Milano 2002), pp. 162-164 e 314-316. Vedi anche Antonio Negri, Insurgencies, Minnesota 1999, pp.
67-69 e 107-110 (ed. originale Il potere costituente [1992] Roma 2002).
22 Tommaso Moro, Works, New Haven 1963-1997, volume IV, pp. 65-67.
23 Auerbach cita il famoso passaggio dei Caractres nel suo Mimesis, Princeton 1953 (1946,
trad. it. Mimesis, Torino 1956), p. 366: Si vedono certi animali feroci, maschio e femmina,
sparpagliati in tutta la campagna, neri, lividi e bruciati dal sole, avvinti al terreno che scavano e
rivoltano con invincibile testardaggine. Hanno una vaga voce articolata, e quando si drizzano mostrano
un viso umano, e in realt sono uomini (et en effet il sont des hommes).
24 Christopher Kendrick, More's Utopia and Uneven Development, pp. 243-
25 Claude Lvi-Strauss, La Pense sauvage, Paris 1962, p. 26 (trad. it. Il pensiero selvaggio,
Milano 1964).
26 Sullopinione utopica vedi per il capitolo 4.
27 Vedi nota 3, e anche Robert C. Elliott, The Power of Satire, Princeton 1960.
28 Vedi anche sulle costituzioni Kenneth Burke, A Grammar of Motives, Berkeley 1969, terza
parte, capitolo 1, pp. 323-401; e sulle leggi o sul casus Andr Jolies, Einfache Formen, Tbingen
1982 (trad. it. Forme semplici, Milano 1980).
29 Louis Althusser, crits philosophiques et politiques, secondo volume, Paris 1995, p. 59.
30 Carl Schmitt, The Concept of the Political, Rutgers 1976 (1933, titolo originale Der Begriff
des Politischen, trad. it. Le categorie del politico, Bologna 1986).
31 Vedi nota 1.
32 Louis Marin, Utopiques, cit., capitolo 7 (e vedi anche Wegner, Imaginary Communities, cit.,
pp. 40-45).
33 Il classico testo (antimarxista)  Karl Wittfogel, Orientai Despotism, New Haven 1957 (trad.
it. Il dispotismo orientale, Firenze 1968).
34 Vedi la breve analisi di questo saggio nellintroduzione.
35 Vedi Karl Marx, The Poverty of Philosophy, New York 1963 (1847, titolo originale Misre
de la philosophie, trad. it. Miseria della filosofia, Torino 1949), soprattutto pp. 69-79; e anche i
Grundrisse, secondo capitolo (quello sul denaro).
...
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...
Capitolo 4. Scienza utopica contro ideologia utopica.
...
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...
Pochi testi sembrano svelare la struttura dellUtopia realizzata con la stessa trasparenza di
quello di Moro, il cui libro primo offre un quadro spaventoso della societ inglese e delle sue
contraddizioni, al quale risponde il libro secondo con una serie di soluzioni ingegnose quanto plausibili.
Tuttavia tale contrapposizione  pi complicata di quanto pu suggerire questa descrizione, dato che
sembra offuscata da un'altra tensione, quella tra valutazione collettiva e proposta individuale, tra un
inventario relativamente oggettivo di ingiustizie, vizi e sofferenze e un gioco dove si fa sfoggio di
arguzie latine e di invenzioni che possiamo attribuire soltanto alla sempre pi nota figura pubblica del
suo autore. Per questa figura singola rappresenta anche una realt collettiva, cio lumanesimo come
movimento sociale e intellettuale, pertanto viene a cadere qualsiasi tentativo di inserire questa tensione
specifica nella classica distinzione tra oggettivo e soggettivo.
 forse pi produttivo il raffronto tra lanalisi sociale del libro primo e le soluzioni estetiche del
secondo? Possibile, per prima  necessario ricordare che cosa  in gioco quando affrontiamo questi
problemi terminologici e concettuali. Da un lato abbiamo un attacco davvero feroce alla societ
contemporanea, violenta e repressiva, infestata da corruzione e ingiustizie, e fortemente gerarchica
nella sua tendenza a riprodurre il privilegio di classe e della disuguaglianza. Tuttavia questa
"indignazione feroce, attribuibile non soltanto a Moro, bens anche a Rousseau e Fourier, a Owen e
Cernysevskij,  evidentemente banalizzata dalla nostra parallela insistenza sulle eccentricit degli
inventori utopici e sul loro amore per i castelli in aria. Come conciliare queste prospettive
apparentemente incompatibili o, qualora ci fosse impossibile, come decidere tra le due? Ci limiteremo
a scorrere la lista degli utopisti fin quando decideremo che Moro era chiaramente un personaggio serio
mentre Fourier  altrettanto ovviamente un ciarlatano e un pazzoide, nel migliore dei casi un sognatore
innocuo, noto soprattutto per i suoi "oceani di limonata?
Si  detto abbastanza da far capire che qui non si tratta soltanto di passione politica, e che gli
utopisti non erano spinti soltanto dallindignazione per le ingiustizie sociali o dalla compassione per i
poveri e per gli oppressi. Erano anche degli intellettuali, con un parallelo amore per i sistemi (come
sosteneva Barthes),1 per le mappe (vedi Marin)2 e per i progetti di tutti i generi (vedi i Manuel),3
sapientoni pronti a ogni pi sospinto a spiegare a chiunque fosse disposto ad ascoltarli le soluzioni a
mille problemi, maneggioni che annerivano risme di carta scrivendo e riscrivendo i loro progetti e
opuscoli di propaganda, che disegnavano infinite soluzioni spaziali e progetti e ristrutturazioni urbane,
insomma, erano maniaci ossessivi persino quando sembravano solo figure pubbliche con lhobby della
letteratura (come Moro) o uomini di mondo con un'ampia gamma di curiosit (come il giovane
Saint-Simon) oppure scrittori di fantascienza con alcuni interessi collaterali. Eppure per tanti di loro
essere utopista sfiorava la condizione lavorativa a tempo pieno sul modello del rivoluzionario di
professione, anche se altri, come Rousseau, rifiutando per principio ogni statuto professionale,
spacciavano le loro attivit utopiche come una forma fra le tante di ozioso sogno a occhi aperti.
Mi pare impossibile riconciliare i nostri due aspetti antitetici iniziali, cos come non  possibile
scegliere fra luno e laltro senza distorsioni. Moro era un notorio mattacchione (abbiamo la
testimonianza di Erasmo) e limpegno e la passione sociale di Fourier non possono essere messi in
dubbio da chiunque abbia modo di esaminare le sue opere.4 Temo che lunica maniera di risolvere
questa contraddizione consista nel valutare in simultanea entrambi i punti di vista.
In effetti essi corrispondono a una tensione che Adorno ha identificato come fondamentale nella
teoria estetica,5 quella fra espressione e costruzione. Persino la produzione artistica pi arida, un
collage di suoni di Cage, per esempio, o la dissonanza di forme geometriche in Malevic, conserva un
barlume di espressivit, o meglio, ne acquista per forza uno per quegli spettatori o ascoltatori umani
che ancora siamo, mentre il grido espressionista pi minimale  pur sempre una costruzione, per quanto
gli studiosi destetica davanguardia sottolineino un aspetto pi dellaltro nei loro programmi e
manifesti. La stessa satira,6 sebbene pretenda di essere una reazione appassionata e spontanea alle
intollerabili ingiustizie, deve trovare le proprie figure retoriche ("pecore che divorano uomini) ed
esporre le sue reazioni tramite rappresentazioni capaci di commuovere il lettore. Ci non significa
allora che anche gli utopisti sono artisti e retori, oltre che intellettuali?
Forse possiamo affrontare da capo queste contrapposizioni ricordando la distinzione che fa
Coleridge tra Imagination e Fancy (direi derivata alla lontana dalla basilare opposizione di Kant tra
bello e sublime).7 E cos arriviamo al punto in cui lestetica non  pi un passatempo secondario ma
scavalca la creazione per andare a identificare le vere e proprie fonti della realt. A livello
metafisico Imagination  un concetto teorico che indica la primigenia forza creatrice di Dio, che poi un
contesto estetico riduce al potere di dare forma che apprezziamo nellarchitettura delle monumentali
trame letterarie (le cosiddette immaginazioni primaria e secondaria). Fancy rappresenta invece la
condanna coleridgiana dellallegoria settecentesca e delle decorazioni retoriche nellarte di quel
periodo, con cui i Romantici volevano rompere assolutamente. I paralleli con larchitettura sono ancor
pi rivelatori: il recentissimo concetto di Robert Venturi di "baracca decorata8 ha fatto riaffiorare in
parte le antiche tensioni tra la vocazione dellarchitetto a scolpire e dare forma al vuoto e gli ornamenti
superflui dell'edificio, che Adolf Loos definiva un crimine e una degenerazione.9
Lorigine di queste contrapposizioni nella distinzione fra due periodi e stili, moderno contro
postmoderno o Romanticismo contro Settecento, indica che forse qui abbiamo a che fare con due tipi
diversissimi di desiderio. Forse vale la pena di fare una piccola deviazione allinterno dellanalisi che
Freud dedica al problema dellappagamento del desiderio e allarte per scoprire come egli teorizzasse il
rapporto tra queste due spinte o pulsioni allinterno di una singola opera. In realt Freud non traccia la
linea l dove ci aspetteremmo, tra conscio e inconscio, o tra i sogni a occhi aperti e la genuina variante
notturna; la pone nettamente allinterno del sogno diurno nella sua pi importante presa di posizione
estetica, il breve saggio Il poeta e la fantasia,10 un testo che  ritenuto volgarmente ortodosso
allinterno del canone psicoanalitico almeno quanto lo era Zdanov per il marxismo.
Possiamo riscontrare la medesima opposizione nellanalisi del sogno notturno, dove serve a
distinguere tra il desiderio che il sogno vuole esaudire e la scia puramente formale della cosiddetta
elaborazione o revisione (o surdeterminazione, termine che gli althusseriani prendono in prestito per
affrontare la questione totalmente diversa della causalit storica).11 Linterpretazione dei sogni sembra
allora confermare le priorit dellidealismo tedesco (o coleridgiano): il desiderio o Imagination (o
addirittura Sublime)  il termine nobile, Fancy, o elaborazione secondaria, sarebbe una mera aggiunta
ornamentale. (Forse limportanza di questa distinzione pu essere vivacizzata con un indovinello: a
quale termine della dicotomia di Coleridge corrispondono i due libri di Moro?)
Purtroppo il saggio sul sogno a occhi aperti, cio sulla produzione letteraria, viene a complicare
questo schema cos lineare, che siamo tentati di assimilare allopposizione tra loggettivit (il mondo,
lo spazio delle grandi cattedrali) e la soggettivit del gratuito abbellimento o della carta da parati, delle
singole associazioni fantastiche. Infatti larchitettonica soddisfazione del desiderio del lavoro letterario
viene riportata con decisione entro la sfera soggettiva e nella storia privata dello scrittore o artista. (In
effetti la provenienza stessa di questi desideri dalla memoria arcaica della gratificazione comprova
lUtopia marcusiana dell'anamnesi. Ma chi conosce la vita interiore delluomo sa che non vi  cosa pi
difficile della rinuncia a un piacere gi una volta gustato.)12
 questa formazione privata e invero infantile del desiderio centrale da realizzare a
contrassegnare il sogno a occhi aperti con le sue tre caratteristiche intrinsecamente non generalizzabili:
primo, esso ruota attorno alla convinzione della provvidenzialit, quella sensazione eroica che  stata
espressa da uno dei nostri migliori scrittori con la stupenda frase Nulla ti pu accadere!.13 Inoltre
questa sicurezza ontologica, questa semionnipotenza,  la faccia nascosta dellorganizzazione narrativa
del sogno diurno attorno all'io. Ritengo per che attraverso questo trasparente carattere
dellinvulnerabilit si renda senza fatica riconoscibile Sua Maest lIo, leroe di tutte le fantasticherie
come di tutti i romanzi.14
Per finire, il soggetto narrativo auto-centrato presuppone il vecchio binomio etico notoriamente
denunciato da Nietzsche. Gli altri personaggi del romanzo si dividono nettamente in buoni e cattivi, in
ispregio di quella variet degli umani caratteri che si osserva nella realt; i buoni sono gli alleati, i
cattivi i nemici e concorrenti dellio che  divenuto leroe.15 Questa struttura incorreggibilmente
egocentrica della soddisfazione dei sogni diurni scompagina in modo clamoroso la contrapposizione
che stiamo analizzando: larchitettonica primaria dellImagination, la formazione della trama (la
struttura del fantasma), viene di colpo screditata e degradata a puro e semplice passatempo privato la
cui rilevanza oggettiva  diventata dun tratto un mistero.  proprio quando verso la fine arriva al
"particolarissimo segreto dellartista, alla sua ars poetica e allistinto per la rappresentazione che
lha fatto diventare artista, che Freud lascia cadere una strana intuizione.
Si ricorder che abbiamo affermato che il sognatore a occhi aperti nasconde accuratamente agli
altri le proprie fantasie, giacch ha motivo di vergognarsene. Aggiungo ora che, anche se ce le
comunicasse, non riuscirebbe a procurarci piacere alcuno con le sue rivelazioni. Tali fantasie, quando
le apprendiamo, ci destano una certa ripugnanza, o tuttal pi ci lasciano freddi [...] la vera ars poetica
consiste nella tecnica per superare la nostra ripugnanza, la quale  certo in connessione con le barriere
che si elevano fra ogni singolo Io e gli altri.16
 un passaggio straordinario, e chiunque si peritasse di confrontare linteresse che proviamo di
solito per i nostri sogni con la noia che ci prende di colpo quando ascoltiamo il resoconto di quelli
altrui capirebbe che cosa intende Freud (ed  anche una confessione professionale interessante, sulle
labbra di uno psicoanalista).
Per Freud il lavoro dellartista rimane una forma di soddisfacimento del desiderio, anche se il
poeta addolcisce il carattere della sua fantasticheria egoistica alterandola e velandola. Pertanto
dobbiamo distinguere tra due forme del soddisfacimento del desiderio: il tipo egoistico, repellente,
meramente individuale o personale, e la versione camuffata che  stata in qualche maniera
universalizzata e resa interessante, anzi, per gli altri spesso coinvolgente. Il confine tra questi due tipi di
azione simbolica scaturita dal desiderio  tracciato dalla resistenza inconscia, e se da un lato  vigilato
dalla repulsione denunciata da Freud, dal nostro lato  pattugliato dallimbarazzo. Viene in mente la
meravigliosa scena de La regola del gioco di Jean Renoir (film del 1939) che Lacan riprende
esattamente in questo senso17: sottolineando cio limbarazzo crescente di Dalio nel momento in cui
rivela il suo desiderio segreto, quello di coronare la sua collezione di automi con lacquisto di
unimmensa orchestra meccanica che quando  in pieno funzionamento condanna il proprietario
allimbarazzante necessit di imitarla saltellando goffamente.
Quindi Freud ci offre una prospettiva che riorganizza in due distinte coppie di opposti le
dimensioni del soddisfacimento nel sogno diurno: ora, assieme alla tensione tra soggettivo e oggettivo,
ci troviamo obbligati a ospitare nel contesto prettamente estetico unopposizione tra particolare e
universale che  anche intimamente connessa a quella fra scrittore e il pubblico o, detto altrimenti, tra
individuo e collettivit. La spettacolare soluzione di Freud consiste nellinserire la fantasia e
lornamento dal lato delluniversale e del collettivo.
Il poeta addolcisce il carattere della sua fantasticheria egoistica alterandola e velandola; e ci
seduce con un profitto di piacere puramente formale, e cio estetico, che egli ci offre nella
presentazione delle sue fantasie. Il piacere cos ottenuto, che ci viene offerto per rendere con esso
possibile sprigionare, da fonti psichiche pi profonde, un piacere maggiore, pu esser detto premio di
allettamento, o piacere preliminare.18
E cos la facolt che produce decorazioni estetiche o artistiche diventa allimprovviso pi
pubblica e pi collettiva nella sua funzione di quanto non lo sia laugusto potere di dar forma
dellImagination o della soddisfazione primaria del desiderio, che viene retrocesso ad attivit
vergognosa e privata che devessere nascosta a tutti i costi.
Con questa inversione sembriamo essere pi lontani che mai da un chiarimento strutturale
dellipotetico meccanismo di soddisfazione del desiderio al centro della fantasia utopica e della
produzione testuale utopica. Forse a questo punto la complicazione freudiana o psicoanalitica della
nostra problematica iniziale devessere a sua volta ulteriormente complicata da una dimensione
epistemologica che restituisca almeno in parte la dignit del sapere sociale al concetto di costruzione
giocosa e arbitraria apparentemente intrinseco in ogni fantasia.
Possiamo risalire con questa nuova aggiunta per lo meno fino a Platone, che distingueva con
forza tra la pura e semplice opinione e la conoscenza filosofica, in altre parole tra doxa ed episteme19:
la prima  la provincia personale e assai inaffidabile del credere, la seconda  il regno delle Idee e del
sapere impersonale che implica la convinzione immediata, per esempio quella relativa alle verit
matematiche scoperte da Pitagora. Classicamente, il ragionamento di Platone verte su un oggetto in
questo senso enormemente ambiguo, cio lopinione che viene a coincidere con il vero sapere senza
diventare per questo pi affidabile o avere perso il suo dubbio status epistemologico.
Ci nonostante resta poco chiaro e paradossale come possa una fantasia utopica essere sceverata
secondo i criteri platonici del vero sapere e della mera opinione personale o credenza. Forse a questo
proposito pu essere pi indicativa linterpretazione di un seguace moderno di Platone, lo storico della
scienza Alexandre Koyr: una delle pi note riletture di Koyr sulla nascita della scienza moderna
avanzava l'ipotesi che il principio fondamentale di Galileo, quello della matematizzazione della natura,
non fosse tratto dal sapere scientifico quanto indotto da quella che potremmo definire unopinione
filosofica o unideologia di tipo platonico, cio il concetto pitagorico di numero.20
Il termine ideologia propone un ulteriore giro di valzer nel quale l'ormai tradizionale
opposizione marxiana tra ideologia e scienza viene ad arricchire e completare quella platonica da cui
deriva. Non  necessario rivangare la sin troppo abusata distinzione tra ideologia borghese e scienza
marxista (nellideologia tedesca Marx ed Engels osservano: Conosciamo soltanto un tipo di scienza,
la scienza della storia)21 per comprendere lutilit di una distinzione tra Ideologie e Wissenschaft (un
termine assai meno permeato di tracce positiviste della sua traduzione in inglese o francese). 
unutilit rinnovata che nasce dal fatto che ora lopinione personale o la pura e semplice credenza, nella
sua nuova incarnazione come ideologia, hanno recuperato una dimensione collettiva e da qui in poi
saranno associate a uno specifico gruppo o classe. Non esistono ideologie personali, a parte la
trasposizione metaforica in cui la funzione delle associazioni e immagini simboliche puramente private
nelleconomia della psiche di un dato individuo viene paragonata alle dinamiche delleconomia sociale
in genere.
Questa nuova versione della dottrina platonica  riportata allombra del freudismo dalla
riscrittura althusseriana della distinzione fra scienza e ideologia in termini lacaniani.22 Althusser tenta
di dissipare lequivoco ortodosso secondo il quale noi staremmo riaffiorando dagli errori dellideologia,
una volta per tutte, giungendo alla verit scientifica del marxismo. Al contrario, per lui il marxismo pu
essere al tempo stesso scienza e ideologia, e le varie distinte ideologie marxiste sarebbero allora
radicalmente separate dalla scienza o verit marxiana reperibili nel testo di Marx che  notoriamente
una scrittura senza soggetto,23 il che spiega come mai Marx ritenesse necessario a un certo punto
dichiarare che nemmeno lui era marxista. La famosa definizione althusseriana dellideologia come
"rapporto immaginario del soggetto con le sue vere condizioni desistenza24 punta a rimuovere
dallideologia il marchio dinfamia di puro e semplice errore assegnando funzioni e statuti totalmente
distinti a queste due istanze sociali e psichiche.
Con questa mossa abbiamo completato il nostro progetto di integrazione delle dinamiche della
soddisfazione del desiderio con lanalisi epistemologica platonico-marxiana di doxa e ideologia, ma
resta ancora da vedere quali siano le conseguenze per i testi in questione. Scienza utopica contro
ideologia utopica? Se le inquadrature concettuali sopra delineate hanno un qualche valore, dovremmo
essere per lo meno in grado di captare lopinione o doxa utopica grazie alle nostre reazioni come lettori,
tramite i soprassalti a stento percettibili di irritazione o fastidio scatenati da questo o quel dettaglio
dello schema utopico, tramite i passeggeri riflussi di credibilit o fiducia, tramite le antipatie che
possono essere rigirate sin troppo facilmente contro lo scrittore sotto forma di ilarit o disprezzo. Per
paradosso, non sono queste le reazioni che riserviamo ai propositi fondamentali e all'impalcatura vera e
propria del piano utopico, e ci avviene nonostante le tesi dei commentatori anti-utopici che vorrebbero
indurci a prendere alla lettera i nomi parodistici di Moro, quasi fossero la dimostrazione del suo rigetto
satirico dellintera impresa.
Invece talvolta restiamo interdetti piuttosto di fronte a un dettaglio dello schema, a un
arricchimento o decorazione o abbellimento. Quindi, per esempio, il passo di Moro sulle chiese di
Utopia potrebbe sorprenderci per il carattere apparentemente gratuito della scelta dellaspetto esteriore
e anche per la spiegazione che lautore ci propone.
I    templi sono piuttosto bui, aspetto non dovuto a unignoranza delle leggi architettoniche ma
allintento voluto dei sacerdoti. Essi ritengono che la luce eccessiva indurrebbe i pensieri a divagare
mentre una luce pi scarsa e incerta concentra la mente e induce alla devozione.25
Il    lettore tende subito a trasferire questa opinione allo stesso Moro, soprattutto dal momento
che, in questo contesto, la tesi proposta ha a che vedere con il pluralismo delle pratiche e con la libert
di culto (ma non di non-culto, dovrei aggiungere). Alcuni commentatori hanno interpretato questo
dettaglio come una preferenza per le chiese romaniche rispetto a quelle gotiche, accampando lipotesi
secondo cui si tratterebbe di un ulteriore sintomo dellimpronta medievale dellimmaginazione di
Moro. Se fosse vero, la nostra reazione non potrebbe che accentuarsi.
Questo difetto marginale si unisce allora ai pi famosi passaggi in cui attraverso il testo
sembrano parlare non gli usi e costumi utopici bens i pregiudizi di Moro: per esempio lobbligo per la
futura coppia sposata di esibirsi luno davanti allaltra in tenuta adamitica (caveat emptor!), oppure, a
un livello diverso, la pratica utopica di usare loro esclusivamente per i pitali. Le chiese buie sembrano
esprimere una preferenza, le precauzioni matrimoniali sembrano tradire sardoniche una precedente
esperienza vissuta o uno smacco personale, ma i pitali, quali che siano le fonti classiche, rivelano
almeno in parte lesaltazione divertita per unidea luminosa, per una scoperta, per quei lampi di genio
per i quali Moro era noto.
E perci importante capire le varie forme possibili di quella che abbiamo iniziato a chiamare
opinione utopica: solo la variet di queste intromissioni apparentemente inadatte al genere pu
condurci a quanto hanno in comune, portandoci cos alla loro fonte. Quindi, anche se il concetto di
programmazione dell'uomo (e i relativi metodi pedagogici)  pi che altro uninvenzione di B.F.
Skinner e una sua propriet intellettuale, questo specifico principio strutturale non viene percepito
come opinione gratuita in quellutopia moderna dimenticata e sottovalutata che sintitola Walden Due.
In realt potremmo sostenere che la programmazione  lessenza stessa della pedagogia e della
formazione e che il tema della riprogrammazione (o deprogrammazione)  un aspetto dimenticato delle
Utopie che tendono a nascondere i problemi della loro transizione o nascita, ed  anche un elemento
essenziale di qualsiasi Rivoluzione culturale, che si trovi a dover sostituire le abitudini passate con
quelle nuove. I paradossi interni della riprogrammazione (gli stessi educatori devono essere educati o
rieducati) sono comuni a rivoluzioni e Utopie.
Eppure il giro turistico standard di Utopia che Skinner, come tutti i suoi antenati e successori, si
sente obbligato a offrirci comprende molti dettagli quotidiani che non hanno nulla a che vedere con la
programmazione. E cos richiama la nostra attenzione durante una visita alla mensa su quanto segue.
Nonostante levidente insofferenza di Castle per i dettagli della tecnologia domestica, Frazier si
dilung sui vassoi. Uno dei loro innumerevoli vantaggi era la trasparenza che risparmiava due
operazioni in cucina dato che i vassoi potevano essere visti puliti da entrambi i lati nello stesso tempo...
Il principale vantaggio del vassoio  lenorme risparmio di lavoro prosegu [Frazier], Capir che
cosa intendo quando visiteremo la zona lavapiatti. I ristoranti commerciali farebbero carte false per
imitarci, ma ci richiede uningegneria culturale che non compete loro.26
Vien da pensare che questo problema avr catturato lattenzione di Skinner durante le file in
mensa e nei momenti di distratta osservazione del personale, generando quello che potremmo
chiamare, seguendo Barthes, il punctum narcisistico. Lautore devessere stato molto fiero
dellinventiva, della ricchezza di risorse intellettuali e della libert dalle costrizioni tradizionali che gli
hanno permesso di escogitare questa specifica soluzione, che gli  piaciuta a tal punto da pensare bene
dinserirla nel testo utopico, non tanto come illustrazione di un programma (o dell"'ingegneria
culturale di cui si parla) quanto della sua soddisfazione per essere stato tanto ingegnoso. Lo stesso
Tommaso Moro osservava: "E certo, per naturale disposizione, ogni uomo si compiace del proprio
ingegno: al corvo sorride il proprio corviciattolo, alla scimmia piace il suo scimmiotto.27
N Skinner poteva ignorare le prevedibili reazioni del suo pubblico che qui, seguendo lesempio
freudiano della repulsione dei lettori per la soddisfazione del desiderio palese e ovviamente privata,
possiamo presumere fosse un po scocciato da questa compiaciuta intrusione dellorgoglio di
Skinner-Frazier allinterno di discussioni pi serie. Anzi, lautore piazza lirritazione dritto nel testo,
attribuendo questa reazione a un altro personaggio, Castle, con il quale  perci autorizzato a dibattere
ulteriormente la materia sostenendo la correttezza utopica di simili dettagli.
E le sue tesi non sono necessariamente fallaci. "A causa di un principio comportamentale che
non comprendo appieno sembra che lingestione di cibo abbia a che vedere con lo sviluppo di
preferenze o tolleranze estetiche ci spiega il narratore.28 Al di l del lato puramente estetico,  chiaro
che il tema della cucina e della sala da pranzo  un aspetto centrale del testo utopico da Moro a
Bellamy fino ai giorni nostri, avendo a che vedere con il gender e con la questione femminile e
leguaglianza dei sessi nellUtopia. Anche la cucina e larea da pranzo comuni sono allegorie
delluguaglianza utopica oltre che elementi strumentali alla sua realizzazione, materia di scienza
utopica pi che di ideologia utopica, verrebbe da pensare, anche se il vassoio di Skinner dimostra
quanto sia facile scivolare dalla prima alla seconda, della quale resta esempio inescusabile, per quanto a
un certo livello possa diventare un simbolo o un sintomo sconsolato e pietoso del gender stesso.
Ma forse  impossibile stilare il testo utopico senza impregnarlo di questi impulsi o
soddisfazioni del desiderio. Pertanto anche unUtopia contemporanea di qualit decisamente pi
elevata di quella di Skinner e di unimportanza che dura nel tempo, Ecotopia di Ernest Callenbach (del
1968, esattamente vent'anni dopo quella di Skinner), contiene episodi e dettagli che stupiscono e
irritano il lettore pi di quanto riescano ad arricchire uninvenzione prettamente politica e utopica.
Forse non  necessario soffermarsi sulla scappatella erotica del narratore in ospedale, la quale si
dimostra in maniera piuttosto improbabile essere una procedura operativa standard", per  abbastanza
sintomatico che queste brillanti o ingegnose idee per lappagamento del desiderio siano di origine
sessuale.  anche il caso, ma a un livello antropologico e filosofico pi alto, dellinvenzione di
Callenbach che ha sempre creato imbarazzo persino ai lettori pi disponibili, cio lusanza maschile dei
Giochi di guerra, in cui periodicamente i maschietti tornano alle armi pi primitive, mazze, archi e
frecce, e si sfogano aggredendosi in due gruppi contrapposti, talvolta subendo perdite reali. Prima si
presuppone unaggressivit innata e fondamentale nel maschio della specie, dopodich la si gestisce
con intelligenza. Il combattimento rituale non ha alcun contenuto, nessuno scopo politico, diversamente
dalla politica estera utopica di Moro (che comunque prevede larruolamento di mercenari). In questo
caso si tenta abbastanza chiaramente di affrontare il problema (centrale anche in Ursula Le Guin, come
per esempio in Sempre la valle del 1985) del rapporto tra societ utopica e istinti aggressivi (sempre
che cose del genere esistano), un tema specifico che prevedibilmente si riversa in altri generi di tema
anti-utopistico come la noia della pace utopica, per esempio, o la questione di come contenere la
violenza antisociale. In realt la soluzione crea il problema che doveva risolvere ed evoca il dato di
fatto irraggirabile di un eterno impulso aggressivo. Le donne governano politicamente questa societ,
anche se non  chiaro perch non si sentano escluse da unistituzione che comunque sostituisce gli
sport di massa tristemente noti nelle tradizioni fascista e comunista.
Se gli sport che prevedono il contatto fisico e laggressivit riproducono il lato mascolino del
trito dualismo dei sessi, la nota di Skinner sulle preferenze estetiche" sinserisce nel polo femminile e
ci ricorda che per il maschio americano lestetica, la scienza della bellezza , come la cucina,
assegnata per convenzione al regno della donna. Persino lepisodio della signora Colson,29 pensato
chiaramente per mostrare quanto sia insignificante Frazier nella sua stessa Utopia (la donna non sa
nemmeno chi egli sia), in realt garantisce la sopravvivenza della massaia tradizionale in questo
progetto pur tanto raffinato intellettualmente di trasformazione sociale radicale. Bellamy e Morris sono
ancor pi sospetti a questo riguardo, mentre anche i corviciattoli e le scimmiette di Moro evidenziano
involontariamente un interesse inconscio per la riproduzione sociale" e per una genderizzazione della
fantasia utopica.
Avr modo in seguito di suggerire che a essere represso forse non  tanto il problema della
disparit tra i sessi quanto il problema dellistituto stesso della famiglia, ma a questo stadio i due temi
sono strettamente intrecciati e non sembra affatto azzardato interpretare almeno alcune di queste
gratuite fantasie utopiche come sintomi di una repressione pi fondamentale, quella dellimpotenza
dellimmaginazione utopica di fronte ai tab che impediscono una globale ristrutturazione dellordine
sociale. Questi tab vanno forse letti come leffetto e influenza funesta, quasi la controspinta di una
qualche pulsione antiutopica, una sorta di energia negativa suscitata dallattivazione dellenergia
utopica stessa? Non sono molto propenso a riconoscere come forza positiva il pregiudizio anti-utopico,
un gesto questo che resusciterebbe il manicheismo e il concetto di male come realt. In un prossimo
capitolo scriver che il terrore dellUtopia assume forme privative, con una loro determinazione e un
loro significato ideologici, mentre che esista un principio di realt allinterno della soddisfazione del
desiderio, questo lo dimostrer tra un paio di capitoli.
Comunque dobbiamo ammettere che le mille fantasie utopiche allinterno di questo panorama,
simili agli sbuffi di gas sotterranei che fuoriescono da molteplici fori aperti sulla superficie della
brughiera utopica, devono essere analizzate come altrettante emanazioni di quell'elemento piuttosto
diverso che  la pulsione utopica, della quale abbiamo affermato sin dallinizio che va distinta
dallarchitettura primaria dellImagination utopica o della "scienza utopica.30 In questi minimi anfratti
possiamo osservare in azione unenergia (possiamo chiamarla ingegno, invenzione, decorazione o
ornamento) non inferiore allaugusta potenza della formazione della trama che Aristotele ha giudicato
essenziale allarte, anche e forse soprattutto a causa di una prospettiva estetica in fin dei conti limitata
al teatro come forma e come mezzo di comunicazione. Inoltre qui troviamo soddisfazioni utopiche non
meno degne di ammirazione estetica dei dettagli dellabito che Marcel scopriva stupefatto durante le
sue passeggiate al Bois de Boulogne in compagnia di Madame Swann.
E comprendevo che a quei canoni secondo cui si vestiva ella obbediva per s, come ad una
saggezza superiore di cui fosse la grande sacerdotessa. Se infatti le accadeva di sentire troppo caldo e di
sbottonare o anche di togliersi del tutto e di darmi da portare la giacchetta che aveva creduto di dover
tener chiusa, scoprivo nella camicetta mille particolari di lavorazione che avevano avuto ogni
probabilit di restare inosservati, come quelle parti orchestrali cui il compositore ha dedicato tutte le
proprie cure, sebbene non debbano mai giungere fino agli orecchi del pubblico. Oppure, nelle maniche
della giacchetta piegata sul mio braccio, vedevo, guardavo lungamente, perch mi piaceva o per
cortesia, qualche particolare squisito, una striscia duna tinta deliziosa, una fodera color malva di solito
nascosta agli occhi di tutti, ma lavorata con la stessa delicatezza delle parti esterne, come certe sculture
gotiche delle cattedrali, dissimulate sul rovescio duna balaustra a una trentina di metri dal suolo,
perfette come i bassorilievi del portale maggiore, ma che nessuno aveva mai visto prima che, per caso,
viaggiando, un artista ottenesse di salire a passeggiare in pieno cielo, per dominare tutta la citt, tra le
due torri campanarie.31
Bizzarro come un doccione gotico  infatti il corrispettivo utopico di questi dettagli, e il gender,
al pari dellinconscio freudiano, vi si esprime come una specie di maschera deformata che serve da
camuffamento e protezione dellUtopia stessa, la goffaggine privata che nasconde la disperazione
pubblica, limbarazzo che ancora una volta contrassegna il desiderio dellaltro. Soltanto in Fourier
possiamo trovare il gioioso arazzo di una miriade di erotismi pubblici, esibiti a viso scoperto, come le
schiere di amorini i cui gruppi plasmano la forma complessiva del Falansterio.
Senza dubbio, come in ogni dualismo (bellezza e sublime, trama e personaggio, centro e
margine, soggetto e altro, studium e punctum, surdeterminazione e soddisfazione del desiderio,
strategia e tattica, metafora e metonimia, sole e luna, bene e male), la coppia Fancy e Imagination 
ineluttabilmente passibile di reinterpretazione in termini di gender (cos come il gender stesso pu
essere reinterpretato in termini di potere o di qualsiasi altro dualismo che si batte per diventare
unillusoria "ultima istanza determinante). Pi significativo  il fatto che  sempre il termine
subordinato a sembrare pi definito di quello dominante ( sempre pi facile proporre una lettura della
Fancy di Coleridge che spiegare che cosa egli intendesse con Imagination), ma anche che, come in tutti
i dualismi, i termini si scambiano incessantemente di posto in un'alternarsi in cui il "tenore diventa il
"veicolo e quanto era Imagination e forma suprema diventa inaspettatamente una battuta e un artifizio
ingegnoso mentre ci che prima era decorazione assume una inattesa funzione architettonica. Abbiamo
gi notato come il vassoio di Skinner segnali il ruolo del gender e della trasformazione utopica della
cucina e della sala da pranzo, del lavoro femminile e persino dellestetica, tutti aspetti questi che
diventeranno principi organizzativi centrali nelle Utopie femministe della generazione successiva a
Walden Due. (Inoltre, con un minimo dinventiva, il vassoio trasparente potrebbe indicare laccesso
alla totalit sociale, alla mappatura cognitiva della produzione, allo svelamento delle relazioni sociali e
strutturali che  stato una delle grandi vittime del lavoro taylorista e dell'autorit centralizzata del
capitalismo fordista.) I giochi di guerra di Callenbach possono raffigurare facilmente i riti collettivi con
cui una societ si riafferma e con i quali sostituisce allimmediatezza del conflitto individuale la sua
versione mediata e istituzionale.
Comunque sia, forse qui abbiamo a che fare con una trasformazione pi fondamentale di
qualsiasi riposizionamento puramente ciclico dei tropi, cio con lo spostamento strutturale della
soluzione utopica dei problemi causato dallavvento del capitalismo industriale che cancella ogni
possibilit di ricordo salvo la nostalgia e azzera persino la semplice esistenza arcadica e la vita del
villaggio da cui le precedenti Utopie potevano ricavare le loro immagini di vita quotidiana utopica e in
cui la Fancy trovava i suoi mattoni e il suo terreno operativo. Adesso il suo compito diventer poco per
volta straordinariamente complesso, mentre lattivit della Imagination sar spettacolarmente
semplificata dato che ora un singolo sistema o modo di produzione ha soppiantato tutti gli altri,
lasciando allUtopia il programma relativamente lineare di abolirlo. In Moro o persino in Platone, si
poteva arrivare a tanto semplicemente abolendo la moneta, una soluzione che oggi crea pi problemi di
quanti ne risolva.
Ma quando il processo mercantile e industriale viene riconosciuto come un sistema dotato di un
proprio specifico statuto, unammissione la cui maturazione si compie tra Adam Smith e Marx, allora
la struttura onnicomprensiva del capitalismo ha sostituito le grandiose costruzioni che limagination
pu rivendicare, mentre anche la grande alternativa, il socialismo,  emigrata dal mondo della fantasia
utopica in quello delle politiche pratiche. Quindi in entrambi i casi le inquadrature capitalista o
socialista vengono postulate in anticipo e presupposte dall'Imagination utopica, e il baricentro della
costruzione utopica passa alla Fancy, che comincia a elaborare instancabilmente progetti tramite i quali
il capitalismo viene migliorato o neutralizzato oppure il socialismo  edificato nella mente. A questo
punto il tema dominante della moneta prolifera in una miriade di schemi di denaro burla o di ridicole
proposte monetarie, che diventano i meccanismi determinanti di questa o quella nuova fantasia utopica
(nelle Utopie socialiste ci pensano le forme politiche dellorganizzazione collettiva ad accollarsi
allincirca la medesima funzione). Per ormai  abbastanza chiaro che lo spirito dellinvenzione utopica
 cambiato e le sue difficolt sono cresciute dal punto di vista della Fancy, mentre la funzione
dell'Imagination si atrofizza pian piano per lutilizzo ridotto.  il processo che abbiamo definito come
uno spegnimento della pulsione utopica, un indebolimento del desiderio utopico, e che giunge infine a
fiaccare le nostre opzioni politiche tendendo a lasciarci nella posizione inerme di complici passivi e di
prefiche impotenti.
Quando limagination utopica fiorisce, fiorisce nello spazio che era stato della Fancy utopica,
cio tentando di immaginare una vita quotidiana totalmente diversa da questa, priva di competizione o
preoccupazioni, ignara di lavoro alienato o di invidia e gelosia degli altri e dei loro privilegi.  un
tentativo che scivola insensibilmente nella metafisica, come la quiete del ritorno heideggeriano
allEssere. Intanto la Fancy si scervella in cerca di nuovi progetti sistemici come il cherubino che
scribacchia nella Melancolia di Drer (le due figure centrali della Melancolia e del suo piccolo
compagno potrebbero essere in realt altrettante allegorie di Imagination e Fancy) sfornando invenzioni
ingegnose ma sostanzialmente socialdemocratiche come la Tobin tax oppure straordinarie proposte
sistemiche come la societ della lotteria di Barbara Goodwin,32 non riuscendo tuttavia a toccare le vette
delle visioni entusiasmanti dei vecchi testi utopici. Comunque lopposizione tra i due e la loro
collaborazione formale, la loro tensione e complementarit resta una realt politica perfino oggi, e nel
capitolo finale suggerir che corrisponde in un certo senso allattuale antagonismo fra le ideologie
rivali di sinistra: il marxismo e lanarchismo, limagination totalizzante del primo vista come difesa di
organizzazione, stato e partito, mentre linteresse degli anarchici per le libert quotidiane e per una
vita oltre la centralizzazione, il potere e la subordinazione, si riallaccia inevitabilmente alle migliori
tradizioni della Fancy utopica, compresi gli straordinari dettagli libidici di Fourier.
Intanto questa struttura cangiante della soddisfazione del desiderio ci ha distratti dal contenuto
del desiderio utopico e anche dalla natura del processo tramite il quale si esaudiscono i desideri. Inoltre
il risalto dato allUtopia come fantasia o produzione di un appagamento del desiderio fa nascere
uninaspettata confusione terminologica aggravata dallo stesso termine fancy, vale a dire
lassimilazione del genere utopico a quella che oggi  chiamata commercialmente "fantasy, accanto al
suo omologo come genere e come mercato, la fantascienza. Dobbiamo risolvere questo equivoco prima
di tornare ai problemi, diversi ma non meno significativi, posti dalla soddisfazione del desiderio.
...
.
...
NOTE:
.
1 Roland Barthes, Sade, Fourier, Loyola, cit.
2 Louis Marin, Utopiques, cit.
3 Frank e Fritzie Manuel, Utopian Thought, cit., vedi in particolare la loro analisi della
proliferazione delle sette religioso-rivoluzionarie durante la Rivoluzione inglese: "Edwards era
soltanto il pi notevole tra gli specialisti che mentre elencavano unampia variet di abominevoli eresie
teologiche e sociali fecero di tutto per dare limpressione di essere della stessa risma. L'Heresiography
di Ephraim Pagitt (1645), pi limitata nel suo campo dindagine, parlava di venti specie di anabattisti,
poi di munzeriani, di apostolici, di separatisti, di catari, di silenti, di entusiasti eccetera (pp. 334-335).
Viene alla mente il paradigmatico quadro delle sette politiche durante la rivoluzione del 1848
nellEducazione sentimentale di Flaubert.
4 O da chi legge lammirevole biografia di Jonathan Beecher Charles Fourier: The Visionary
and his World, California 1986.
5 T.W. Adorno, Philosophie der neuere Musik, Frankfurt 1958 (1948, trad. it. Filosofia della
musica moderna, Torino 1959), pp. 41 e ss; e Aesthetic Theory, pp. 44-45, 56-58, 244-245.
6 Collegato con grande lungimiranza allUtopia da Robert C. Elliott nel suo dittico The Power of
Satire, cit., e The Shape of Utopia, Chicago 1970.
7 Come noto, Coleridge ha parlato di sfuggita di questo suo celeberrimo contributo teorico in un
punto cruciale della sua opera: i capitoli xii e xiii della Biographia Literaria. Pertanto vale la pena di
citare integralmente questo passo relativamente breve. Allora consideriamo limmaginazione primaria
o secondaria. LImagination primaria  lagente motore e il potere vivente di qualsiasi percezione
umana, ed  ripetizione nella mente finita delleterno atto della creazione nellio sono infinito.
LImagination secondaria  a mio parere leco della precedente e coesiste con il volere consapevole,
eppure  identica alla primaria quanto al genere di agente, differendo solo nel grado e nel modo del suo
operare. Dissolve, diffonde e dissipa per ricreare o, laddove sia impossibile questo processo, comunque
si sforza di idealizzare e unificare.  essenzialmente vitale, persino quando gli oggetti (in quanto
oggetti) sono nella loro essenza fissi e morti. Al contrario la Fancy non ha contrari con cui baloccarsi.
In realt non  altro che una modalit della memoria emancipata dallordine del tempo e dello spazio,
espressa dalla parola Scelta. Ma al pari della memoria comune la Fancy deve ricevere tutti i suoi
materiali preliminari dalla legge delle associazioni, Biographia Literaria, London 1949 (1817), pp.
145-146.
8 Il termine oppone la "decorazione, o facciata di un palazzo, al vuoto del riparo alle sue spalle:
vedi Robert Venturi, Denise Scott-Brown e Steven Izenour, Learning from Las Vegas, Cambridge
(Mass.) 1972 (trad. it. Imparando da Las Vegas, Venezia 1985).
9 Vedi lo stupefacente Ornament and Crime di Adolf Loos, Riverside (Cal.) 1998 (1908).
10 Sigmund Freud, The Standard Edition of the Complete Psychological Works of Sigmund
Freud, London 1954, volume ix, pp. 143-153 (trad. it. in Opere, 1905-1908, Torino 1972, pp.
371-383).
11 Ivi, volume v, p. 488.
12 Ivi, volume ix, p. 145 (trad. it. cit., p. 376).
13 Ivi, p. 150 (trad. it. cit., p. 380).
14 Ibid.
15 Ibid. (trad. it. cit., p. 381).
16 Ivi, pp. 152-153 (trad. it. cit., p. 383). Dal momento che questa discussione puramente
formale sembra lasciare poco spazio a unidentificazione del lettore utopico (o artistico) con il
desiderio originale, vale forse la pena di aggiungere unaltra annotazione di Freud sulla proiezione
riuscita della soddisfazione del desiderio dellartista. Pu tuttavia raggiungere un tale risultato soltanto
perch altri uomini provano la sua stessa insoddisfazione per la rinuncia imposta dalla realt, e perch
dunque questa insoddisfazione che risulta dal fatto che il principio di piacere  stato sostituito dal
principio di realt  essa stessa parte del reale, Standard Edition, volume xii, p. 224 (trad. it.
Precisazioni sui due principi dell'accadere psichico, in Opere, 1909-1912, Torino 1974, pp. 458-459).
17 Jacques Lacan, seminario 1958-1959, Le Dsir et son interprtation, 10 dicembre 1958.
18 Freud, Standard Edition, volume ix, p. 153 (trad. it. cit., p. 383).
19 Platone, Complete Works, Indianapolis 1997: vedi in particolare il Menone, p. 97; la vii
Lettera, pp. 1659-1660; e il Teeteto, pp. 189-190.
20 Alexandre Koyr, tudes Galilennes, Paris 1939 (trad. it. Studi galileiani, Torino 1979).
Vale la pena di aggiungere che questa rilettura canonica di Koyr (che sottintende che le teorie di
Galileo fossero "esperimenti di pensiero antisperimentali)  stata al centro di un importante dibattito
negli studi sulla scienza contemporanei.
21 Marx-Engels, The German Ideology, Mosca 1964 (1845-46, titolo originale Die deutsche
Ideologie, trad. it. Lideologia tedesca, Roma 1958), p. 34.
22 Louis Althusser, Lenin and Philosophy, New York 1971 (titolo originale Lnine et la
philosophie; trad. it. Lenin e la filosofa, Milano 1969).
23 Ivi, p. 171.
24 Ivi, p. 162. Qui Althusser sembra avere omesso il terzo termine della triade lacaniana, l'ordine
del Simbolico, opposto sia allImmaginario (legato allo stadio dello specchio) sia al Reale stesso,
notoriamente definito da Lacan come "ci che resiste assolutamente alla simbolizzazione. Ci
nonostante credo si possa dire che Althusser presuppone siano stati due modi possibili di scendere a
patti con il Reale: quello ideologico, in cui la funzione immaginaria include lio, e quello della
"scienza, da cui lio  espunto, che tenta di mappare il Reale traducendolo in "simbolico, cio in
termini puramente sintattici (come quelli di una formula matematica).
25 Thomas More, Works, vol. iv, p. 142.
26 B.F. Skinner, Walden Two, New York 1948, pp. 48-49 (trad. it. Walden due, Firenze 1975).
Per evitare accuse di arbitrariet, adduco anche lesempio del padre fondatore della fantascienza. Ho un
grosso debito con Dan Smith (in un libro che deve ancora uscire sulla cultura materiale in letteratura)
per via dello strano caso delle sedie di H.G. Wells che arredano in maniera abbastanza gratuita
lappartamento del protagonista nel primo romanzo sf moderno, La macchina del tempo del 1895. Il
narratore spiega: "Le nostre sedie, essendo un suo brevetto, ci abbracciavano e cullavano invece di farci
soltanto da sostegno. Smith lo legge abbastanza plausibilmente come un giudizio su William Morris e
sulla sua Utopia nostalgica che non solo brevettava le proprie seggiole imbottite, ma  anche presente
in forma fittizia nei piccoli gruppi di amici a cui il Viaggiatore del tempo racconta le sue avventure.
Questo esercizio wellsiano di Fancy  quindi affine a unintera produzione secondaria di modernit
come Utopia materiale nonostante il futuro infelice della razza umana in questo primo romance
scientifico, e nonostante i suoi sentimenti ambigui riguardo l'Utopia.
27 Ho commesso la scorrettezza di usare la traduzione di Paul Turner, p. 42 (vedi nota 1 del
capitolo 3 supra); cfr. Works, IV, p. 57.
28 B.F. Skinner, Walden Two, cit., p. 46.
29 Ivi, pp. 218-221.
30 Per questa osservazione sono in debito con Jonathan Flatley.
31 Marcel Proust,  la Recherche du temps perdu, Pliade, Paris 1987, vol. I, pp. 626-627 (trad.
it. Alla ricerca del tempo perduto, Torino 1978, traduzione di Franco Calamandrei).
32 Barbara Goodwin, Justice by Lottery, Chicago 2001.
...
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...
Capitolo 5. Il grande scisma.
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Se davvero lUtopia  un sottoinsieme socioeconomico della fantascienza,1 il nuovo inatteso
conflitto terminologico la contrappone a quella che oggi  genericamente nota come fantasy, la quale
ha in realt un lignaggio storico pi antico della fantascienza (che di solito si vede assegnare come data
di nascita il 1895, con La macchina del tempo di Wells, se non il 1818, con il Frankenstein di Mary
Shelley). Legittime o meno che siano, le pretese scientifiche della sf regalano al genere utopico una
gravitas epistemologica che qualsiasi apparentamento con la fantasy comprometterebbe invece in
maniera disastrosa: una parentela con Platone o Marx  una credenziale assai pi decorosa per il testo
utopico dei viaggi fantastici sulla luna di Luciano o Cyrano. Perci sembra necessario concederci una
pausa per una breve deviazione in questo nuovo dibattito sui generi, prima affrontando le differenze
strutturali tra  sf e fantasy, quindi arrivando allimportanza di questultima per lUtopismo e per la
costruzione utopica.
Negli ultimi anni la gara fra sf e fantasy, che se sviluppata nettamente a vantaggio della
seconda, soprattutto fra i lettori pi giovani delle innumerevoli serie a pi volumi,  parsa assumere i
toni della feroce contrapposizione fra cultura alta e cultura di massa, cos cruciale per lautodefinizione
del modernismo "alto ma assai meno significativa per la sua incarnazione postmoderna. Non solo le
vendite della fantasy sopravanzano di gran lunga quelle di una immiserita sf seria, ma quest'ultima ha
ormai soltanto un seguito specializzato che non pu essere minimamente paragonato a quello di
Tolkien (postumo) o di Harry Potter (invece assai attuale). Il numero sempre crescente di film ricavati
dai testi di Philip K. Dick non ha incoraggiato una significativa rivalutazione di questa fondamentale
personalit letteraria americana (soprattutto perch persino ladattamento pi importante, Blade
Runner, film di Ridley Scott del 1982,  unelegante malinconia futurista che fa a pugni con la sua
fonte letteraria, il racconto Do Androids Dream of Electric Sheep? - Cacciatore di androidi, del 1966).
Tuttavia nemmeno un pubblico di massa potrebbe giustificare paragoni estesi tra gli attuali best-seller
fantasy e la mania utopistica ispirata da Guardando indietro di Bellamy. Quanto a Morris, assieme a Le
Guin uno dei pochi praticanti sia dellUtopia che della fantasy, la sua riuscita come utopista non 
particolarmente facilitata dallinteresse per la fantasy medievale o per il romance, che tende a far
leggere Notizie da nessun luogo come un idillio o una pastorale.
In realt la fantasy ha, come genere, affinit pi forti con i contenuti medievali che con le forme
rinascimentali, e sar questo uno dei temi che esploreremo, soprattutto alla luce delle correnti medievali
che continuano a influenzare l'Utopia di Moro. Vorrei per affrontare anche altre due caratteristiche
strutturali della fantasy in netto contrasto con la  sf e che possono anche fungere da differentiae
specificae del genere, cio lorganizzazione della fantasy attorno alla dicotomia etica tra bene e male e
il ruolo fondamentale che questo genere riserva alla magia.
Torneremo fra poco alla magia. Quanto alletica non sembrerebbe necessario dimostrare, dopo
Nietzsche, il suo carattere regressivo, anche se forse la tesi di Nietzsche  rafforzata dalla perpetua
necessit di ritornare a questa dimostrazione.2 Il filosofo stesso cerc di colpire al cuore il cristianesimo
dimostrando laggressivit insita nel suo obbligo a fare la carit: non solo il fare il bene agli altri
garantisce la loro gratitudine e quindi il mio potere su di loro, ma, secondo la pi ampia visione storica
di Nietzsche, lamore del prossimo disarma il forte e inaugura la nuova religione dei deboli. Pi di
recente Sartre ha analizzato la funzione della dicotomia etica come maniera di garantire la centralit
dellio e delle sue ideologie, marginalizzando letteralmente laltro che cos diventa il locus del male.
Foucault ha elaborato ulteriormente questa tesi in unindagine sui dispositivi di potere impliciti
nell'opposizione tra buono e cattivo e sull'istituzionalizzazione della norma sopra lanormale e
leccezione. Forse per sono sufficienti le frasi di Freud citate nel precedente capitolo a chiarire lo
spirito essenzialmente infantile di una contrapposizione tra eroi e cattivi che riconferma la prospettiva
narcisistica dellio sulle altre persone e realt.
La componente medievale, assieme alla nostalgia cristiana (o addirittura anglicana),
particolarmente spiccata in Tolkien e nei suoi compagni di strada come anche nella serie di Harry
Potter, devessere distinta con nettezza dalluso di ambientazioni storiche che vediamo in azione nella
tradizione fantascientifica, che utilizza una cornice formale determinata dai concetti del modo di
produzione pi che della religione: non possiamo affermare che unopera come il notevole Pavana di
Keith Roberts (1968), in cui il trionfo dellArmada spagnola impone allInghilterra un dominio
cattolico intrinsecamente medievale fino ai tempi moderni, dimostri una qualsiasi nostalgia per questa
storia alternativa pi dellaffine E' difficile essere un dio dei fratelli Strugatzki (1964), e infatti molte di
queste storie alternative, dai libri steampunk come La macchina della differenza di Gibson e Sterling
(1990) alla trilogia Helliconia di Aldiss (1982), a Crucible of Time di Brunner (1983), a Years of Rice
and Salt di Kim Stanley Robinson (2002), sono ancora legate ai valori del Rinascimento.3
Nondimeno, quella che definisco estetica del modo di produzione condivide con lo storicismo
della fantasy un fiuto quasi viscerale per le carenze chimiche del nostro presente, a cui entrambi i
generi propongono rimedi immaginari, per quanto di tipo assai diverso. I vari storicismi sf, imperi
romani galattici, fantasmagorie orientaliste, mondi di samurai, Fondazioni medieval-corporative, si
pongono su un piano di parit con le immagini di questo o quel futuro fantastico, e quali che siano i
dettagli pi fantasiosi, come i vermi delle sabbie nel Dune di Frank Herbert (1965), non fanno che
rafforzare le componenti di una situazione essenzialmente storica piuttosto che servire come veicoli per
una fantasia di potere. Infatti la notevole costruzione ecologica di Herbert offre un sintomatico
contrasto testuale con i paralleli mondi fantasy del genere "sword-and-sorcery. Persino la figura
rivelatrice del redentore-salvatore, tipica di tanta altra fantascienza anni sessanta come Straniero in
terra straniera di Heinlein (1961),4  un sintomo di quel periodo storico e lespressione di una
sensazione di incombente cambiamento quasi utopico piuttosto che una figura stereotipa prelevata dal
magazzino dei personaggi fantasy (nel quale, come accade nella tripartizione indo-europea delle
funzioni di Georges Dumzil, l'eroe-guerriero tende a essere radicalmente separato dal sacerdote-mago,
come vedremo tra poco). Intanto la sf postmoderna, in particolare il cyberpunk di Bruce Sterling,
dimostra un appetito apparentemente insaziabile per le visioni storiciste di altri modi di produzione, un
fenomeno senza dubbio imparentato con quel genere postmoderno che altrove ho chiamato film
nostalgico.5 Comunque questo genere di fantascienza scandaglia gli aspetti imprenditoriali del passato
e del futuro e, neoconservatrice o meno, non  di sicuro reazionaria alla stregua della fantasy.
Questultima respira unatmosfera medievale pi pura e pi convenzionale e sogna la sua
visione astorica lungo traiettorie nettamente delineate, dalla religione alla vita nel villaggio, dalle
superstizioni e leggende fino alle grandi battaglie tra nobilt e contadini.  pi corretto identificare
questi strati come caste che come classi (nel senso moderno industrial-capitalista) dal momento che
sono caratterizzate da un senso di differenza fisica e mentale analogo (ma non identico) al razzismo
moderno. Infatti, uno dei tratti che differenziano la casta dai moderni concetti di razza e classe consiste
nella cultura specifica attribuita a ciascuna di queste popolazioni strutturali del feudalesimo. Non
sorprende affatto che la casta egemone generi una propria estetica, anche se l'altezzosit votata alla
morte dellaristocrazia medievale, con il suo culto dellonore e della virilit in stile samurai, 
ovviamente assai diversa dallo spirito della successiva cultura dominante borghese.  per nella cultura
dei contadini che troviamo gli aspetti pi originali della vita medievale, soprattutto se messi a confronto
con lo sfinimento e le vite alienate dei moderni operai in fabbrica, ai quali il socialismo (e dopo di lui la
cultura massificata) dovr portare la cultura dallesterno. Comunque la cultura contadina rappresenta
una negazione e un ripudio radicale dei padroni aristocratici, con la sua scaltrezza e codardia
brechtiane, il suo mutismo e il suo attaccamento ai ritmi taoisti della natura, il suo segreto omaggio alla
figura primordiale del briccone, del trickster.6 Il contrasto fra queste due estetiche di casta attraversa la
stessa religione, in cui la ricchezza della chiesa, dei suoi principi e dei suoi rituali sontuosi, il cui dio
torturato e la cui ossessione per il peccato e il giudizio universale si pongono in stridente contrasto con
la sopravvivenza, tra i contadini, degli antichi culti della natura accanto alla povert gioiosa dei
francescani e alla baldoria plebea delle sagre e dei grandi pellegrinaggi. Ognuna di queste culture
genera allora proprie forme e generi peculiari: la chanson de geste esprime lethos dei baroni feudali,
cos come la fiaba esprime in modo altrettanto vivido le speranze e la fede dei contadini. Quindi il
materiale culturale medievale ci offre una miscela di voci e pratiche estetiche: lonnipresenza della
bipartizione tra bene e male e lalterit radicale che gi informa le prime crociate e lodio per lIsIam
coesistono con il cristianesimo plebeo dei villaggi e con il suo ugualitarismo.
Invece nella fantasy moderna questi stili culturali incompatibili si fondono in modi inaspettati:
infatti Tolkien sfrutta la nostalgia del villaggio per favorire una visione minacciosa, pi tipicamente
aristocratica, della battaglia epica tra Bene e Male, che fa abbastanza a pugni con lestetica della favola
contadina. Qui le ideologie religiose antagoniste del Medioevo si combinano armoniosamente in uno
spiritualismo anti-illuminista che abbraccia tutto lo spettro degli insoddisfatti della modernit, dai
fondamentalismi americani per ignorantoni fino alle stridule reazioni degli anglicani. Vale anche la
pena di ricordare la natura astorica di queste preoccupazioni etiche dal momento che sembra sia proprio
lassenza di un qualsiasi senso della storia a differenziare pi nettamente la fantasy dalla fantascienza,
inducendoci a tenere conto di ci in sede di confronto sistematico con la forma utopica. Uno
spostamento dalla politica alletica e una visione essenzialmente astorica della vita sociale non sono
sicuramente sufficienti a distinguere la logica interna della fantasy moderna come genere o modo dalle
altre forme letterarie contemporanee (incluse quelle della letteratura alta o della cultura alta). N la
peculiare cornice religiosa costituir un tratto distintivo in senso formale fino a quando non avremo
ampliato il nostro concetto di ideologia religiosa in modo da inserire in essa quanto la religione
ufficiale ha sempre denunciato e ripudiato, cio la pratica della magia, il cui significato figurale
dobbiamo adesso prendere in esame.
Quanto alla religione medievale,  importante comprendere le incomparabili risorse concettuali
della teologia di quel periodo, che non risiedono tanto in un particolare sentimento di piet quanto nella
struttura generale, in una versione notevolmente sofisticata di quello che Lvi-Strauss chiamava pense
sauvage, e che nelle sue forme pi primitive si esprime in un tipo di sapere puramente percettivo
sviluppato in assenza di concetti astratti o propriamente filosofici. La teologia medievale, come il
pensiero tribale,  simbolica pi che concettuale, ma diversamente dal mito  un sistema di pensiero
straordinariamente elaborato e articolato, affinato dopo la nascita della filosofia classica vera e propria
e perfettamente consapevole delle sottigliezze concettuali e linguistiche di questultima e della
ricchezza delle sue problematiche. Quindi la teologia  un ricettacolo di figurazioni e di speculazioni
simboliche le cui dinamiche sono state recuperate soltanto in era moderna con la psicoanalisi e la
Ideologiekritik. Per  importante non confondere questo notevole esperimento linguistico con la
religione vera e propria, e invece concentrarsi sui suoi meccanismi basilari pi che su qualsiasi
presunto contenuto soggettivo come la fede.
Questi meccanismi si riassumono nella parola allegoria che, per quanto enigmatica, deve
costituire la chiave di qualsiasi tentativo di arrivare al cuore del Medioevo. Per lallegoria  gi
implicita nello stesso concetto di pense sauvage, che persino nella maniera di pensare degli indigeni di
Lvi-Strauss postula il gioco di prestigio intellettuale dei dati singoli promossi alla propria idea o
universale in modo da diventare classi di se stessi. Lallegoria porta in primo piano questa strana
procedura per mezzo di un inedito autoreferenzialismo o autodesignazione in cui il linguaggio di un
testo necessariamente mima il suo contenuto e usa se stesso per articolare linesprimibile. Lasciamo
che a illustrarci in maniera succinta e vivida questo procedimento complesso sa ladattamento
musicale di Adrian Leverkhn dal Paradiso.
Cos, per esempio, nel brano che godeva delle mie particolari simpatie e che anche Kretzschmar
aveva molto lodato, dove il poeta scorge nella luce dellastro di Venere le luci minori, cio gli spiriti
dei beati che girano in cerchio, gli uni pi rapidamente, gli altri pi adagio, al modo di lor viste
interne, e paragona quel movimento con le faville che si distinguono nella fiamma e con le voci che si
discernono nel canto quanduna  ferma e laltra va e riede. Ero stupito ed entusiasta della
riproduzione delle faville nel fuoco e delle voci intrecciate.7
.
E come in fiamma favilla si vede, e
come in voce voce si discerne,
quanduna  ferma e l'altra va e riede,
vidio in essa luce altre lucerne
muoversi in giro pi e men correnti,
al modo, credo, di lor viste interne.
Di fredda nube non disceser venti,
o visibili o no, tanto festini,
che non paressero impediti e lenti
a chi avesse quei lumi divini
veduti a noi venir, lasciando il giro
pria cominciato in li alti Serafini;
e dentro a quei che pi innanzi apparir
sonava Osanna" s, che unque poi
di riudir non fui sanza disiro.8
.
Qui si prefigura una specie di corpo utopico man mano che i sensi si scambiano di posto, le luci
fanno anche la parte dei suoni e viceversa:  lelemento stesso dell'allegoria, la cui pense sauvage,
spoglia di astrazioni,  costretta a usare ogni singola percezione per esprimere laltra, che poi si
appropria dellaltra per tornare su se stessa al fine di sostenere la propria esistenza come
rappresentazione. Quindi la musica di Adrian non  tenuta ad aggiungere una terza dimensione allo
schema allegorico di Dante ma a inserirsi semplicemente nellincessante interscambio da tenore a veicolo.
Anche se ho minimizzato il contenuto teologico di questa forma, possiamo sicuramente
avanzare lipotesi che sia la suprema irrappresentabilit del divino a fornire al testo mistico la sua
vocazione fondamentale e a giustificare lallegoria come estrema struttura del linguaggio.
 appunto questa dimensione allegorica che manca nella fantasy moderna, il cui immaginario
medievale sembra strutturato soprattutto attorno allonnipresenza della magia, sfruttata dai grandi
maghi per la ricerca del potere nella loro replica della battaglia cosmica tra Bene e Male che riflette,
come abbiamo visto, le ideologie aristocratiche dellestetica medievale. In realt la magia  la
componente pi problematica dello sword and sorcery dal momento che non  difficile capire che la
battaglia con armi daltri tempi  una regressione allera pretecnologica e un tentativo di ricreare lo
scontro corpo a corpo tra individui.
Daltro canto la magia solleva tutti i problemi irrisolti relativamente alla distinzione tra fantasy
e fantascienza, soprattutto quello di decidere perch le tecnologie pi fantasiose della sf, come il
teletrasporto o il viaggio nel tempo, i computer sovrumani, la telepatia o le forme di vita aliena,
dovrebbero essere viste in unottica diversa rispetto ai maghi o ai draghi. La fortunata etichetta dello
straniamento cognitivo9 che Darko Suvin attribuisce alla fantascienza, sottolineando il
coinvolgimento del testo sf nella ragione scientifica, sembra continuare una lunga tradizione che ha
dato particolare risalto critico alla verisimiglianza, tradizione che si sviluppa da Aristotele in poi (lo
Stagirita spiegava, com noto, che la storia descrive solo ci che  accaduto, mentre la poesia, in
senso lato, descrive eventi probabili o credibili).10 E cos laspetto cognitivo della sf sfrutta le certezze e
le analisi di unepoca scientifica razionale e mondana, e luso innovativo che fa Suvin di questo
concetto consiste nel presupporre che oggi il sapere (lintelletto generale di Marx)11 includa il sociale, e
che quindi il modo in cui  recepita la sf comprenda in fin dei conti lutopico.
Forse questa distinzione trova il suo banco di prova cruciale nei fenomeni pi marginali: Jules
Verne sembra guardare al passato e riassumere lintera tradizione di macchine fantastiche che risale
alle spalle di Cyrano per giungere fino a Luciano. Nella fantasy il drago pu essere considerato
lequivalente dellastronave o del teletrasporto nella sf, ma in quanto essere vivente  anche capace di
incarnare la pura e semplice alterit, di modo che le sue potenzialit simboliche superino di gran lunga
quelle delle macchine inanimate. In effetti in Delany e Anne McCaffrey lestasi dei draghi in volo
esprime unintensit al limite dellumano, e anche in Le Guin la sapienza e intelligenza sovrannaturale
del drago, e la sua relazione simbolica con gli umani, lo rendono un mezzo per trascendere le nostre
normali possibilit.12 Invece nella fantascienza il rapporto con lastronave come intelligenza artificiale
(lesempio pi noto  2001) o con altri tipi di biotecnologia, come la casa intelligente,13 
unevoluzione relativamente marginale che diventa centrale nel genere soltanto con le tematiche dei
robot (Asimov), degli androidi (Philip K. Dick) e in seguito dei cyborg (Donna Haraway). Ma queste
macchine sono ormai diventate lAltro, sono state quindi promosse al rango di una nuova, distinta
specie alternativa allumanit.
Comunque sia la fantasy rimane legata, come genere, alla natura e allorganismo. Nel
cancellamento dei confini che vediamo allopera nelle attuali teorie del post-umano, il tiro alla fune tra
organismo e macchina tende sempre pi nettamente alla prevalenza di questultima, nellingegneria
genetica o nella promozione della biologia sulla fisica come scienza prototipica. Il reinserimento del
materiale organico nellimmaginario del cyborg o dellintelligenza artificiale tende a trasformare
lorganico in una macchina molto pi di quanto non riesca a organicizzare il meccanico. Quindi la
tecnologia postmoderna o cibernetica diventa se possibile ancor pi innaturale della sua vecchia
incarnazione in stile industria pesante.  questo il contesto storico in cui la fantasy, le sue dinamiche
etiche e i suoi poteri magici possono essere letti adesso come una compensazione del perenne
pregiudizio tecnologico della fantascienza che, per quanto non sia pi meccanica ai livelli dellet
delloro, testimonia ugualmente lonnipresenza di un ambiente artificiale e l'abolizione virtuale di una
natura che nella fantasy moderna viene accoppiata curiosamente con la religione.
Quindi la natura sembra funzionare qui soprattutto come indizio di unimmaginaria regressione
al passato e alle pi vecchie forme di pensiero prerazionale. Forse non  il caso di rimanere invischiati
in quella dialettica dell'Illuminismo che Hegel ha gi definito un circolo vizioso nella Fenomenologia
dello spirito,14 in cui la ragione illuminista e lirrazionalismo religioso si fronteggiano come modalit
di pensiero che si escludono lun laltra, e una delle quali  chiamata dalla storia a scomparire. La
denuncia della religione (o della fantasy medievale) come pura mistificazione e obnubilamento da
eliminare ha una precisa conseguenza dialettica, quella rappresentata dai limiti dellIlluminismo
radicale e dalle sue superficiali affinit con il razionalismo e il liberalismo. Hegel, le cui simpatie per la
Rivoluzione francese erano spiccate,  arrivato a proporre una soluzione post-illuminista
storicamente originale al problema della religione e del cosiddetto irrazionalismo. Lerrore della
rivoluzione, secondo lui,  stato quello di avere insistito sulleliminazione della sua antitesi culturale, e
il risultato di tanta insistenza  stato il Terrore. Di contro la dialettica di Hegel suggerisce (e si tratta di
un vero e proprio programma politico) di attraversare la religione riemergendone dal lato opposto, di
assorbire tutti i suoi aspetti positivi (in fondo in questo periodo religione significa cultura e desiderio
cio il contenuto stesso della sovrastruttura premoderna) per unirli a una spinta illuminista che non sar
pi minacciata dalla riduzione a ragione strumentale e alle pi anguste forme del positivismo borghese.
Dovremmo quindi valutare lantitesi tradizionale (e insanabile) tra sf e fantasy alla luce di questa
lezione hegeliana.
In realt  in Feuerbach che troviamo una soluzione ancora pi pratica ai nostri problemi,
avendoci egli insegnato in tanti modi come far funzionare la posizione hegeliana, come convertirla in
un programma pratico utile allanalisi (storica) e alla (progettualit) politica. Infatti Feuerbach porta a
compimento la visione illuminista della religione come superstizione (e come bastione ideologico della
tirannia) ponendo una domanda complementare sulle fonti dellattrattiva e del potere della religione. Il
luogo comune (notoriamente ripreso da Marx) che la vuole "rifugio in un mondo senza cuore si porta
ancora appresso sospetti di truffa e di manipolazione allo stato puro.
Invece Feuerbach ha la luminosa idea di vederla come proiezione: secondo lui  una visione
distorta delle potenzialit produttive umane, che  stata esteriorizzata e reificata in una forza a s
stante.15 Il potere divino, del quale le varie teologie sono altrettante astrazioni ed elaborazioni,  in
realt la creativit umana non alienata, che  stata poi alienata in unimmagine o forma simbolica. In
essa il lavoro e la produttivit, che comprendono anche lintelligenza e limmaginazione umana,
l"intelletto generale dellumanit, sono stati ipostatizzati e successivamente sequestrati e sfruttati
come qualsiasi altro prodotto umano. Non avremo letto correttamente quella grande nota a margine di
Marx, rappresentata dalla Tesi su Feuerbach, fino a quando non avremo capito la natura di questa
analisi rivoluzionaria che ha immense ripercussioni su qualsiasi analisi culturale e sovrastrutturale, non
soltanto su quella della religione.
Nel nostro attuale contesto essa ha conseguenze immediate sulla nostra accettazione di quel
tema fondamentale della fantasy che  la magia. Se la sf significa lesplorazione di tutti i limiti sollevati
dalla storia, della rete di controfinalit e antidialettiche che la produzione umana ha a sua volta creato,
allora la fantasy  laltra faccia della medaglia, la celebrazione del potere creativo umano e della sua
libert, che diventa idealistica solo in virt dellomissione proprio di quei limiti storici e materiali.
Pertanto la magia pu essere vista non come una trovata narrativa superficiale (lo diventa senza dubbio,
nella gran massa della fantasy di bassa lega) ma come un simbolo dellampliamento dei poteri umani e
del loro spingersi al limite, della concretizzazione di tutto quanto  latente e virtuale nel limitato
organismo umano attuale. Questa straordinaria evocazione di un talento magico speciale da parte di Le
Guin  rappresentativa dellintero tema.
Il primo segno del dono di Otter era stata la sua capacit, quando aveva due o tre anni, di andare
dritto verso gli oggetti smarriti, un chiodo caduto, un utensile fuori posto, appena ne capiva il nome. E
da ragazzo uno dei suoi piaceri pi cari era consistito nel vagare da solo in campagna lungo i sentieri o
sulle colline, sentendo attraverso la pianta dei piedi nudi le falde acquifere sotterranee, le vene di
minerali, le pieghe e gli strati di rocce e terra. Gli pareva di camminare in un grande palazzo, di
vederne i corridoi e le stanze, le discese verso spaziose caverne, il brillio delle ramificazioni d'argento
sulle pareti, e man mano era come se il suo corpo diventasse il corpo della terra, e conoscesse le sue
arterie e organi e muscoli come i propri. Per lui da ragazzo questo potere era stato unenorme fonte di
piacere. Non ne aveva mai immaginato un utilizzo. Era stato il suo segreto.16
In un passaggio simile la natura della magia diventa un intero programma letterario di
rappresentazione, e questo perch la fantasy pi coerente non si limita mai a sfruttare la magia al
servizio di altri scopi narrativi ma propone una meditazione sulla magia in s, sulle sue capacit e
propriet esistenziali, una specie di cartografia figurale della soggettivit attiva e produttiva in una
condizione non alienata. Alla stessa stregua, il modo di affrontare questo potere e la sua
rappresentazione non prender di solito la forma della pienezza o della maturit (i maghi anziani che
inducono sgomento e paura) bens quella del Bildungsroman in cui (come leroe del Mago di Earthsea)
il novizio scopre e guida poco per volta il risveglio di questo talento speciale.
A proposito di Le Guin, possiamo adesso procedere oltre perch i suoi romanzi fantasy ci
immettono esattamente sul binario dei nostri due problemi ancora irrisolti: la questione della storia e il
ruolo della biforcazione etica del Bene e del Male. La saga di Earthsea comincia con il risveglio del
Male (dalla prima sconsiderata consultazione degli incantesimi di Ged fino al suo scontro con il suo s
in ombra, o il suo s maligno, alla fine del primo volume) e finisce con il tentativo di risolvere quella
che  diventata una crisi planetaria che ha provocato la graduale sparizione dei poteri magici in ogni
angolo di Earthsea. Quindi Le Guin comincia con letica e finisce con la storia, e per giunta con una
storia materialista. Nella sua forma puramente tematica, l'immagine di un immane degrado storico e
della fine del vecchio mondo, della vecchia societ e dei vecchi costumi,  evidente ovunque nella
fantasy (e anche nel mito). Tolkien ci fornisce l'espressione prototipica di questa nostalgia reazionaria
del cristianesimo e del mondo medievale, e anche Le Guin prende le mosse come sua epigona, al pari
di tanti altri. Poi per il suo paradigma del villaggio, la celebrazione nostalgica delle societ e del
vecchio modo di produzione dei nativi americani, cambia di registro passando dalla Chiesa anglicana
alle politiche imperialistiche.
Parimenti, persino il suo utilizzo del paradigma della lotta tra Bene e Male viene socializzato e
storicizzato dal femminismo. Il patriarcato, in Sempre la valle (1985),  identificato con l'imperialismo
(vedi anche il grande romanzo di guerra Il mondo della foresta, del 1972, ingiustamente dimenticato
dopo la fine del conflitto del Vietnam), e anche la significativa evoluzione della pentalogia Il mago di
Earthsea, dallombra malvagia del primo volume allapparizione davvero agghiacciante di Jasper in
Tehanu (1990), un personaggio in cui si mescolano in maniera memorabile ressentiment e misoginia,
superiorit classista e disumanizzante volont di vendetta, ci regala un quadro vivido della
sottomissione alla magia altrui come forza paralizzante e ci riporta nel mondo concreto dellalienazione
e della lotta di classe, della subalternit e delloppressione. Pertanto Le Guin dimostra con successo che
la fantasy pu avere una valenza critica e persino demistificatoria.
Dobbiamo daltra parte tenere presente il modo in cui la storia e il cambiamento storico entrano
perfino nelle forme narrative pi astoriche. Possiamo quindi aspettarci che pure il postmoderno, che 
sinonimo di radicali trasformazioni della sfera del vivente, segni anche quelle realt puramente
immaginarie che sono costituite dalla forma e dalla funzione della magia nei testi fantasy: forse 
proprio questo ritmo pi profondo della storia che lopera di Le Guin rileva ed esprime, registrando la
secolarizzazione e la Entzauberung letterale di un vecchio mondo da parte della modernit.
Comunque possiamo riscontrare le novit pi evidenti nel cambio di paradigma della scienza
moderna dalla fisica alle scienze della vita, uno spostamento destinato a creare problemi alla
rappresentazione e alla narrazione della sf tradizionale. Infatti sembra assai probabile che le
complessit della biologia e della genetica, del biopotere, offrano ora un contenuto e materiali per la
formazione della trama assai pi recalcitranti persino della cosmologia einsteiniana e dellindecidibilit
delle particelle subatomiche. Linfluente La musica del sangue di Greg Bear (1983) pu servire da utile
indicatore cronologico di questo spartiacque, e credo di non essere il solo a trovare relativamente
illeggibile la recente hard sf basata sui processi informativi (persino quando viene da un autore stimato
come Greg Egan).
In questo caso il predominio apparentemente incolmabile della fantasy ha parecchio a che
vedere con i vantaggi letterari offerti dal suo nuovo contenuto ecologico e, pi di recente, da
unesplorazione assai pi ampia delle possibilit inerenti al corpo umano, mentre il cosiddetto
cyberpunk, con tutte le sue qualit e la sua energia, pu essere interpretato storicamente come il
tentativo disperato della sf di scatenare una controffensiva, un ultimo tentativo di riconquistare i lettori
persi a causa delle asperit della scienza contemporanea: lettori sempre pi ostili dal punto di vista
ideologico al radicalismo della sf pi sociale (ormai distante generazionalmente dalla cultura giovanile)
e sempre pi scoraggiati dalla produzione striminzita di nuove anche se stereotipe letture potabili in
area fantascientifica.
Ci nonostante non sarebbe del tutto corretto dipingere lopposizione tra sf e fantasy come una
replica o una variante del pi familiare antagonismo moderno tra cultura alta e cultura bassa o
massificata, o per lo meno questa  una posizione che possiamo assumere soltanto se teniamo conto
dellattenuazione postmoderna di questi confini, del rapprochement fra cultura alta e bassa verificatosi
negli ultimi decenni e della confusione delle caratteristiche distintive dei generi che caratterizza la
postmodernit qui come altrove. Non soltanto alcune delle pi valide opere recenti e alcuni dei migliori
scrittori attuali sono difficili da classificare, ma le dispute su quanto non pu essere ammesso nel
canone sf sembrano ormai sempre pi sterili, anche se il genere in s e per s dipende da esse ed 
costituito dalla sua riconoscibilit come genere (o dal suo contraltare, lindecidibilit come genere).
Lopera di Gene Wolfe (1931-), che si sviluppa ampiamente negli spazi tra fantasy e sf, pu forse
venirci utile come testimonianza cruciale in questa polemica: quanto a me, riconosco il suo valore ma
provo una profonda riluttanza ad abbandonare queste distinzioni tra i generi. Forse i giudizi qualitativi
che sono tanto facili da stilare nella sf non sono permessi in un mondo discorsivo amorfo come la
fantasy.
Ci non significa per che i pi tipici testi fantasy contemporanei non possano emettere segnali
e vibrazioni paragonabili a quelli della migliore sf pur restando diversi da essa quanto lo sono dalla
fantasy pi tradizionale. La marea destinata a sommergere la costa orientale nel notevole Stazioni delle
maree di Michael Swanwick (1991)  un evento "storico quanto la sparizione della magia in Le Guin,
ma la sua pi profonda originalit storica riposa principalmente nella trasposizione e simulazione di
questa intera costa orientale su un pianeta alieno. Come in Le Guin, il romanzo di Swanwick  una
riflessione sulla magia, sui suoi poteri e sulla sua natura, eppure inaugura un gioco narrativo inedito sui
due distinti significati del termine, uno soltanto dei quali possiamo trovare nel discorso fantasy come
genere. Il significato "letterario designa i poteri posseduti dai maghi reali (dove con reale
sintendono le convenzioni del genere). Ma nel mondo reale (usando laltro significato di realt) un
vero mago  solo un poveraccio che esercita una professione e si esibisce in ambienti che vanno dalla
festa di compleanno di un bambino ai circhi agli spettacoli televisivi. Il mago Gregorian di Swanwick,
che ha le caratteristiche del cattivo sinistro e agghiacciante almeno quanto il Jasper di Le Guin, oscilla
senza sforzo tra i due ruoli, come nella seguente performance.
Il picchio verde  un tipico mutaforma. Quando il cambiamento vivente travolge Tidewater,
quando loceano sale fino ad allagare mezzo continente, si adatta, passando a una configurazione pi
adatta. Allimprovviso affond le mani nella boccia piena dacqua. Luccello si dibatt, scomparve...
Quando l'acqua torn trasparente, vi stava nuotando nervosissimo un pesce multicolore...17
Questa apparente dimostrazione della peculiare ontologia del pianeta con le sue forme di vita
dismorfiche si dimostra un puro e semplice illusionismo come il proverbiale numero del coniglio dal
cilindro, come riveler il capitolo successivo di Swanwick. I poteri magici di Gregorian diventano
quindi ambigui quanto quelli del Mago di Bergman (1958), e altrettanto inquietanti. Ma quella che in
Bergman  una riflessione metafisica sul soprannaturale (in unillustrazione da manuale dellalquanto
pedestre teoria di Todorov sul fantastico) qui diventa un gioco dei bussolotti narrativo e postmoderno,
con le cornici dei generi che si sovrappongono alternativamente luna allaltra.18 Questo movimento
produce un intricato alternarsi fra la nota sospensione dellincredulit di Coleridge e una meno
familiare sospensione della credulit in cui la realt prosaica del falsario e dellillusionista va e viene
tra le convenzioni fantasy e in qualche maniera le copre, con un virtuosismo abbastanza diverso dal
modo in cui Dick spiega e si assicura la sua visione per mezzo di droghe e/o schizofrenia.
Questa inventiva genuinamente postmoderna  poi confermata da un altro aspetto del romanzo
di Swanwick che sembra avere qualche parentela fantascientifica (in Van Vogt come in Dick) ma che 
anche molto diverso dal punto di vista storico e di genere dalle aperture su altri mondi che questi autori
spesso postulano.
Il Burocrate fu lultimo a uscire nel corridoio degli specchi: le pareti e la finitura in alto
echeggiavano in un candore infinito lungo una linea di specchi dalla cornice doro, sempre pi piccoli,
prima di planare verso un punto di fuga in cui i motivi della moquette e del soffitto diventavano una
cosa sola. Migliaia di persone usavano quel corridoio in qualsiasi istante, sbucando negli specchi e
uscendone di continuo, ma il Consiglio architettonico del traffico non vedeva la necessit di renderle
visibili. Il Burocrate non era daccordo. Le persone non devono passare inosservate, come minimo ci
devessere un tremolio al loro passaggio.
Corse lungo il corridoio, pressoch privo di peso, ispezionando le immagini offerte dagli
specchi: una stanza con una nera gabbia per uccelli che ronzava e mandava scintille elettriche. Una
radura in un bosco in cui alcune macchine selvatiche stavano appollaiate sopra la carcassa di un cervo,
a cui strappavano le interiora. Una pianura deserta costellata di statue spezzate avvolte in bianchi
tessuti che ne attenuavano i lineamenti. Era quello che voleva. Quando il direttore del traffico glielo
par di fronte, mise piede nellanticamera del Trasferimento tecnologia. Da l era solo a un passo dal
suo ufficio.19
Gi le motivazioni del meccanismo20 di Dick ci hanno messo in guardia contro le analogie
esperienziali nel mondo reale con le loro droghe e le loro crisi di schizofrenia, ma qui le analogie,
come quelle del camminare in un corridoio gremito (o vuoto), sembrano piuttosto accessorie. Invece la
porta di Van Vogt funzionava come portale sui misteri dellessere di mondi totalmente alieni,21 un po
come il turismo prima della seconda guerra mondiale. Quellalterit racchiude quindi la differenza
storica fra Van Vogt e Swanwick, la cui narrazione ci offre semplicemente un assaggio di vari
panorami, con una novit, cio anche lassaggio di varie temporalit. La vecchia cronologia  messa in
pausa dopo che sei entrato in unaltra dimensione spaziale, e cos puoi intrattenere intere conversazioni
prima di riprendere la tua vecchia cronologia l dove lavevi lasciata varcando quella soglia particolare.
Gi da solo questo aspetto porrebbe la narrativa di Swanwick un gradino sopra la mimesi di
unesperienza puramente filmica che  ormai l'analogon standard o lequivalente esperienziale di tanta
prosa contemporanea (e non solo fantasy). Possiamo anche provare unavversione morale per la base
fenomenologica delle rappresentazioni ricavate non dalle nostre esperienze somatiche autentiche bens
solo dalla loro espansione cinematografica, attraverso limmagine, in aree che noi non abbiamo mai
frequentato in senso fisico (anche se questa stessa espansione si basava sul ricordo di equivalenti
vissuti), per qualcosa cambia per forza quando la mimesi dellesperienza filmica diventa riflessiva e
tematizzata, diventa essa stessa il soggetto profondo del testo.
Comunque in questo caso il testo si definisce inaspettatamente tramite la rappresentazione non
soltanto del cinema ma degli effetti speciali del cinema, in realt effetti inconcepibili per il cinema
degli anni di Van Vogt. Perci non si tratta, qui, n di unautocoscienza modernista n della metafisica
visionaria o della spiritualit volgarmente associate alla fantasy, ma di qualcosa di totalmente diverso,
cio della mimesi della tecnologia, e di un momento storico assai specifico della tecnologia. (Si  soliti
far risalire lattuale evoluzione della tecnologia degli effetti speciali alla fondazione del laboratorio di
George Lucas per Guerre stellari, nel 1977.) La narrativa di Swanwick nella sua unicit  quindi
postmoderna non solo per come rappresenta la realt dellimmagine ma anche perch reca in seno la
stessa tecnologia cibernetica che  il segno, se non la causa, della postmodernit. Pertanto  pi
realistica come documento sociale di gran parte di quanto si spaccia per realismo sociale postmoderno,
e dimostra, di contro al cyberpunk in fantascienza, le incomparabili possibilit mimetiche della fantasy
contemporanea.
Il mondo della magia ha a sua volta un fascino pi persistente perch si radica nel romance
medievale la cui espressione fondamentale  quella del ciclo arturiano. E, come tutti i generi nati da
modi di produzione diversi dal nostro, il mito, la tragedia, lepica, la lirica cinese, offre anche
quell'unico Luft aus anderen Planeten, quellaria di altri pianeti (evocata da Stefan George e messa in
musica da Schoenberg) che suggerisce un momentaneo affrancamento dalla forza di gravit del nostro
globo. Cos anche i generi che qui ci interessano, modernismo da una parte e fantascienza dallaltra,
ingaggiano una lotta disperata per sfuggire dal nostro campo di forza e dalla gravit del nostro
frangente storico. Il romance, da Chrtien fino ai suoi modernissimi echi nel Parsifal di Wagner (1882)
e nel Lancillotto e Ginevra di Bresson (1974), possiede il fascino di una trasformazione magica delle
relazioni umane, conflitti, violenza, desiderio, sovranit, legami, amore e vocazioni, tutto riconfigurato
in maniera singolare sotto la categoria narrativa centrale dell'avventura. Purtroppo levocazione della
magia operata dalla fantasy moderna non pu catturare di nuovo questo fascino ma  condannata dalla
sua forma a ripercorrere la parabola della caduta e declino della magia, della sua sparizione dalla
entzauberte Welt, dal mondo disincantato della prosa, del capitalismo e dei tempi moderni.  solo a
questo punto, quando il mondo magico diventa poco pi di una nostalgia, che il desiderio utopico pu
riapparire in tutta la sua vulnerabilit e fragilit. Sia in Morris che in Le Guin riappare chiaramente il
ponte misterioso che ci fa passare dalla disintegrazione storica della fantasia alla reinvenzione del
Novum, dal mondo decaduto in cui i poteri magici della fantasy sono diventati irrappresentabili al
nuovo spazio in cui possiamo sognare lUtopia.
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NOTE:
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1 Vedi Introduzione, nota 8
2 Terry Eagleton contesta questa posizione (vedi After Theory, New York 2003, pp. 142-143),
ma invece di impegnarmi in un dibattito sulla "natura umana" preferirei ricordare i risultati disastrosi
delle politiche etiche come quelle della Seconda Internazionale (o persino della New Left americana
degli anni sessanta). Vedi anche, sulletica, le posizioni di Fourier (cfr. il mio Fourier, or, Ontology
and Utopia, cit.).
3 Lopera dei fratelli Strugatzki, i principali autori della recente tradizione sf sovietica, sar
presa in esame nel capitolo 6: E' difficile essere un dio impartisce la lezione storica del non-intervento
da un punto di vista marxista, dato che il tentativo altruistico di intervenire nell'evoluzione dei modi di
produzione e di umanizzare un sistema feudale di enorme brutalit lo catapulta oltre il capitalismo, in
pieno fascismo. William Gibson (1948-) e Bruce Sterling (1954-) sono riconosciuti come i fondatori
del cosiddetto cyberpunk: vedi Fear and Loathing in Globalization, in Archaeologies of the Future,
part II (Archeologie del futuro: Fantascienze, di prossima pubblicazione in questa collana). Brian
Aldiss (1925-)  una delle figure pi notevoli della fantascienza britannica (il suo primo romanzo,
Starship, del 1958,  discusso in Generic Discontinuities in sf  Brian Aldiss Starship, ivi). La trilogia
su Helliconia propone la storia ambiziosissima di un altro pianeta e dell'evoluzione della sua civilt
durante un Grande Anno che dura pi di due millenni. Aldiss  anche l'autore di unimportante storia
della sf (The Billion Year Spree, New York 1973 [trad. it. Un miliardo di anni, Milano 1979], riscritto
nel 1986 come The Trillion Year Spree). Il romanziere britannico John Brunner (1934-1995) ha lasciato
un ampio e vario corpus di scritti SF, compresa una tetralogia di distopie sterminate e influenti: Tutti a
Zanzibar (1968), The Jagged Edge (1969, Lorbita spezzata), The Sheep Look Up (1972, Il gregge alza
la testa) e The Shockwave Rider (1975, Rete globale). Per il romanzo di Robinson, vedi il capitolo 1,
nota 11, supra.
4 Quando gli chiesero chi fosse il pi grande poeta francese vivente, Andr Gide rispose, come 
noto: Ahim, Victor Hugo. Una risposta alla domanda su chi sia il pi grande scrittore di
fantascienza in America non pu non fare il nome Robert A. Heinlein (1907-1988). Vedi leccellente
Robert A. Heinlein: America as Science Fiction di Bruce Franklin, New York 1980; e vedi anche su
Heinlein il mio Longevity as Class Struggle, cit.
5 Vedi per esempio il mio Postmodernism, or, The Cultural Logic of Late Capitalism,
Londra/Durham (N.C.) 1991 (trad. it. Il postmoderno, o la logica culturale del tardo capitalismo,
Milano 1989), pp. 287 e 369.
6 Vedi il mio Brecht and Method, Londra 1998, pp. 136-140.
7 Thomas Mann, Dr Faustus, New York 1948 (1947, titolo originale Doktor Faustus, trad. it.
Doctor Faustus, Milano 1995), p. 162.
8 Dante Alighieri, Paradiso, canto VIII, vv. 16-30.
9 Darko Suvin, Metamorfoses of Science Fiction, cit., capitolo 1. Non possiamo invocare
lautorit di Suvin senza ricordare i suoi giudizi negativi sulla fantasy: vedi Considering the Sense of
Fantasy or Fantastic Fiction", Extrapolation, 44.3 (2000), pp. 209-247.
10 Aristotele, Poetica, 1451.
11 Vedi capitolo 2, nota 19.
12 Samuel R. Delany (1942-), uno dei massimi esponenti (in parallelo ai suoi romanzi di
fantascienza) di una fantasy sofisticatissima con la sua serie Neveryon, e notevole teorico della SF da
un punto di vista linguistico o strutturalista,  una figura cruciale di quella che io chiamo una nuova
estetica o un nuovo livello percettivo della sf (vedi capitolo 7). Anne McCaffrey (1926-)  pi nota
per le fortunatissime serie sui draghi o su Pern, in genere considerate fantasy pi che sf. E sui draghi
pi in generale vedi Susan Willis, Le Guin's Dragons: Gender and Utopian Transformation,
conferenza al Summer Institute of Theory, University of Southern Maine, agosto 2002.
13 Vedi China Miville, The Conspiracy of Architecture, in Historical Materialism, n. 2, estate
1998; e vedi anche l'interessante numero speciale della stessa rivista sulla "fantasy radicale" (volume x,
numero 4, 2004) in cui  stata pubblicata una prima stesura di questo capitolo.
14 G.W.F. Hegel, The Phenomenology of Spirit, Oxford 1977 (1807, titolo originale
Phanomenologie des Geistes, trad. it. Fenomenologia dello spirito, Firenze 1933-1936), capitolo VI,
sottosezione B-II, "Illuminismo".
15 Nella sistole religiosa luomo espelle la propria natura, si proietta in avanti; nella diastole
religiosa accoglie di nuovo nel cuore la natura espulsa, Ludwig Feuerbach, The Essence of
Christianity, Amherst (N.Y.) 1989 (1841, ttolo originale Das Wesen des Christentums; trad. it.
L'essenza del Cristianesimo, Milano 1949), p. 31. Questa originale dottrina filosofica della proiezione
pu quindi essere vista come precursore anche dellermeneutica di Bloch: La divinit  unidea la cui
verit e realt  solo felicit, The Essence of Religion, Amherst (N.Y.) 2004 (1851, titolo originale
Das Wesen des Religion; trad. it. L'essenza della religione, Roma-Bari 1974).
16 Ursula K. Le Guin, Tales from Earthsea, New York 2001 (trad. it. La saga di arthsea, Milano
1989), pp. 13-14.
17 Michael Swanwick (1950-), The Stations of the Tide, New York, 1991, p. 17.
18 Per una prima concettualizzazione di queste "discontinuit di genere che qui sono state
sviluppate in un gioco di simulacri, vedi Generic Discontinuities in sf, cit.
19 Michael Swanwick, The Stations of the Tide, cit., p. 126.
20 Un termine e un concetto dei formalisti russi: vedi la Teora della prosa di Viktor Sklovskij
(1925).
21 Vedi il mio The Space of Science Fiction: Narrative in Van Vogt in Archaeologies of the
Future, part II (Archeologie del futuro: Fantascienze, di prossima pubblicazione in questa collana).
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Capitolo 6. Come appagare un desiderio.
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Tuttavia n la distinzione tra generi (la differenza basilare tra fantascienza e fantasy) n la
descrizione strutturale (Imagination e Fancy, desiderio e sua elaborazione secondaria) sembrano averci
portato pi vicino alla natura e alla fonte del desiderio utopico (la cui vuota evocazione come immagine
di una societ perfetta o persino come programma di una societ migliore conviene accantonare senza
ulteriori commenti). Nemmeno lidentificazione dellideologia utopica sembra averci aiutato gran che a
decifrare la scienza utopica. Esiste allora un metodo formale per descrivere la nobile funzione
dellImagination coleridgiana nella testualit utopica, un metodo che non sia costretto a passare
attraverso il contenuto e attraverso i succitati schemi utopici organizzati attorno allabolizione del
denaro, al desiderio, al lavoro non alienato, alla liberazione delle donne eccetera? Non soltanto questi
temi erano il risultato di una negazione dellordine esistente ancor pi che la costruzione di uno nuovo.
Di pi, essi non sembrano avere neppure una relazione privilegiata con la struttura del testo utopico e
potrebbero essere divulgati altrettanto facilmente all'interno di un pamphlet o di un trattato di teoria
politica. In parole povere, in questa forma essi non sono ancora un appagamento del desiderio, tanto
che sembra necessario tornare al problema della soddisfazione prettamente utopica del desiderio per
identificare un processo distinto dallideologia utopista o dalla gratificazione del punctum narcisistico.
In questa prospettiva lanalisi teorica della magia condotta nel precedente capitolo pu servire
da utile precedente dato che non sembra affatto superfluo chiedersi come presentino il desiderio le
Utopie o i loro analoghi in fantascienza, e che cosa in essi costituisce una forma di soddisfacimento di
tali desideri.
Mi vengono in mente due opere di grande valore in quanto rappresentazioni appunto del
processo di formazione e soddisfazione del desiderio utopico: La falce dei cieli di Ursula Le Guin
(1971) e, dallaltra parte della Cortina di Ferro, il testo potenzialmente contemporaneo Picnic sul ciglio
della strada dei fratelli Strugatzki (1972).1
Gli Strugatzki ci propongono unUtopia come a rovescio o attraverso lo specchio. 
semplicemente la Zona, un enigmatico e misterioso spazio di alterit che compare nei loro romanzi
sotto svariate forme (vedi per esempio la Foresta in The Snail on the Slope del 1968). La Zona 
unarea magica, incomprensibile, un territorio radicalmente altro, uno spazio oltre la legge, una
Chernobyl ontologica che contiene oggetti insoliti, enigmatici come i gusci ("due dischi di rame,
della grandezza di un piattino da t, spessi cinque millimetri e distanti tra di loro un quaranta
centimetri, p. 15). Oggetti letali come la piuma che scotta, simile a uno strano tremito, una specie di
brivido, come laria infuocata a mezzogiorno sopra un tetto di ferro" (p. 32), o le ragnatele argentine
che avvelenano Kirill nel capitolo iniziale, assieme ad altri oggetti di inestimabile valore e utilit (la
ricompensa, i veri tesori della Zona come le batterie sempre cariche), estremamente interessanti per il
complesso militar-industriale.
Sono gli oggetti delle nostre Utopie visti attraverso la lente deformante degli occhi alieni. A che
serve in fondo un vassoio trasparente, che cos' un vassoio di una tavola calda? Che cos un vaso da
notte, per non parlare di un pitale doro, o un veicolo elettrico a basso potenziale per spostarsi nei
boschi? Che cosa sono le macchine delle nuove fabbriche di Bellamy? Nessun extraterrestre lo
capirebbe, e noi abbiamo difficolt paragonabili con la loro Zona, che possiamo soltanto interpretare
come uno spazio ostile in cui di tanto in tanto scopriamo oggetti che valgono una fortuna. In questo
modo continuiamo a brandire le nostre terrene categorie binarie di buono e cattivo (buono per noi,
cattivo per noi), nonostante siano ora totalmente scollegate, come altrettante dimensioni distinte e
incommensurabili, in spregio ai moniti di Stanislaw Lem sul radicalmente alieno che non pu essere
compreso usando le categorie umane.2
Gli alieni non sono n buoni n cattivi, nonostante la dialettica espressa in romanzi come Le
guide del tramonto di Arthur C. Clarke (1950) o Guerra al grande nulla di James Blish (1959). Quasi
fossimo macchie o mosche volanti ai margini del campo visivo alieno, noi risultiamo invisibili o nel
migliore dei casi indifferenti, una condizione che non esclude macabri incidenti. Picnic sul ciglio della
strada racconta appunto la storia di uno di questi incidenti extraterrestri.
La straordinaria densit del romanzo breve degli Strugatzki  data dalla quantit di umani e
gruppi di umani che applicano i loro processi mentali limitati, e i loro interessi disparati, a uno spazio
spuntato come per un miracolo cosmico. Fra loro vi sono scienziati che cercano di capire, giornalisti
che cercano di spettacolarizzare, affaristi che valutano i possibili profitti, militari che soppesano le
possibilit di realizzare nuove "armi di distruzione di massa, e per finire la mafia che organizza il
contrabbando, facendo lauti affari con gli oggetti proibiti lungo il confine canadese, noto sfondo delle
vecchie operazioni di contrabbando ai tempi del Proibizionismo. Per la Zona ha anche fatto nascere
una nuova professione, e una nuova forma di valore e coraggio, quella degli stalker, che rischiano la
vita, la salute e la libert durante le loro incursioni illegali nellarea.3
Uno di questi marginali e sovversivi  il protagonista, la cui ricompensa per una vita di sforzi 
una figlia geneticamente deforme o mutante. Capiremo poi che Redrick non  spinto da motivi
pecuniari ma dalla disperata ricerca di una cura miracolosa per la piccola nel luogo dei miracoli, e che
in mancanza di una cura specifica si  messo sulle tracce di un oggetto leggendario che a questo punto
proietta il nostro testo in pieno territorio della fiaba (i cui confini i fratelli Strugatzki hanno varcato
spesso in altre opere).4
E' appunto la natura di questi confini tra i generi che vuole esplorare il soddisfacimento
riflessivo del desiderio, certe volte con un rimescolamento illecito che evidenzia la loro incompatibilit.
Perci nella prima produzione di Le Guin una campagna alla Tolkien piena di maghi e draghi coabitava
stranamente con astronavi ed esploratori sf provenienti da altri pianeti. La stessa Le Guin ha bollato
questi scritti come banali errori di giovent, eppure lerrore di categoria porta chiaramente allo scoperto
le forze di ciascun genere e si propone come meditazione sui due distinti sistemi. Cos il potere creativo
della magia (che abbiamo preso in esame nel precedente capitolo) e la purissima estasi del volo del
drago sono in stridente contrasto con la resistenza della materia nella fantascienza e con le sue
sistematiche esplorazioni dellaltro e della cultura aliena. Tuttavia c un filo rosso allegorico che
collega queste due modalit nelle Nazioni unite galattiche di Le Guin (lEcumene) la cui coesistenza
pacifica  assicurata da una macchina per la comunicazione simultanea pi veloce della luce (lo
ansible), la cui scoperta da parte di Shevek sar narrata a posteriori nel successivo Reietti (1974).
In Le Guin troviamo quindi unalternativa binaria tra il principio di realt della fantascienza e il
principio di piacere della fantasy. Forse in questo senso lUtopia costituisce una sintesi efficace di
questi due incommensurabili: da una parte la creativit suprema o limpulso architettonico della fantasy
che dispone del materiale di costruzione pi recalcitrante che esista, dallaltra lo stato e lordine
sociale. Cos, quando la fantascienza accosta la condizione utopica (come nei due romanzi che stiamo
prendendo in considerazione), comincia ad affiorare in superficie, come un reticolo di vene, una
peculiare topologia fiabesca.
Comunque il vero oggetto perduto del desiderio della Zona degli Strugatzki si rivela essere non
un brillante macchinario che sfrutta processi fisici assolutamente incomprensibili, bens un oggetto
magico di genere unico: "unentit mitica situata nella Zona, che avrebbe la forma e laspetto di una
sfera dorata, destinata a esaudire i desideri degli uomini (pp. 124-125).  appunto questa Sfera doro
che sta cercando lo stalker protagonista di Picnic sul ciglio della strada, e il lettore ha la sensazione che
il successo della ricerca dipenda in qualche maniera dalla natura del desiderio stesso. Pu trattarsi di un
desiderio puramente personale ed egoista, un po come nella nostra societ il desiderio di avere un
sacco di soldi (a cui si aggiungono per definizione salute e giovinezza)? Ma i soldi, e persino i miracoli
della scienza, erano gi in qualche modo impliciti negli altri oggetti pi utili. Se allora questo desiderio
viene astratto in un altro pi generico, diciamo la felicit o la jouissance, va a scontrarsi con la presenza
assente e con limplicita concorrenza ontologica dellaltra aliena jouissance attorno alla quale ruota,
nella sua incomprensibilit, lintero romanzo.
Non  infatti questo ipotetico picnic soltanto una forma aliena e trasfigurata della jouissance,
il festino di esseri per noi totalmente inimmaginabili a parte la loro inconcepibile superiorit? 
lipotesi scientifica che spiega nel modo migliore la Zona, e la Visita da cui presumibilmente essa
deriva, e che d il titolo al romanzo.
Immagini un picnic... Immagini: un bosco, un paesino, una radura. Dal paesino una macchina
va verso la radura. Dalla macchina scendono dei giovani, delle bottiglie, cesti con le provviste,
radioline... La mattina dopo se ne vanno... E cosa vedono [gli animali del posto]? Sullerba c del
lubrificante versato, benzina, candele che non funzionavano sparse qua e l e filtri dellolio... le tracce
dei fal, torsoli di mele, le carte dei cioccolatini... un picnic sul ciglio di una strada cosmica (p. 143).
Per questi resti, che testimoniano lassoluta indifferenza degli extraterrestri per lesistenza
umana, visto che siamo noi gli "animali del posto, sono anche le tracce e i segni di un piacere
sovrumano, di un piacere che i singoli umani faticano a immaginare.
Quindi il desiderio di Redrick non mira ad avvantaggiare se stesso ma la salute della figlia
mutante, anche se man mano che si avvicina alla meta, l dove il romanzo finir con la scoperta della
Sfera doro, si richiede un altro sacrificio: il cancellamento del suo debito (danno genetico in cambio
dei preziosi ritrovamenti nella Zona) con il versamento di unaltra vita. A questo fine Redrick prende in
prestito la vita di un innocente, il figlio del concorrente mutilato con cui s accordato per dividere i
profitti di questa specifica spedizione. Arthur  obbligato a precedere lo stalker, un po come noi
potremmo usare una cavia involontaria per attraversare un campo minato, e pi o meno con le
medesime conseguenze. Ma anche il giovane ha un desiderio, stranamente privo dinteresse egoistico, e
persino pi altruistico di quello paterno di Redrick. Il suo desiderio esprime un vero e proprio impulso
utopico, una filantropia universale, la purissima voglia del bene dellumanit. Felicit per tutti!...
Gratis!... Felicit, quanta ne volete!... Venite tutti qui!... Ce n per tutti!... Nessuno se ne andr
inascoltato!... Gratis! Felicit!... Gratis (p. 202). La morte del ragazzo che aprir la strada alla
realizzazione del desiderio di Redrick  allora una specie di omicidio (oltre che una vendetta contro il
padre e una sostituzione del sacrificio di un legame paterno con un altro) ma anche un modo di
eliminare dal testo  sf limpulso utopico, che questa modalit narrativa non sembra tollerare. La cornice
sf annichilisce il sognatore utopico proprio come le ragnatele velenose della Zona infettano in maniera
letale gli umani che entrano in contatto con esse. Lesito amaro della vicenda (quale che sia il destino
della giovane deforme)  linevitabile riconferma del principio di realt della fantascienza.
Al tempo stesso il problema della qualit del desiderio, del suo relativo interessamento o
disinteresse, lungi dallintrodurre questioni etiche o morali nella discussione ci riporta bruscamente alle
intuizioni di Freud su universale e particolare. Freud identificava la particolarit del desiderio con
linsaziabile fantasia egoista che ci provoca ripulsa non perch egoista ma perch non  nostra, una
precisazione che porta allo scoperto lo sgradevole codazzo di desideri concorrenti e inconciliabili che
sta dietro lordine sociale e il suo involucro culturale. Quanto alluniversalit, essa non  tanto una
potenzialit sociale quanto il camuffamento che rende possibile laspetto culturale esteriore: una specie
di sistema ornamentale non figurativo, una decorazione elaborata che simula limpersonalit e offre
unastrazione che tutti possano accettare, come una societ pi perfetta in cui nessuno soffrir pi la
fame, in cui ci sar felicit per tutti, quanta ne volete. In questo caso non dobbiamo forse
interpretare lordine utopico come una machiavellica organizzazione pratica celata dietro luniversalit
fittizia dei vari regimi utopici? Siamo arrivati davvero al segreto pi nascosto della forma utopica, l
dove essa si dissolve nel fantasma privato da una parte e nel pratico-politico dallaltra?
Queste domande ci preparano ad analizzare pi approfonditamente il problema della
realizzazione del desiderio de La falce dei cieli. Lunico romanzo contemporaneo, in un certo senso, di
Le Guin, che  anche una apoteosi della sua citt adottiva, Portland, nellOregon, illustra in maniera
brillante il rapporto formale della sf con il romanzo storico. Infatti, se i grandi romanzi storici
riprendono momenti chiave del passato di unambientazione, regalandole finalmente un ricco insieme
di tradizioni inventate e unintera risonanza ontologica ( loperazione di Faulkner nelle sue cronache
ambientate lungo il Mississippi), il romanzo di fantascienza, al contrario, e questo in particolare,
arricchisce il paesaggio urbano con unintera gamma di futuri immaginari, dallarretrata Portland
provinciale degli Anni della Peste alla scintillante mega-Portland capitale delle Nazioni unite. Pertanto
la prospettiva storica futura  una specie di bonus supplementare o collaterale della dimensione utopica
di un romanzo, piena di straordinarie situazioni stranianti, come quando leroe di Le Guin, George Orr,
i cui "sogni efficaci scatenano trasformazioni cataclismatiche quanto immediate, trova difficile capire
come funziona una galleria subacquea.
Il Willamette era un utile elemento dellambiente, una specie di grande animale da tiro, enorme
e docile, impastoiato da uninfinit di cinghie, catene, stanghe, selle, morsi, briglie... Al di sopra delle
teste di coloro che percorrevano il Broadway Tunnel sulla carrozza della metropolitana cerano
tonnellate di roccia e pietrisco, tonnellate di acqua corrente, armature delle banchine e le chiglie delle
navi oceaniche, i grossi piloni di cemento delle autostrade sopraelevate e degli svincoli, una fila di
camion a vapore carichi di polli di batteria surgelati, un aviogetto a 11.000 metri di quota, le stelle a
distanze varie, dai 4,3 anni luce in su (p. 52).
Reminiscenze del cavallo da corsa simbolo del potere in un precedente sogno di George, anche
se questa Natura impastoiata e cementata serve pure a svelare e straniare il paesaggio naturale,
soprattutto lacqua non ancora imbrigliata e strumentalizzata.
[Heather] and alla porta e rimase l per qualche tempo, mezza dentro e mezza fuori ad
ascoltare il ruscello che gridava. Era incredibile che quel ruscello avesse continuato a fare quel
tremendo rumore per migliaia di anni prima che lei fosse nata, e che avrebbe continuato a farlo per tutta
lesistenza delle montagne (p. 141).
Eppure Heather si sbaglia, dato che persino le sorti dellacqua salgono e scendono con i sogni di
George. Varrebbe la pena di ripercorrere il destino dellacqua in tutta la nostra tradizione utopica, dalla
baia a mezza luna delloriginale5 fino al problema delle condotte e delle fognature nei testi pi
moderni. Questo passo de La falce dei cieli, in cui il torrente rappresenta la natura, ci regala almeno un
parametro in base al quale giudicare il testo utopico e quanto esso permette o reprime.
Eppure il romanzo "realistico su Portland  anche una fiaba, anzi, unincarnazione ed
elaborazione piuttosto macabra di una delle favole archetipe del soddisfacimento del desiderio, quella
del pescatore al quale il pesce immortale concede lesaudimento di tre desideri, con i risultati che ben
sappiamo ("Vorrei qualche salsiccia poi Vorrei che quelle salsicce ti finissero su per il naso! con il
terzo e ultimo desiderio che inevitabilmente consegue).6 La premessa  quella della totalit, cio che il
mondo sia un unico immenso sistema autosufficiente, tale per cui se si apporta un cambiamento, per
quanto piccolo, il resto verr per forza mutato in maniera imprevista. E' una visione che funziona sia in
maniera diacronica che sincronica, pensate solo allinfelice farfalla di Sound of Thunder di Bradbury
(1952) che viene schiacciata durante un viaggio nel tempo in pieno Paleolitico e rende irriconoscibile il
presente allorch gli sventurati viaggiatori fanno ritorno a casa.7
Perci i sogni efficaci di George si concretizzano sempre alla stregua della leggendaria
ambiguit degli oracoli (quando Creso attraverser il fiume Alis un possente impero cadr - il suo).
Riscontriamo qui anche una certa qual lateralit dellattenzione: quello che il suo inconscio pone al
centro come oggetto esplicito della propria riflessione si rivela in seguito un semplice dettaglio
allinterno di un quadro disposto in maniera assai diversa. Il suo tutore lo vede come l'eccesso di
letteralit del processo primario del pensiero (p. 81), cosa anche possibile, se si assume che i
significanti letterali possano essere ricombinati rimanendo placidamente uguali a se stessi mentre i loro
significati fondamentali e le loro conseguenze variano allimpazzata. Da un altro punto di vista
assistiamo qui agli imprevisti effetti collaterali dellalternarsi di Fancy e Imagination discussi in un
capitolo precedente: quanto doveva incarnare il lavoro dellImagination viene retrocesso di colpo a
causa della catastrofica centralit di un elemento di pura Fancy, un dettaglio fin qui insignificante nel
contesto che limagination risultava presupporre. Eccovi un esempio. Il mondo non sar pi
sovrappopolato, per questa piacevole novit devessere giustificata a posteriori dalla morte di sei
miliardi di persone negli Anni della Peste (un evento finora inesistente che trova rapidamente il suo
posto nella nostra memoria cronologica del passato recente, come i mobili di Proust che corrono a
riprendere la giusta collocazione nella camera da letto prima che il narratore si svegli del tutto). Questo
episodio non  gi di per s una specie di favola anti-utopica (linevitabile sofferenza che comporta
qualsiasi esperimento utopista)?
Tutto dipende per da come interpretiamo lutopismo del direttore dei sogni di George, lo
specialista del sonno William Haber. Costui ha sicuramente grandi progetti, ma si ha la sensazione che
questa favola lo tratti un po troppo male, tutto sommato, e che la sua indubbia volont di potenza (in
fondo Nietzsche ha dimostrato che  attiva nelle cose grandi quanto in quelle minuscole) sia talvolta
criticata soprattutto per mettere in rilievo il programma taoista di Le Guin.
La caratteristica della volont di potenza, infatti,  quella di crescere. Il successo  la sua
cancellazione. Per continuare a esistere, la volont di potenza deve aumentare con ogni successo,
facendo di questo successo soltanto un passo verso un successo pi vasto. Pi grande  il potere
raggiunto, pi grande  il desiderio di ulteriore potere. Come non pareva esserci limite al potere
conferito ad Haber dai sogni di Orr, cos non cera fine al suo desiderio di cambiare il mondo (p. 166).
La meritata punizione di Haber nel finale  una morale abbastanza prevedibile della favola, la
conclusione che ben gli sta, mentre la personalit di Orr  lopposto della sua.
La possibilit infinita, lillimitata e incondizionata totalit dellessere del non-impegnato, del
non-agente, del non-scolpito: lessere che, non essendo altro che se stesso,  ogni cosa (p. 125).
Perci Heather considera lapparente passivit di George una forma notevole e insolita di forza,
e persino gli sconosciuti e i passanti sembrano trame beneficio.
Orr venne travolto da una tale ondata di gioia che, delle quarantadue persone che si erano
stipate nello scompartimento durante la sua riflessione, le sette o otto che lo spingevano pi da vicino
godettero di qualche minuscola briciola della sua benevolenza e del suo sollievo. La donna che non era
riuscita a rubargli la maniglia sent - grazie a Dio - cessare unacuta pressione su un callo... (p. 54)
Possiamo accettare il taoismo di Le Guin espresso in questi brani senza sentirci affatto
daccordo con il modo in cui lautrice usa Haber per sottolineare il concetto. Per esempio la diagnosi da
psicologo da supermercato: Il dottore... non era veramente certo che esistessero altre persone
allinfuori di lui e, aiutandole, voleva dimostrare la loro esistenza (p. 41). Perch bisogna dimostrare
(pi e pi volte) che Haber vuole migliorare le cose e aiutare la gente. A un mondo migliore! (p. 96)
non  per lui un brindisi gratuito, quali che siano i moventi nietzschiani inconsci che si agitano sotto la
superficie. Il suo ethos devessere messo a confronto con quello di Heather.
Una persona che credeva, come lei, che le cose avessero una certa armonia: che ci fosse una
totalit di cui si era parte; e che nellessere parte si era completi; una persona come questa non prova
alcun desiderio, mai, di giocare a fare il demiurgo (pp. 139-140).
Invece quello di Heather  un ethos dellessere pi che della prassi.
Le cose non hanno uno scopo, come se luniverso fosse una macchina, in cui ogni parte svolge
una funzione utile. Qual  la funzione di una galassia?... La cosa che ha importanza,  che siamo una
parte. Come un filo di lana in un tappeto o un filo derba in un prato. Esso esiste e noi esistiamo. La
cosa che stiamo facendo  come il vento che soffia sullerba (p. 108).
Per, come nel caso di Orr, Le Guin ce lha messa tutta per giustificare il personaggio di Haber:
il dottore  una persona che ama fare il bene e cambiare le cose. "Io faccio spesso delle fantasticherie a
sfondo eroico. Leroe sono io. Salvo una ragazza, o un mio compagno astronauta, o una citt assediata,
o tutto un porco pianeta. Sogni messianici, sogni da filantropo a tutti i costi. Haber, il Salvatore del
Mondo! (p. 47). La contraddizione al cuore di questa lezione  quella che sta al centro di qualsiasi
etica del diventare quel che gi sei. Il problema  che Haber, assieme alla sua personalit di benefattore
e allintima volont di potenza, fa gi parte della trama dellessere. La volont di potenza non  una
cosa esterna allessere che possiamo scartare per poter vivere in pace.  lEssere stesso, come
testimonia il modo in cui Heidegger riesce a trasformare la versione di Nietzsche di questa pulsione
(come la leggiamo tradizionalmente, e con noi Le Guin) in una energeia aristotelica, cio nella forza
stessa della vita e dellazione. Quando insorge il problema della totalit dellessere, come possiamo
presumere di poter scegliere a piacimento, di poter accettare le pulsioni di Orr e rifiutare quelle di Haber?
Potremmo fare lo stesso discorso per Orr che, quali che siano i suoi rapporti con lessere,  pure
lui costretto ad agire, nello specifico contro Haber e i suoi schemi millenaristici che gli toccher
bloccare e neutralizzare. Infatti lazione e il cambiamento delle cose sono una componente necessaria
dellessere e coinvolgono il sognatore quanto il suo tutore. Anzi, la confusione pi interessante sta
proprio nel problema dellagente utopico: lutopista  Orr, i cui sogni cambiano tutto senza che lui lo
voglia, o forse il vero utopista  Haber, che semplicemente vuole che lo facciano? In questo caso Haber
sarebbe il rappresentante della Fancy, in netto contrasto con Orr che incarna il potere dellImagination.
E qual  la natura dello strano potere utopico, l'eccezionaiit dello iahklu', che Orr deve sopportare in
via transitoria? In teoria non dovremmo giudicare di per s cattivo o catastrofico questo potere (anche
se i suoi risultati sembrano meritare ampiamente gli aggettivi appena citati), e infatti buona parte del
fascino del romanzo sta nel mistero di questo strano ritmo al cuore dellessere stesso, ammantato nella
medesima nebbia che circonda gli alieni, la cui improbabile irrealt  la loro stessa rappresentazione.
Non sembra molto promettente mettersi a polemizzare con le premesse e il significato di un
romanzo, e in effetti qui lo faccio soltanto per mettere in evidenza i suoi problemi e le sue
contraddizioni rappresentativi, che emergono con chiarezza appena consideriamo La falce dei cieli
unopera anti-utopica. Se invece abbassiamo i toni e facciamo di Haber non un rivoluzionario utopista
che desidera cambiare il mondo e trasformare perfino la totalit dellessere, ma un rooseveltiano, un
liberal o un socialdemocratico, desideroso pi di riforme che di rivoluzione, impegnato a cambiare ora
questo ora quello man mano che incontra sul suo cammino i mali della societ, allora da opera
anti-utopica il romanzo scivola verso una tradizione piuttosto diversa di ispirazione e lo iahklu diventa
sinonimo di rivoluzione come sogno di un processo totalizzante. Non dobbiamo per permettere che
questa scelta interpretativa ci nasconda lambiguit fondamentale: Le Guin  una scrittrice utopista dai
sentimenti contrastanti, che ci offre lindecidibilit intrinseca di una rappresentazione che proclama e
mette in primo piano lUtopia nello stesso identico momento in cui la mette radicalmente in
discussione. Nulla di stupefacente, dato che il taoismo che viene usato come strumento critico e
negativo contro lUtopia di Haber  a sua volta utopistico nella sua serenit.
La stessa autrice ha definito La falce dei cieli un tributo a Philip K. Dick, ed  certamente il
testo in cui Le Guin si avvicina di pi al pastiche dei grandi flussi di metamorfosi schizofreniche che
costituiscono per molti lettori i momenti pi preziosi dellopera di Dick (anche Lem ha tentato parecchi
pastiche di sequenze simili, soprattutto nel Congresso di futurologia del 1970). Per le possibilit di
successo della scrittrice sono intimamente correlate alla natura della sua premessa filosofica, cio che
la realt  una rete senza soluzione di continuit in cui non puoi tirare un filo senza alterare nello stesso
istante il tutto. Insomma,  la nostra vecchia amica, la totalit sincronica, e il passaggio da una di queste
totalit allaltra equivale alla traversata di un delirante tratto di mare non segnato sulle carte, che freme
di onde e pulsazioni incomprensibili.
Non poteva pi parlare. Si sentiva la gola secca. Laveva avvertito in pieno: il salto, larrivo, il
cambiamento. E anche la donna laveva avvertito. Aveva uno sguardo impaurito. Stringendo la
massiccia collana di ottone, quasi sulla gola, come se si trattasse di un talismano, fissava con sgomento,
stupore, terrore, lo spettacolo fuori dalla finestra... Si era trovata proprio al centro, come [Haber]. E,
come lui, si era voltata verso la finestra e aveva visto i torrioni svanire come un sogno, senza lasciare
neppure una rovina dietro di s, i chilometri di periferia dissolversi come nebbia nel vento, e la citt di
Portland, che aveva avuto una popolazione di un milione di persone prima degli Anni della Peste, ma
che ora, negli anni del Ristabilimento, aveva soltanto centomila abitanti... (pp. 83-84)
Forse allenfasi di Le Guin sul cambiamento dobbiamo contrapporre il modo insidioso in cui, in
Dick, la realt viene modificata senza che noi ne abbiamo immediatamente coscienza, lincubo che si
agita nella coda dellocchio entro un mondo per il resto normale. In questo senso possiamo porre a
confronto due scene cardine di queste opere. Da una parte, lansia e la disperazione di un appuntamento
dato o accettato in un mondo in pieno rimescolamento temporale e geografico.
Orr aveva dato appuntamento a Heather Lalache, la settimana prima: dovevano pranzare
assieme marted, da Dave. Ma appena usc dallufficio cap che non cera da farci affidamento... Non
riusc a trovare il ristorante di Dave, naturalmente. Non riusc neppure a trovare la Ankeny Street. La
ricordava in modo talmente vivido, da tante altre vite, che si rifiut di accettare, finch non vi giunse,
quanto gli diceva la sua attuale memoria: Ankeny Street non cera affatto. Al suo posto sergeva fino
alle nuvole il grattacielo del SURA, tra aiole e rododendri... Non riusciva neppure a ricordare con
esattezza il nome dellufficio legale in cui lavorava Heather. Si chiamava Forman, Esserbeck e Rutt, o
Forman, Esserbeck, Goodhue e Rutt? And in una cabina telefonica e cerc nelle pagine gialle. Non
cera elencato nessuno studio con quel nome, ma cera un tale P. Esserbeck, avvocato. Telefon a quel
numero e chiese, ma laggi non lavorava nessuna Miss Lalache (pp. 160-163).
Dallaltra il volo epico di Joe Chip verso Des Moines, nello Iowa, attraverso un mondo che
degrada velocemente nel passato.
Come faccio ad arrivare a Des Moines con una LaSalle del 1939? si chiese... Aspetta un
secondo, pens lui. Il trasporto aereo esisteva gi nel 1939. Se riuscissi ad arrivare allaeroporto di New
York - forse con questa macchina - potrei prendere a noleggio un volo. Affittare un trimotore Ford con
il pilota... Unora dopo arriv alla pista di atterraggio, parcheggi e guard gli hangar, la manica a
vento, i vecchi biplani con le loro enormi intelaiature di legno... Dieci minuti dopo il biplano
Curtiss-Wright cominci a prendere gas, lelica fu avviata a mano, e il velivolo, con Joe Chip e
Jesperson a bordo, inizi a intessere un percorso eccentrico e disordinato lungo la pista, sobbalzando in
aria e poi ricadendo di nuovo... Raggiunsero il campo datterraggio di Des Moines alle tre del
pomeriggio del giorno dopo. (pp. 163-170)8
La regressione temporale di Joe Chip non  per il risultato di un'aberrante realizzazione di un
desiderio, ma piuttosto della malvagit dellessere, che in seguito in Ubik sar impersonata da uno degli
impareggiabili cattivi di Dick.
Pi simile nel tono  il risultato, la pura e semplice devastazione, il degrado e la disintegrazione
presenti in entrambi i romanzi. Dick  noto per essere il cantore epico dellentropia e della
trasformazione del mondo in fuffa, degli strati di polvere, della corruzione di tutto quanto  solido, di
una distruzione della forma persino peggiore della morte.
La moquette dellufficio sotto i suoi piedi marc, divent poltiglia, poi fece spuntare fibre verdi,
come una cosa viva. Vide che stavano diventando erba. E poi le pareti e il soffitto collassarono in una
polvere fine, le cui particole piovvero mute come cenere.9
(E se tralasciamo per un attimo lultima frase del paragrafo, lo facciamo per aggiungere a latere
quanto viene notato pi raramente, cio che, come le scarpe unte di Platonov che germogliano e
prendono vita quasi fossero piante,10 questa entropia pu avere un lontano punto di contatto perfino con
la resurrezione: "E in alto comparve il freddo cielo azzurro, intatto.)
In Le Guin invece il collasso  giustificato.
Le costruzioni della zona centrale di Portland Capitale del Mondo, gli alti, nuovi, armoniosi
cubi di vetro e di marmo inframmezzati da misurate dosi di verde, le fortezze del Governo... Ricerca e
Applicazioni, Comunicazioni, Industria, Pianificazione Economica, Controllo Ambientale... si stavano
sciogliendo. Diventavano molli e tremolanti, come gelatina al sole. Gli spigoli erano gi scivolati gi
per le facciate, formando grandi gocce cremose (pp. 164-165).
Questo specifico incubo esprime il vuoto dellessere di Haber (lultimo sognatore efficace)
pi di quanto possa riuscirci una malvagit come quella che sta dietro le figure soprannaturali di Dick
(come Palmer Eldritch o Jory). Certo, neppure nei romanzi di Le Guin manca una componente di
aggressivit, che viene tuttavia identificata con i militaristi e i misogini (come i Condor) che non
deprivano il mondo della sua realt ontologica ma si limitano a devastarlo e distruggerlo.
Per finire c il problema del piccolo commercio e della nostalgia che Dick provava per questo
settore.  anche il problema del finale de La falce dei cieli. Infatti come concludere questa
interminabile serie di desideri, che equivale, per George Orr, al problema di come sbarazzarsi del suo
misterioso e spaventoso potere? Le Guin ci riesce tramite una serie di discontinuit di genere che
spostano il tono del romanzo prima verso la pi convenzionale sf fatta di alieni e guerre galattiche, poi
al livello della fantasy ortodossa, nella quale gli extraterrestri buoni, che fluttuano come gigantesche
tartarughe, eliminano lo iahklu e si sistemano pacifici in una Portland ormai stabilizzata quasi fossero
una delle tante ondate di immigrati in America. La visita di Orr al negozietto dantiquariato degli alieni,
aperto sotto la vecchia superstrada, ci mostra un deus ex machina che deve molto a Dick e a quella che
fu per lui lossessione di una vita intera, quella per i negozietti di dischi e per il relativo traffico di
cimeli americani che calamitava ed esprimeva meravigliosamente la nostalgia dellautore per gli anni
cinquanta in America. Allora a questo punto gli alieni (che sembrano spartire ununica coscienza) sono
forse pi affini ai comprensivi, servizievoli automi di Dick, come Lincoln e Stanton in Abramo
Lincoln, androide (1962) che alle apparizioni pi spaventose delle altre opere dickiane.
Invece la loro incarnazione precedente, la conquista aliena della Luna come risposta al riuscito
sogno di Orr di "pace sulla terra, non  soltanto una replica della paradigmatica Guerra dei mondi di
Wells ma inscena anche un tema fondamentale nella teoria sartriana del collettivo, cio che un gruppo
viene unificato soltanto dallesterno, da una minaccia o nemico comuni. Perci lefficace desiderio di
George di una pace in terra ha come esito logico ma involontario lunificazione della razza umana a
causa di un attacco alieno, e questa conseguenza inattesa ha a sua volta un effetto imprevisto, quello di
aprire la narrazione di Le Guin alla possibilit di un oltre in cui basare, se non spiegare, la sua premessa
inesplicata (l'"efficacia dei sogni di Orr), un oltre rispetto al realismo storico del testo di Portland.
 ancora possibile per il testo della soddisfazione del desiderio esprimere i suoi auspici sotto
forma di una realizzazione ingenuamente soddisfatta e soddisfacente? In fondo i sogni esauditi non
sono mai per definizione veri soddisfacimenti del desiderio, e probabilmente devono essere sempre
contrassegnati dalla voragine dell'assenza o dello scacco che regna al centro delle loro visioni pi
seducenti (una tesi che Ernst Bloch non si stancava mai di ripetere). Persino il processo della
soddisfazione del desiderio comprende una specie di interno principio di realt, impegnato a non
rendere le cose troppo facili, accumulando le obiezioni e i problemi realistici che intralciano il
cammino, in modo da poterli superare in maniera ancor pi trionfale e realistica. Ho sempre trovato
paradigmatica, non soltanto del sogno diurno ma anche del principio di realt che esso deve includere
se vuole essere operativo e che finisce per sabotare lintero processo, lagognata lettera damore di Proust.
Tutte le sere godevo nellimmaginare quella lettera, mi pareva di leggerla, ne recitavo ogni frase
tra me. Di colpo, mi fermavo spaventato. Capivo che, se dovevo ricevere una lettera da Gilberte, in
ogni caso non poteva esser quella perch lavevo composta io stesso. E allora mi sforzavo di
allontanare il pensiero dalle parole che avrei amato chella mi scrivesse, per timore di escludere,
nellesprimerle, proprio quelle - le pi care, le pi desiderate - dal campo delle realizzazioni possibili.
Se pure, per una coincidenza inverosimile, Gilberte dal canto suo mavesse mandato proprio la lettera
da me inventata, riconoscendovi lopera mia, non avrei avuto limpressione di ricevere qualcosa che
non venisse da me, qualcosa di reale, di nuovo, una gioia esteriore aliammo mio, indipendente dalla
mia volont, veramente data dallamore.11
Pertanto anche il soddisfacimento collettivo del desiderio, come quello offerto dal testo utopico,
dovrebbe recare i segni di questo interno principio di realt, solo in virt del quale riesce a
rappresentare il successo. Possiamo parlare, come avrebbe fatto Freud nel caso dei sogni, di un
compromesso tra il desiderio e quanto lo contraddice? Fare ci banalizzerebbe di sicuro il processo e
ridurrebbe il contenuto politico e la portata della fantasia utopica a una gratificazione facilmente
eludibile. Ci serve una parola un po pi nobile di frustrazione per evocare la dimensione del desiderio
utopico che rimane insoddisfatto e che non possiamo sentire appagato senza che ricada nel mondo
diventando un ennesimo mediocre atto di abdicazione. Lallegoria di Bloch della Elena d'Egitto
potrebbe essere interessante in questa ricerca concettuale (la vera Elena avrebbe passato tutta la guerra
di Troia in Egitto mentre a Troia viveva un suo simulacro). Comunque abbiamo bisogno di un concetto
che non trasferisca la teoria del soggetto scisso alla collettivit (vedi lultimo capitolo), n incoraggi un
misticismo apolitico dell'infinito o dellinattingibile. Il desiderio chiamato Utopia devessere concreto e
costante senza essere disfattista o paralizzante. Perci sarebbe preferibile adottare un paradigma
estetico e affermare che non solo la produzione di questa contraddizione irresolubile rappresenta il
processo fondamentale della scrittura utopica, ma che dobbiamo anche immaginare una qualche forma
di gratificazione insita in questo corpo a corpo con il pessimismo e con limpossibile. Tuttavia anche
laltra strada, quella in cui, come in Le Guin, il testo utopico cartografa l'impossibilit del successo e le
varie maniere in cui il desiderio si autoinganna, potrebbe essere considerata una modalit utile per
registrare e delineare correttamente il desiderio utopico.
...
.
...
NOTE:
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1 Ursula K. Le Guin, The Lathe of Heaven, New York 1971 (trad. it. La falce dei cieli, Milano
2005); Arkady e Boris Strugatzki, Roadside Picnic, New York 1977 (titolo originale Piknik na obocine,
trad. it. Picnic sul ciglio della strada, Milano 2003; la citazione delle pagine di entrambe le edizioni
[italiane] comparir dora in avanti nel testo).
2 Vedi capitolo 8.
3 Vale la pena di notare che il film Stalker di Tarkovskij (1979)  imparentato solo alla lontana
con loriginale degli Strugatzki. Leggenda vuole che la pellicola su cui era stata filmata una prima
versione abbastanza fedele al romanzo fosse difettosa, e che la mancanza di fondi abbia dettato le
soluzioni allegoriche della versione finale.
4 Nello specifico opere come il romanzo del 1965 tradotto come Monday Begins on Saturday,
New York 1977.
5 Marin  particolarmente abile in questi particolari dettagli geografici: vedi Louis Marin,
Utopiques, cit., pp. 153-155.
6 Gnter Grass ha usato questa favola come cornice per la sua straordinaria storia della razza
umana nel Rombo, del 1977.
7 Ray Bradbury (1920-), l'autore delle Cronache marziane e di Fahrenheit 451,  un altro autore
crossover nelle cui opere il confine tra fantasy e sf  spesso poco chiaro.
8 Philip K. Dick, Ubik, New York 1969 (trad. it. Ubik, Roma 1999), pp. 138-144. Sarebbe
istruttivo paragonare queste due scene di trasformazione da incubo dellOccidente con le loro
controparti postmoderne russe nello straordinario Homo Sapiens di Viktor Pelevin (1999), in cui la
discesa nell'immagine penetra assai pi a fondo sino alle fonti della mercificazione e della societ dello
spettacolo.
9 Ubik, cit., p. 102.
10 Vedi il capitolo sul Chevengur di Platonov nel mio Seeds of Time, New York 1994.
11 Marcel Proust,  la recherche du temps perdu, Paris 1987 (1913, trad. it. di Natalia Ginzburg,
Torino 1952), volume I (Du cot de chez Swann), p. 402: "Tous les soirs je me plaisais  imaginer cette
lettre, je croyais la lire, je men rcitais chaque phrase. Tout dun coup je m'arrtais effray. Je
comprenais que si je devais recevoir une lettre de Gilberte, ce ne pourrais pas en tous cas tre celle-l
puisque ctait moi que venais de la composer. Et ds lors, je mefforais de dtourner ma pense des
mots que jaurais aim quelle mcrivt, par peur en les nonant, d'exclure justement ceux-l - les
plus chers, les plus dsirs - du champ des ralisations possibles. Mme si par une invraisemblable
concidence, cet t justement la lettre que javais invente que de son ct met addresse Gilberte,
y reconnaissant mon oeuvre je n'eusse pas eu limpression de recevoir quelque chose qui ne vnt pas de
moi, quelque chose de rel, de nouveau, un bonheur extrieur  mon esprit, indpendant de ma volont,
vraiment donn par lamour.
...
.
...
Capitolo 7. Il muro del tempo.
...
.
...
Poniamo il caso che lattuale situazione mondiale sia la causa delle future condizioni. In questo
caso abbiamo di nuovo... unautocontraddizione. Infatti come fa uno stato a a diventare un diverso
stato b? O lo fa senza un motivo, e questo sembra assurdo, oppure il motivo, essendo addizionale,
costituisce immediatamente un nuovo a, e cos via allinfinito. Abbiamo le differenze di causa ed effetto
con le loro relazioni temporali, ma non siamo assolutamente in grado di tenerle insieme. Quindi siamo
indotti a pensare che la causa abbia efficacia solo parziale, e che vediamo solo cambiamenti di
semplici elementi allinterno di un intero complesso.
.
F.H. Bradley1.

E cos il nostro approccio ostinatamente formalista allUtopia come genere ha staccato
lindagine dal problema del contenuto e ci ha portati a sostituire lanalisi apparentemente pi urgente
della natura del desiderio utopico e della sostanza di questo auspicio con la domanda "quali difficolt
dobbiamo superare per immaginare o rappresentare lUtopia?. Inoltre abbiamo visto che la risposta al
primo genere di domanda sul contenuto del desiderio utopico sar relativa al genere narrativo o di
natura intertestuale. Il contenuto della forma utopica scaturir da quellaltra forma o genere che  la
fiaba: se non una forma pi pura di desiderio collettivo almeno una forma pi plebea che scaturisce dal
mondo contadino, quello della crescita e della natura, dellagricoltura e delle stagioni, della terra e delle
generazioni, una forma che sopravvive nellera industriale o postindustriale soltanto nelle vestigia
beffarde di "nascita, copula e morte. Quindi non dovremmo stupirci pi di tanto se il genere utopico
reca in s il ricordo della terra e del villaggio, la traccia semidimenticata della solidariet e della
collettivit contadine.
Persino questa ipotesi indica per che il nostro prossimo problema formale sar essenzialmente
cronologico e dovr affrontare il modo in cui la secessione dell'immaginazione utopica dallEssere
empirico di tutti i giorni assume la forma di una nascita nel tempo e di una transizione storica, e in cui
lo strappo che garantisce la differenza radicale della nuova societ utopica la rende al tempo stesso
impossibile da immaginare.
Si pu verificare questo dilemma gi nellaporia del fondatore in persona. Utopo  una di quelle
figure leggendarie ormai perse nelle nebbie del tempo, un essere che sembra essersi progettato al di
fuori dellesistenza, sostituendo listituzione pi democratica del principe elettivo (il termine latino di
Moro, princeps,  volutamente ambiguo in questo contesto).2 Questa forma attanziale di transizione
nella persona del mediatore scomparso  in tanti casi sostituita dalla temporalit non meno misteriosa
dellevento rivoluzionario, pacifico in Bellamy, violento in Morris, mentre la grande fondatrice utopica
e rivoluzionaria di Le Guin, Odo,  tolta dai pasticci dal fatto che, come Mos, o addirittura come Marx
stesso, muore prima del reinsediamento nella terra promessa e quindi non pu essere sospettata di
complicit diretta nella successiva organizzazione e istituzionalizzazione. Fra le Utopie moderne
soltanto quella di Skinner  abbastanza schietta da presentare questo problema personale nella figura
volutamente poco attraente di Frazier, un Dio o un creatore totalmente impotente nel suo nuovo mondo,
che ci vive in incognito, trattato come un innocuo svitato dai nuovi cittadini utopici.3
Quanto allantinomia qui in atto, troviamo la sua formulazione pi convincente in Rousseau, il
quale, dopo essersi formato su Plutarco, non pu fare a meno di tornare ai ritratti plutarchiani di
Licurgo e Solone per la sua esposizione del problema posto da questi mitici fondatori. Egli allestisce
poi un giallo attorno alla impersonificazione, un giallo che in seguito  sopravvissuto negli attuali
stereotipi ideologici del totalitarismo, per i quali qualsiasi immagine di un nuovo inizio o di una rottura
totale  accompagnata dalla paura dellavvento di un Dittatore. In effetti gran parte della forza
dellanti-Utopia come genere nasce da questo terrore essenzialmente narrativo in cui il Grande Fratello
o il Benefattore di Zamyatin pu essere dipinto soltanto come unassenza o come una finzione
attanziale che ha esiti concreti e sinistri.
Non stupisce che sia Rousseau, con la sua repulsione ideologica per qualsiasi genere di
dipendenza, a offrirci lespressione filosofica pi limpida e sconvolgente di questa antinomia: il
fondatore mitico devessere privo di tutte le debolezze umane se vuole essere in grado di staccarsi da
una societ corrotta e di riformarla, per non deve ricavare alcun prestigio politico o personale da
questa prodezza perch altrimenti rischierebbe di commettere gli abusi tipici della figura paterna
(Stalin) o dei capi carismatici fascisti. Il dilemma  tutta acqua per il mulino di Rousseau e diventa una
di quelle formulazioni paradossali che squarciano i suoi testi teorici: "Quindi scopriamo unite nel
lavoro legislativo due cose che sembrano incompatibili: un'impresa assai superiore alle forze umane e,
per portarla a termine, unautorit ridotta a nulla.4 Perci il Legislatore devessere al tempo stesso un
Dio e un non-cittadino senza alcun potere sulle leggi cos promulgate: di conseguenza Licurgo si
suicida.
Altrettanto tipicamente, Rousseau ripropone questo dilemma in termini di tempo e di quei
paradossi temporali che in questa sede abbiamo assimilato alle antinomie strutturali della narrazione
stessa, e lo fa in gran parte secondo la medesima impostazione che la moderna rivoluzione culturale
sceglier per riformulare questa antinomia apparentemente irresolubile.
Perch un popolo emergente possa sviluppare il gusto per le sane massime della politica e
seguire le regole fondamentali della ragion di Stato, sarebbe necessario che leffetto potesse diventare
la causa, che lo spirito collettivo che dovrebbe essere il risultato dellistituzione abbia guidato
listituzione stessa, e che gli uomini siano preesistenti alle leggi che dovrebbero formarli.5
Invece in anni pi recenti lo stesso dilemma sar ascritto al carattere paradossale del tempo e di
quanto  chiamato in storia transizione, e in narratologia semplicemente "evento. Attualmente le
antinomie di causa ed effetto sono esasperate dallavvento del concetto di sistema.
Lelegante formulazione di Bradley ci mette in guardia sul prezzo suicida di qualsiasi esercizio
davvero esaustivo di analisi sistemica della storia, e ci sia nel caso si abbia a che fare con un concetto
relativamente contemporaneo (strutturale) di sincronia (o di totalit, o di modo di produzione, o di
episteme foucaultiana) o semplicemente (come in Bradley) con una progressione da stato a a stato b,
sia nel caso si abbia a che fare con unintuizione pi generica del presente come immensa rete
interconnessa da cui non si pu staccare nemmeno una farfalla morta senza mettere in pericolo lintero.
La teoria della storia s mossa sicuramente in questa direzione, e sembra quasi che la sempre maggiore
accumulazione di fatti in un dato periodo (comprendente in gran parte il nostro) determini uno
slittamento di baricentro dal pensiero diacronico (la cosiddetta storia lineare) al modello sincronico o
sistemico. E' uno spostamento che possiamo quantificare (seguendo il suggerimento di Bradley)
guardando alla crescente frequenza degli attacchi al principio di causalit (Hume viene messo al
servizio del postcontemporaneo) e persino allemergenza egemonica di pi doxai anticausali.6 Per
credo che lattacco alla causalit sia mal consigliato. Kant ci ha insegnato (assieme a tanti altri) che
in questa accezione causa e causalit sono categorie mentali su cui non ha alcun senso affermare che
siano vere o false. Sarebbe pi ragionevole e utile considerare la causalit come una categoria
essenzialmente narrativa, nel qual caso la sua attuale caduta in disgrazia  pi comprensibile e pu
essere spiegata da quella molteplicit di "fattori o di eventi e punti di vista storici a cui abbiamo gi
fatto cenno. In parole povere, mentre cresce il numero di aspetti che lindagine storica  disposta ad
accettare come determinanti (rapporti tra i sessi, sistemi di scrittura, armamenti), ciascuno di essi si
candida a diventare una nuova versione di quella ultima istanza determinante o causa che a sua volta
detta una nuova narrazione storica, un modo nuovo di raccontare il cambiamento storico in questione.
Se la spiegazione  linterpretazione che ci fa comprendere la necessit in quanto tale,7 allora
possiamo capire meglio come mai la pratica della causalit storica sia passata pian piano dalla
prospettiva diacronica a quella sincronica. La causalit diacronica, la sequenza lineare di eventi, la
teoria del cambiamento in stile palla da biliardo, tende a isolare una linea causale che poteva essere
diversa, uneffettivit singola (addirittura unultima istanza determinante) che potrebbe essere sostituita
con estrema facilit da unipotesi alternativa. Se, invece di questo filo diacronico, iniziamo a postulare
un concetto di causalit che ne fa unimmensa interrelazione sincronica, una rete di surdeterminazione,
una sostanza spinoziana fatta di innumerevoli cellule o vene che coesistono in simultanea, allora ci
riesce pi difficile proporre unalternativa causale: tutte le cause sono gi sempre presenti, in quello che
Hegel ha chiamato il sostrato.
Lesistenza  lindefinita moltitudine di esistenti in quanto riflessi-in-se-stessi, che al tempo
stesso silluminano alla pari lun laltro, che, per farla breve, sono co-relativi e formano un mondo di
dipendenza reciproca e di infinita interconnessione tra sostrati e conseguenze. I sostrati sono essi stessi
esistenze, e similmente gli esistenti sono in tante direzioni sostrati quanto conseguenti.8
Pertanto nasce una pletora di narrazioni che solleva il terrificante spettro del relativismo
postmoderno e che possiamo difficilmente sfoltire assegnando a ciascuna il suo sottoinsieme specifico
e tentando poi di ricostruire come un unicum una nuova disciplina pi "complessa o "differenziata
(in effetti gli attuali slogan luhmanniani di complessit e differenziazione, o il concetto althusseriano di
surdeterminazione, sono sintomi di questo dilemma, pi che sue soluzioni). Da una serie limitata di
opzioni narrative convenzionali e simpaticamente banali (le cosiddette narrazioni master) la storia
diventa un torrente sconcertante di puro e semplice divenire, un flusso in cui, come disse tanto tempo fa
Cratilo, non possiamo immergerci nemmeno una volta.
Quindi si dimostra confortante abbandonare del tutto questi problemi diacronici per volgerci
invece verso un punto di vista e un modo di guardare le cose in cui essi neppure emergono.  il regno
del sincronico. Possiamo chiederci che cosa sostituisca in questo caso la narrazione e quali forme di
rappresentazione abbiamo a portata di mano per articolare questa nuova visione sistemica della
coesistenza multipla di fatti o fattori, quale modalit di Darstellung possa accogliere questo materiale
storiografico, ma ci comporterebbe unanalisi globale, dal cosiddetto romanzo "modernista privo di
trama o poetica (lUlisse  lesempio pi semplice e immediato) fino agli esperimenti storiografici dal
Mediterraneo di Braudel e ai Passages di Benjamin, con una lunga deviazione attraverso il concetto
althusseriano di causalit strutturale. Per il momento  consigliabile ricordare lavvertimento dei teorici
della sincronia, secondo i quali essa non  nemmeno un problema di tempo, e questa storia sincronica
non ha nulla a che vedere con il presente, leternit o altro, n pu essere compresa in termini di tempo
vissuto o esistenziale.
Sottolineiamo questa clausola (abbastanza corretta) per ricordare una banalit, cio che sono in
pochissimi a osservarla e che uno slittamento dalla Darstellung sincronica ai paradossi della cronologia
umana  tanto frequente da apparire inevitabile. Quindi la visione sistemica o sincronica degli eventi
non crea solo i dilemmi della rappresentazione (che possono essere sempre produttivi e interessanti),
genera anche problemi ideologici di basso profilo o quotidiani riguardo il cambiamento stesso. Quanto
pi ha successo la ricostruzione storiografica (la convinzione che tutto sia parte di una realt massiccia
e cogente, che le relazioni tra esistenze e fatti siano assai pi forti del loro possibile rapporto con
quanto non c pi e quanto non c ancora, che lattualit sia una rete senza soluzione di continuit e il
passato, o la tradizione, un mero costrutto intellettuale situato nel presente), quanto pi essa viene
giustificata sul piano intellettuale tanto pi inevitabile  il nostro ingresso in un regno parmenideo in
cui un sistema eterno regna su di noi come un mezzogiorno fuori dal tempo. Ovunque il lieve profumo
di piante surriscaldate, ovunque leco delle cicale e il remoto e incomprensibile ricordo della morte.
Proust e Bergson, Platone e Parmenide:  lidealismo a generare questa illusione ideologica o sono al
contrario i dibattiti storiografici la fonte di quel miraggio idealista? Oppure entrambi i temi
scaturiscono da una modificazione dellordinamento sociale? Fornire una risposta a queste domande
significa allora proporre una specifica opzione narrativa allaltezza dellipotesi sincronica (ne abbiamo
gi implicitamente suggerito una ricordando laccumulo dinformazioni nel mondo contemporaneo).
In realt lo storico sincronico lavora contro se stesso: il vincitore perde, come amava dire
Sartre. Quanto pi il sistema sincronico allestito attorno a noi  a tenuta stagna, tanto pi facilmente la
storia stessa evapora nel processo, e assieme a lei qualsiasi possibilit di protagonismo politico o di
prassi collettiva antisistema. I cambiamenti locali possibili obbediscono adesso alla legge della farfalla
schiacciata di Bradbury e sono gravidi di conseguenze non volute. Proprio qui possiamo trovare le tesi
pi forti contro lUtopia (come sistema sigillato oltre la portata della nostra sincronia concreta, come
universo alternativo al nostro, con il quale  impossibile comunicare): nella tesi secondo cui tutte
queste conseguenze involontarie tendono verso la violenza, e lintervento utopico puntuale,
distruggendo un ordine convenzionale e consueto, ci porta alla tirannia (o al totalitarismo, come veniva
chiamato un tempo). Torner su questi temi pi avanti, limitandomi a sfiorarli, ora, per evidenziare il
rapporto inestricabile fra il problema della sincronia e quello della costruzione delle rappresentazioni
utopiche.
Diventa quindi logico chiedersi in che modo viene rappresentata la temporalit nella sf, e nello
specifico la sincronia e la periodicit sistematizzante, compiendo cos un passo in avanti verso il
problema della rappresentazione dellUtopia. Troviamo allora che questo non  tanto un insieme di
domande imperniate sul contenuto di un dato sistema (le quali formano quella che potremmo chiamare
una specie di sf antropologica)9 quanto un interrogarsi pi strettamente formale sulla possibilit di
descrivere una rottura storica radicale che potrebbe essere prematuro persino definire transizione. Per il
momento  meglio ricorrere al tradizionale termine russo, il tempo dei disordini, in cui vengono
distrutti i centri della civilt, le citt sono abbandonate e la campagna  saccheggiata da predoni armati,
le tradizioni e le leggi sono cancellate, in un caos da cui rinascer soltanto poco per volta, e da nuovi
settori imprevedibili, fin qui marginali, un nuovo ordine sociale. Questo genere di cesura storica  un
concetto assai diverso da quello del Medioevo occidentale (in fondo un periodo a s stante, con una
propria stabilit sociale e culturale) e tende a incoraggiare una visione ciclica della storia.
Tutti questi aspetti hanno trovato una rappresentazione classica in uno dei testi cruciali della
et doro della sf, Notturno (1941), un romanzo breve di Isaac Asimov (1920-1992). Ecco il pianeta
Lagash la cui popolazione sprofonda nella barbarie e nella follia ogni due millenni e mezzo, dando
fuoco alle proprie citt e scivolando in una nuova Et della Pietra da cui faticosamente riesce a
reinventare la civilt e la scienza, la tecnologia e l'illuminismo, appena in tempo per affrontare la
successiva catastrofe ciclica. Il pretesto  quello di una rara eclissi totale il cui effetto cataclismatico
pu essere compreso soltanto se sappiamo che questo pianeta  illuminato da sei soli, uno o pi di uno
sempre presenti anche se appannati durante le notti quotidiane del precedente periodo.
Certo, non siamo tenuti a indagare con troppa pignoleria le premesse scientifiche visto che  la
mimesi di una premessa scientifica a rappresentare laspetto fondamentale (e che, come dice Aristotele,
devessere plausibile pi che vera). Eppure siamo sempre stati convinti che la scienza, almeno quella di
Popular Mechanics e dei supplementi domenicali, fosse la componente imprescindibile della
fantascienza dellet delloro, almeno negli Stati Uniti, dove le riviste pulp hanno segnato linizio di un
genere assai diverso dai prototipi classici (Luciano e Cyrano) e dai progenitori intellettuali europei
come Wells, Capek e Stapledon.
Lautore navigato a cui dobbiamo Notturno, e la cui carriera prestigiosa e prolifica ha
abbracciato il primo mezzo secolo della sf, ha periodizzato come segue la storia del genere in questo
mezzo secolo: prima ladventure, poi la fase scientifica, seguita dal periodo sociologico.10
Interpreteremo la fase scientifica in maniera relativamente formale, anche se i suoi contenuti non vanno
sottovalutati. Per esempio, c il notissimo episodio del racconto del 1944 di Cleve Cartmill sulla
bomba atomica che  valso al suo editore (John Campbell) unindagine dellFBI. Inoltre c lindubbia
influenza dei progetti immaginari della fantascienza sullo spazio reale e sulla ricerca scientifica
(influenza paragonabile a quella che hanno avuto le illustrazioni sf di inizio Novecento sugli architetti
modernisti dellepoca).11
Eppure mi sembra che per lanalisi letteraria sia pi utile leggere il contenuto scientifico in
quanto strumento formale: in parole povere, qui uno specifico fenomeno scientifico o paradosso
matematico (o, se preferite, la mimesi plausibile di tutto ci) funge da cornice, o ancor meglio da
ipotesi pseudo-causale, a cui si accompagna un tipo di storia totalmente diverso. Queste due dimensioni
devono incastrarsi insieme in modo da produrre un oggetto narrativo reversibile, in cui scientifico e non
scientifico fungono alternativamente da "esempio dellaltro versante assunto come tema (o veicolo del
tenore altrui, per usare un desueto gergo tecnico). In questo caso il contenuto non scientifico  di
carattere relativamente pi vicino al sociale, in conformit con quanto sappiamo della vita di Asimov,
che pare abbia partecipato negli anni trenta ad alcuni collettivi impegnati in uno studio sistematico di
Marx e del marxismo. Inoltre il concetto di psicostoria che riscontriamo in Notturno e nella serie
Fondazione  stato suggerito da quello di modo di produzione.
Per dobbiamo anche specificare la natura del terzo momento nella storia della sf secondo
Asimov: infatti il termine "sociale che ho usato per definire il contenuto di Notturno non coincide del
tutto con quanto Asimov definisce come sociologico, termine che io ritengo debba designare piuttosto
la satira sociale. Per lunga e onorata tradizione si data questo nuovo periodo a partire dalla
pubblicazione di Mercanti dello spazio di Pohl e Kombluth, del 1953. Questo romanzo, tipico delle
angosce collettive degli americani di quel periodo (sono significativi i titoli di qualche coevo best-seller
mainstream: The Hucksters, cio i trafficanti, oppure Organization Man), parlava della
commercializzazione nello spazio profondo di alcuni prodotti a cui il pubblico era stato assuefatto (echi
dei Can-D e Chew-Z di P.K. Dick,12 o anche della Coca-Cola e del tabacco!). Certo, Notturno  il
tipico prodotto pulp, con dialoghi e satira sociale stereotipati, con il suo fumettistico giornalista
d'assalto alla newyorkese, i cattedratici reazionari, l'"opinione pubblica e i fanatici religiosi. Il
concetto di sistema storico, come la civilt progredita distrutta dalla catastrofe, trover il suo pieno
sviluppo soltanto nella sf pi tarda.
In Notturno il paradosso scientifico  quello delleclissi contemporanea di sei soli causata
dallombra di un pianeta gemello nascosto, la cui esistenza fino a quel momento era stata soltanto
ipotizzata. Intanto lignoranza astronomica su cui si basano gli effetti devastanti  a sua volta spiegata
in maniera ingegnosa quando uno degli astrologi di Lagash ipotizza i movimenti di un pianeta
allinterno di un sistema solare organizzato attorno a un singolo sole, con relativo vantaggio per la
ricerca teorica: In un mondo del genere gli astronomi partirebbero probabilmente dalla gravit ancor
prima di inventare il telescopio.13 Ed  chiaro che con lalternarsi regolare di notte e giorno questi
scienziati imparerebbero qualcosaltro che gli abitanti di Lagash non sospettano nemmeno.
Credo che sia venuto il momento di trarre una lezione diretta dal nostro tema del sistema
sincronico contrapposto alla narrazione diacronica, e quindi di reimpostare la periodizzazione di
Asimov della storia della fantascienza: vi sarebbero cio tante possibili dominanti che formano diverse
costellazioni funzionali in ogni periodo dato. Pertanto qui in Asimov, e sotto la "dominante scientifica,
laltra dominante sociologica, regno della satira sociale, assume un ruolo subordinato da cui emerger
trionfante nel periodo successivo.
Quarant'anni dopo la prefazione del 1962 di Asimov siamo in grado di ipotizzare parecchi altri
stadi dello sviluppo della sf, soprattutto nella misura in cui lo stadio "sociologico in cui lautore
evidentemente inserisce i suoi lavori successivi sembra, con il senno di poi, una forma limitata e miope
di critica della cultura americana imbrigliata dalle strategie e dalle paure della Guerra fredda. Tuttavia
let di Dick e Le Guin non sembra spiegabile in modo adeguato nemmeno passando dalla sociologia
alla psicologia o concentrandosi sullavvento di quei personaggi complicati e interessanti la cui
presunta assenza dalla sf  stata tanto spesso deplorata dai lettori modernisti dellalta letteratura
canonica. La psicologia non  soltanto squalificata dai suoi addentellati umanisti (i trucchi e i paradossi
psicologici risalgono probabilmente alla seconda fase di Asimov, quella "scienza-e-tecnologia) ma
viene anche scalzata dalla psicoanalisi e relegata a una condizione di pseudoscienza se non addirittura
di scienza applicata con le sue varie tecniche di valutazione e marketing. Soggettivit mi sembra
allora una categoria pi capiente e meno dogmatica per etichettare e incasellare quanto troviamo nelle
allucinazioni di Dick o nei paradossi cognitivi di Lem o nei mondi antropologici di Le Guin, e cos
abbiamo aggiunto un quarto movimento ai tre di Asimov.
Sarei anche tentato di tenere presente la retorica e la propaganda che propongono una New
Wave nella fantascienza (soprattutto in Gran Bretagna, con Moorcock e colleghi, ma anche con
Samuel Delany negli Stati Uniti) come lalba globale di un'et allucinogena, e dedurre da tutti questi
sintomi disparati la nascita di una sorta di quinto stadio della sf, quello estetico. Questo aggettivo non
vuole indicare un ritorno tradizionale o regressivo allestetismo o all'arte per larte ma piuttosto
indicare la nuova centralit dei dilemmi della percezione e della rappresentazione, dilemmi che portano
in primo piano lo status della lingua ma anche la problematizzazione del Reale, che in Dick decentra i
vecchi soggetti un tempo stabili ma genera anche le marginalit nella societ di Delany e le
catastrofiche instabilit di un intero sistema globale nelle estetiche del disastro di Ballard e nei
relativismi a cui le visite e le culture aliene condannano i nostri valori limitati. (A questo punto
potremmo essere indotti a ipotizzare anche un sesto stadio, quello del cyberpunk, nelle nuove astrazioni
del computer, della globalizzazione e del capitale finanziario dallera Reagan-Thatcher in poi.) Perci
potremmo classificare come segue i vari stadi della sf (senza dimenticare che si sovrappongono e che il
nuovo mantiene le conquiste formali dei precedenti, oltre al fatto che le date sono puramente
simboliche):
1. Adventure o space opera, che deriva in linea pi diretta dalle opere di Jules Verne ma
potrebbe essere forse riscontrata nella tradizione americana a partire da A Princess of Mars di Edgar
Rice Burroughs (1917).
2. Scienza (o almeno la sua mimesi), che potrebbe essere datata classicamente dai primi pulp sf
sulla rivista Amazing Stories di Gernsbach, a partire dal 1926.
3. Sociologia, o, ancor meglio, satira o critica sociale, la cui paternit viene per convenzione
attribuita alla novit di Mercanti dello spazio di Pohl e Kornbluth (1953).
4. Soggettivit o anni sessanta: per esempio, i dieci grandi romanzi di Philip K. Dick sono stati
tutti scritti nel periodo che va dal 1961 al 1968.
5. Estetica o "fiction speculativa, di solito collegata alla rivista New Worlds di Michael
Moorcock, uscita dal 1964 al 1977, e invece negli Stati Uniti associata agli scritti di Samuel Delany
(1942-).
6. Cyberpunk, che esordisce clamorosamente con Neuromante di William Gibson (1984), una
rottura coerente non soltanto con la rivoluzione neoconservatrice e con la globalizzazione, ma anche
con lavvento della fantasy commerciale come genere concorrente e dominatore finale nel campo della
cultura di massa.
Per la quarta categoria, quella della soggettivit e della rappresentazione, deve a sua volta
essere ampliata per far posto dal 1969 in poi a una seconda ondata di femminismo, che non soltanto fa
nascere unintera nuova generazione di scrittrici in campo sf, ma determina ancor pi
significativamente un integrale rinnovamento e reinvenzione dello stesso testo utopico. Allora, a
posteriori, questa nuova linea determinante o causale potrebbe indurci a rivedere il nostro sistema
sincronico del quarto stadio, quello della rappresentazione, come un imperativo a pensare questi aspetti
tutti insieme in una maniera inedita che possa creare uno spazio centrale per il gender in quanto tale
(assieme ai postumi antropologici delle varie rivoluzioni del Terzo mondo nello stesso periodo).
In realt la vita creativa di Asimov ha abbracciato tutti questi periodi, perci non dovremmo
stupirci se nelle produzioni giovanili scopriamo in azione alcuni elementi subordinati destinati a
diventare le dominanti di un sistema successivo. Quindi vediamo che il finale di Notturno possiede
letteralmente la forza della parola estetica", che in greco designa la percezione, e ci fornisce come
inattesa conseguenza della premessa scientifica di Asimov alcuni squarci visivi quasi abbacinanti.
Non le tremilaseicento stelle visibili a occhio nudo sulla Terra. Lagash era al centro di un
gigantesco ammasso. Trentamila soli potenti brillavano con un fulgore angosciante pi
spaventosamente freddo nella sua tremenda indifferenza del vento implacabile che soffiava su quel
mondo gelato, orrendamente lugubre.14
E cos il significato dellaltrimenti incomprensibile sostantivo "stelle viene rivelato agli
abitanti di Lagash ogni due millenni, e il bonus estetico di piacere in questo rompicapo apparentemente
basato sulla scienza ce lo regala in questo caso lo spettacolo che possiamo ammirare avidi persino
mentre fa impazzire gli abitanti del pianeta: la jouissance delleccesso dimmaginazione (e anche della
molteplicit).
La visione della galassia  una delle prime estetiche umane, e risale alla notte dei tempi, ben
oltre la sua formalizzazione nello zodiaco e nelle costellazioni. In un bel passaggio della Teoria
estetica,15 Adorno sceglie i fuochi artificiali come prototipo della temporalit dellarte, unesistenza
fugace sotto forma di pura e semplice apparizione, un bagliore che si spegne nel nulla. Le stelle nel
cielo notturno sono una di queste apparizioni sospese nel tempo, una molteplicit che si stende
immobile nello spazio, la cui altra faccia  il firmamento che lApocalisse ci presenta come un papiro
che sar arrotolato alla fine dei tempi. Le prime forme di percezione e di articolazione simpongono
come la luce fissa dei pianeti, come il lento separarsi di tutte queste luci dalloscillazione vorticosa
della fitta miriade alle loro spalle. Per ci che definisce questa percezione  un rovesciamento della
visione, in cui sono le stelle a guardarci dallalto e a tenerci fissi al centro del loro campo visivo.  il
terrore rappresentato in maniera inquietante da Asimov, la paura di essere inchiodati come individui e
specie vivente sotto lo sguardo implacabile dei cieli, decisamente nello spirito di Sartre e Lacan.16 E' un
terrore primordiale abbastanza diverso dagli effetti della luna, la cui presenza  invece una promessa
utopica, come nei Reietti di Le Guin dove lorbe di Urras rappresenta unindescrivibile ricchezza
umana e naturale per i coloni su Anarres, che al contrario linviato solitario contempla con desiderio e nostalgia.
Per non possiamo lasciare Notturno senza riprendere il problema da cui siamo partiti e
analizzare il filo rosso che lega i due mondi non comunicanti del prima e del dopo su questo sventurato
pianeta. Questo filo  la religione. I Cultisti tramandano limmagine della catastrofe che gli scienziati
pi allavanguardia stanno scoprendo soltanto adesso, alla sua immediata vigilia. Quindi assistiamo a
una curiosa alleanza tra due nemici, la religione e lilluminismo, contro le masse popolari che guardano
entrambi con sospetto. Questa alleanza rispecchia una dialettica, perch le due forze incarnano la
contrapposizione fondamentale dello stesso paradigma illuminista: religione e superstizione contro
progresso scientifico. Pertanto questultimo fornir la narrazione in stile Bildungsroman a quella che ho
chiamato sf antropologica, che segue il progresso della civilt lungo le ere della storia, mentre laltro
polo, quello della religione, alla fine emigrer, come abbiamo visto, nella fantasy fornendo limmagine
speculare del paradigma illuminista: la storia vista come perdita della magia e declino del vecchio
mondo del villaggio e dellordine del sacro.
Nella sf la religione  una specie di spazio di mediazione, una scatola nera in cui infrastruttura e
sovrastruttura sintrecciano in maniera misteriosa e celebrano unidentit enigmatica, come quella fra
modo di produzione e cultura (anticipando in maniera ambigua entrambi i concetti). Forse la religione 
stata il pi antico dei concetti intorno a cui lantropologia si  via via organizzata come disciplina
scientifica, lestrema istanza determinante del carattere nazionale o razziale, la fonte ultima della
differenza culturale, il segno dellindividualit dei vari popoli nella storia (un ruolo che gioca ancora in
Hegel e che oggi vediamo tornare in auge negli ideologi come Samuel Huntington). Quindi pu fornire
alla sf le soluzioni pi semplicistiche, una specie di pensiero dellaltro pronto alluso, e al tempo stesso
inscenare i pi interessanti dilemmi concettuali e problemi di forma. Tra poco la vedremo ridotta a un
tema pi facilmente gestibile e identificabile.
Per prima dobbiamo scovare le traslazioni delle figure cicliche e storiche di Asimov in qualche
altra modalit della fantascienza: qui abbiamo la narrazione quintessenziale di un sistema chiuso
seguito da un altro con cui non si sovrappone, e la cui continuit problematica con il predecessore 
sotto tanti aspetti il passaggio cruciale del racconto, il suo fondamentale effetto formale o paradosso.
Questa vicenda sembrer abbastanza diversa una volta tradotta nel campo della soggettivit e della
psicologia umanista, dove la narrazione deve trovare la sua figurazione in termini di individui pi che
di lunghe e leggendarie cronologie storiche.
Quindi non v nulla che possa sembrare pi lontano da questa speculazione galattica e storica
in stile et delloro del mondo di Philip K. Dick, fatto di allucinazioni e visioni indotte dalle droghe, di
claustrofobici paesaggi post-storici, di extramondi desolati e artificiali in cui i terrestri del
dopo-catastrofe sono stati costretti a emigrare e il cui immiserimento sensoriale ed esperienziale li
costringe a fare ricorso a unillusione farmaco-logica sin troppo giustificabile. Nellepisodio che vorrei
usare qui come epigrafe aneddotica,17 limmigrato recente su Marte tenta di usare il lay-out (com
chiamata commercialmente questa immaginaria ambientazione drogata in stile bambola Barbie) come
pretesto per una scappatella adulterina con la moglie di un vicino, per alla fine  troppo distratto dal
paesaggio sognato del pre-catastrofe, una spiaggia idilliaca, per approfittarne. Ancora una volta, quindi,
ci troviamo di fronte due mondi sigillati senza alcun contatto reciproco: la vita reale di un Marte
impietoso e la vita da sogno senza tempo e senza soluzioni di continuit di Perky Pat e Walt. Qui il
problema di un collegamento tra i due mondi, in Asimov formulato in termini di religione e tradizione,
diventa il problema fatidico della memoria: pu essere prevenuta, pu essere falsificata, come
rimetterla in moto? In questo caso il ponte oltre labisso prender la forma di un memento, una scritta
che il protagonista verga col rossetto per se stesso sullo specchio del bagno, uno scarabocchio che lo
sollecita a sbrigarsi. Il risultato ironico  che a questo punto tutti gli altri vicini, maschi e femmine, si
sono uniti alla fantasia collettiva e sono pi che disposti a sollecitarlo: una parodia della collettivit
utopica se ce n' una. Il disgusto sessuale non  lunica disillusione che questo finale ha in serbo per i
protagonisti di Dick, i quali potranno anche conoscere la condizione opposta a questo solipsismo da
incubo durante le loro allucinazioni drogate e schizofreniche, che adesso hanno formato un sistema o
stato sincronico da cui non  possibile e nemmeno immaginabile fuggire.
Una volta tradotti in un idioma pi decoroso e umanista, i dilemmi della memoria ci regalano
narrazioni pi riconoscibili come romanzi di fantascienza, come in uno dei primi Le Guin, Citt delle
illusioni (1967), dove il protagonista soffre di unamnesia indotta che gli impedisce di portare a termine
la sua missione salvifica. Anzi, al momento Falk  bloccato senza unidentit o un passato in un mondo
tribale terrorizzato dai lontani conquistatori stranieri noti come Shing. Qualcosa gli dice che deve
intraprendere il viaggio fino alla loro capitale transcontinentale (forse lex Denver) se vuole recuperare
la memoria e ricordarsi la natura della sua missione. Il viaggio paradigmatico attraverso un
Nordamerica regredito allo stato preindustriale e a quelle che sono in pratica societ nativo-americane
(da sempre lideale utopico dellautrice) riprende la forma narrativa fondamentale di Le Guin senza
soverchia originalit o interesse. In effetti tutto sembra confermare la giustificata insoddisfazione
dellautrice per questopera specifica, delusione che Le Guin attribuisce erroneamente alla confusione
tra fantasy e sf, tra elementi tolkieniani e tecnologie postatomiche. In realt troveremo questa
medesima combinazione "inammissibile in uno dei pi significativi e fortunati dei suoi romanzi
successivi, Sempre la valle (1985), incentrato su un analogo connubio tra organizzazione tribale e
infrastruttura cibernetica. Il difetto formale che probabilmente affligge questo romanzo potrebbe allora
risiedere nel tentativo di combinare la trama su base geografica con il tipo di dnouement psicologico
che stiamo discutendo.
Alla fine il romanzo trova la sua soluzione grazie allintrospezione e a una scoperta prettamente
psicologica: Falk discende dai coloni originali che erano stati costretti a fuggire dalla Terra ai tempi
dellinvasione degli Shing. Dal momento che la sua gente ha perso ogni contatto con lantica patria, e
soprattutto non ha ancora acquisito la miracolosa tecnologia dellansible (lo strumento per
lintercomunicazione galattica simultanea inventato da Shevek nei Reietti e in un modo o nellaltro
fulcro simbolico e ideologico del cosmo di Le Guin, qui presente proprio in virt della sua assenza), 
stata costretta a mandare un agente in ricognizione, e questo agente altri non  che Falk. Sarebbe noioso
stare a spiegare come mai gli Shing si sentivano obbligati a cancellargli la memoria senza distruggerla
del tutto (per farla breve, hanno bisogno che Falk indichi loro la rotta per andare a distruggere i loro
antichi nemici, adesso finiti da qualche parte nello spazio profondo), fatto sta che il presupposto del
ripristino della memoria e dellidentit precedente comporta la totale obliterazione dei contenuti attuali.
Quindi Falk si trova preso tra queste alternative altrettanto intollerabili: la perdita dellattuale identit
oppure leclissi definitiva della vecchia. Questa figurazione ci permette di contemplare unaltra volta,
con potenza assai maggiore della cronologia ciclica di Asimov, langoscia fondamentale dellUtopia, a
cui torneremo pi nello specifico tra poco, cio la paura di perdere il mondo familiare in cui sono
radicati tutti i nostri vizi e virt (compreso lo stesso desiderio utopico) in cambio di un mondo in cui
tutte queste cose ed esperienze, positive e negative, saranno state cancellate. Come dice Sartre, "il mio
progetto  un appuntamento con me stesso dallaltra parte del tempo, e la mia libert  il terrore di non
trovarmici, e di non aver nemmeno voglia di trovarmici.18 Quindi quanto  spesso identificato come
noia utopica corrisponde a questa rinuncia a quelli che non sono pi i "miei progetti o la mia vita
quotidiana. E' in questo senso che la spersonalizzazione diventa un aspetto fondamentale o costitutivo
dellUtopia.19
Per il momento per cinteressa soprattutto la soluzione narrativa a questo dilemma, pi che il
dilemma stesso.
Per sfuggire al panico montante si guard intorno in cerca di un oggetto su cui concentrarsi,
tornando alla vecchia disciplina della trance, la tecnica del Risultato, consistente nel fissare un oggetto
materiale per ricostruire unaltra volta lintero mondo... Il libro: lo teneva in mano... Colonne di
magnifici motivi senza significato, righe di scritto semincomprensibile, cos diverse da quelle lettere
che aveva imparato tanto tempo prima nel Primo Analetto, devianti, inquietanti. Lo fiss senza riuscire
a leggerlo, e una parola di cui non conosceva il significato si stacc dal mucchio, la prima parola:
La via...20
La via  ovviamente il Tao, la componente essenziale nella metafisica di Le Guin, che vigila
su tutti i suoi scritti come sul suo personaggio, George Orr, a cui offre niente meno che il ponte
trascendentale grazie al quale potr superare le convulsioni della diacronia. Per Le Guin non si  presa
il disturbo di inventare tutto un apparato psicologico con cui spiegare perch Orr  riuscito a conservare
una memoria sbiadita del passato in un presente nuovo e disastrosamente privo di contatto col passato
stesso. Si ha la sensazione che qui, nel Pianeta dellesilio, il Tao sia poco pi di un contenuto
contingente, un pretesto per regalare ai meccanismi della memoria un significato (o, come direbbero i
formalisti russi, una motivazione). Non avrebbe potuto usare un qualsiasi altro testo? Oppure  in
quella singola parola, o sillaba, o carattere, che dobbiamo cercare una peculiare efficacia narrativa?
Non mi sembra n gratuito n superfluo ricordare a questo punto la grande poesia di Brecht sulla
stesura del Tao Te Ching, e onorare lagente doganale che ha avuto il merito di chiedere al Maestro che
cosa intendeva e di pretendere una versione scritta prima che il saggio sul suo bufalo e il piccolo
aiutante sparissero per sempre oltre la curva nella foresta e nella leggenda.
Sprach der Knabe: Dass das weiche Wasser in Bewegung
Mit der Zeit den machtigen Stein besiegt.
Du verstehst, das Harte unterliegt.
Parl il garzone: "Che la molle acqua scorrendo col tempo sulla potente pietra la vince. Lo
capisci. Ci ch duro soccombe.21
Ecco linsegnamento democratico del Lao-tse di Brecht, che ancora conserva il senso pi
mistico dei ritmi temporali.
Tuttavia la citazione da Brecht chiarisce che in tutti questi casi abbiamo a che fare con la
scrittura e con il testo. Se gli psicologi continuano a parlare di tracce della memoria, questo modo di
dire, nella perenne assenza di un vero referente fisico, rimane unespressione simbolica in cui il ricordo
di un evento passato  paragonato a una traccia, cio a una specie di scrittura. Ma anche il culto
millenario di Asimov, come tutte le tradizioni religiose, prevede una specie di sacra scrittura come
strumento fondamentale di trasmissione, e persino lo scarabocchio di Dick, tracciato con il rossetto
sullo specchio, resta una forma di criture che ricorda vagamente i messaggi disperati lasciati dai serial
killer sulla scena del crimine.
Non siamo tenuti a tuffarci nelle prime intricate opere di Derrida per concordare con lui che i
concetti in apparenza assai diversi di scrittura e tempo sono in realt intimamente complici e correlati,
n dobbiamo decidere ora se lidea di linguaggio sia il risultato dellincapacit di pensare in maniera
coerente il tempo o viceversa. Per che entrambe alberghino in segreto unillusione umanistica (o
metafisica)  dimostrato simbolicamente dal concetto stesso dell'ansible e dallideologia di una
comunicazione simultanea nel presente che questo strumento promette e incarna, mentre
lincomparabile valore del testo utopico consiste anche nella sua funzione di traccia mnemonica.
Traccia che tuttavia riguarda un messaggio proveniente dal futuro, un fenomeno adombrato in forma
distorta da tutte le grandi scritture, che si propongono invece come messaggi dellalterit ma trasmessi
nel passato.
Questi incomprensibili messaggi scritti trovano un loro analogo archeologico, soprattutto nei
frammenti vascolari e nei reperti culturali del museo, che diventa una specie di immenso messaggio
scritto in una lingua sconosciuta fatta di oggetti. Inevitabilmente il museo fa la sua apparizione
paradigmatica nel testo seminale della fantascienza moderna.
Quando arrivammo verso mezzogiorno al palazzo di porcellana verde, lo trovammo deserto e in
rovina... Oltre i grandi battenti del portone, che erano aperti e rotti, trovai, al posto della solita grande
sala, una lunga galleria illuminata da numerose finestre laterali. Dapprima mi fece venire in mente un
museo. Il pavimento a mattonelle era ricoperto da un fitto strato di polvere, e una notevole collezione di
oggetti disparati era avvolta nella stessa grigia coltre... Su una parete trovai delle specie di scaffali
inclinati, ne tolsi la fitta polvere e scoprii le familiari bacheche del nostro tempo...22 (pp. 47-48)
Il museo di Wells ci mostra il nostro futuro sulla Terra sotto forma di un passato che
corrisponde alla triste parabola dellinvoluzione umana: un'archeologia profetica il cui paradosso
temporale consiste nel ribaltamento della logica che qui ci interessa, e si garantisce la scossa finale (un
po come il ritrovamento sulla spiaggia alla fine del Pianeta delle scimmie, del 1968) dimostrando che
la differenza  identit e che questi manufatti alieni sono in realt solo reperti del nostro futuro,
trasformando cos una rottura in una lugubre continuit. In realt il viaggiatore nel tempo non apprende
nulla da essi, a parte una fosca immagine fin de sicle dellentropia, e finir con il saccheggiare questo
museo in cerca di armi, come i pi recenti naufraghi di La strada delle stelle (1974) che, come i
visitatori della Lagash di Asimov, possono leggere una triste storia ciclica fatta di catastrofi e
resurrezioni nelle armi che trovano sul posto.23
La Zona degli Strugatzki  un genere di museo piuttosto diverso, i cui oggetti non ci dicono
nulla a proposito dei visitatori alieni o della loro storia, ma emettono potenti segnali di pura e semplice
alterit. E cos anche lo strano oggetto che Ian Macauley si trova di fronte al suo arrivo su Sigma Draconis Terzo.
Una cosa a forma di pera, con un uncino nella parte stretta, lunga circa un metro e mezzo... e
accanto un insieme di cinque sbarre corrose, simile alla struttura di unaltalena... poi una specie di
piatto, un disco lievemente concavo con quattro protuberanze grandi e quattro piccole disposte in modo
equidistante lungo la circonferenza...24
Questo particolare archeologo  anche un linguista, come  opportuno per un lavoro filologico
che cerca di ricostruire la vita aliena nel suo insieme (e nello specifico cerca il segreto del suo declino
ed estinzione). La traccia scritturale di Asimov cede il passo in Brunner a unintera collezione di
oggetti enigmatici che il linguista archeologo deve leggere un po come un investigatore decifra gli
indizi, e infatti a questo punto il romanzo di fantascienza sulla ricostruzione degli extraterrestri si
avvicina asintoticamente al giallo vero e proprio.
Purtroppo per i detective galattici, non  possibile immaginare una Stele di Rosetta per una lingua simile.
Nel caso delle lingue terrestri, per morte che siano, esiste sempre la possibilit di scoprire una
lingua viva o una lingua morta gi decifrata che abbia un rapporto, pur tenue, con quella in esame. E, in
mancanza di questo rapporto, sussiste per lo meno il fatto che ogni lingua terrestre  stata scritta da
esseri umani, che hanno un modo di pensare umano. Questo  un punto di partenza, per quanto labile.
Ma il caso dei para-simboli [la scrittura aliena]  completamente diverso, tanto che essi costituiscono
un problema che in tutta evidenza non ha soluzione.25
 proprio questo che porter Stanislaw Lem alla conclusione che la vita aliena  totalmente
inconoscibile, come vedremo nel prossimo capitolo. Nonostante ci questi linguisti sf del futuro, che
naturalmente hanno gi risolto i misteri di Mohenjo-Daro e degli etruschi, non vedono lora di
affrontare il rompicapo della vita e della lingua aliena, mettendo quindi i loro autori nellancor pi
scomoda situazione di doverla inventare in quattro e quattrotto.
Quindi anche il romanziere di fantascienza ha, per quanto a un livello metafisico assai pi alto,
il problema della costruzione di una doppia scrittura, il problema che contraddistingue la professione
del giallista: cio quello di inventare una prima narrazione che deve poi essere ricostruita in via
ipotetica come fatto nel secondo tempo pi propriamente narrativo del detective.  una distinzione
che risale alla distinzione aristotelica fra mito e intreccio, la leggenda originale ristrutturata sulla scena
dal drammaturgo in tanti episodi drammatici, distinzione in seguito rivista dai formalisti russi (favola e
"suzhet) e dopo di loro da Genette. "A chi importa di chi ha ucciso Roger Ackroyd?, s' chiesto,
come tutti sanno, Edmund Wilson, e in effetti non  tanto la soluzione quanto il processo deduttivo il
vero fulcro del nostro interesse e fascinazione. Persino il Grande Detective, con tutte le sue
stravaganze,  carismatico solo quanto lo sono le sue Grandi Deduzioni. Purtroppo la deduzione logica
ricorda un po il resoconto che i fenomenologi fanno del gesto, per esempio quello di servire una palla
da tennis: solo quando il gesto fallisce noi ne diventiamo davvero consapevoli. Quindi la Grande
Deduzione devessere sempre un po fallace o improbabile affinch la si possa afferrare in quanto tale,
distogliendoci da una soluzione che altrimenti cadrebbe inevitabilmente sotto la scure del giudizio
wilsoniano. Quindi la grandeur del supremo atto intellettivo di George C. Scott ne I cinque volti
dellassassino (un film di John Houston del 1963) consisteva nellacume prettamente linguistico con
cui questo detective dilettante analizzava il delirio della vittima che gli veniva riferito da un testimone
francese: lultima pennellata (brush), poi pi! finito!. Scott ipotizzava che in realt il moribondo
avesse pronunciato un sinonimo dellinglese brush, pennellata e anche scopa, cio la parola broom,
a sua volta omofona del cognome della famiglia Brougham, i cui eredi vengono eliminati poco per
volta durante il film. La fallacia sta nel supporre che linconscio del francese conoscesse abbastanza
bene linglese da poter commettere questo qui pro quo, ma daltro canto sembra plausibile che soltanto
uno straniero fosse portato a farlo, ed  questa lieve esitazione tra plausibilit e improbabilit a regalare
alla Grande Deduzione il suo valore elettrizzante e paradigmatico.
Visto sotto questa prospettiva, sembra evidente che lautore di fantascienza sia collocato in una
posizione di divinit creatrice che va ben oltre tutto quanto possono aver immaginato Agatha Christie o
persino Aristotele: invece di inventare un delitto, lo scrittore sf  obbligato a inventare un intero
universo, unintera ontologia, tutto un altro mondo: esattamente quel sistema di differenza radicale che
noi associamo allimmaginare unUtopia.
 pur vero che la Grande Deduzione di Ian Macauley viene avvantaggiata da alcune precedenti
scoperte e soprattutto dal sapere in anticipo dellesistenza dei Draconiani.
Grosso modo sappiamo che aspetto avevano, un corpo simile a due carapaci di granchio posti
uno sopra laltro, quattro corti arti per camminare e due per afferrare, tutti culminanti in una sorta di
chela tubolare lungo la quale correvano i canali neurali, fatte di una versione modificata della loro pelle
simile a cuoio o a unghie umane. Sappiamo, o crediamo di sapere, che possiedono un senso di cui noi
siamo sprovvisti, anche se molti pesci ce lhanno: la capacit di captare i campi elettromagnetici.
Sospettiamo che molti dei cristalli da noi trovati ancora impregnati di questi campi, simili a nastri
registrati, fossero un equivalente delle nostre iscrizioni.26
La natura elettromagnetica della lingua degli alieni, o almeno della loro sensibilit, unita alla
conoscenza del clima piuttosto instabile di Sigma Draconis III, permette a Ian di ipotizzare uno
spiccato interesse dei suoi abitanti per il passaggio delle tempeste elettromagnetiche, e di completare la
sua Grande Deduzione sulla funzione delloggetto misterioso che abbiamo gi citato ( un barometro).
Allora questo successo solleva per noi il problema ancora maggiore della natura dei" cristalli, forse una
forma di scrittura, e delle cause dellestinzione della civilt extraterrestre.
Questo pi difficile enigma d una rilevanza attuale alla bella, malinconica favola di John
Brunner Eclissi totale (1974), che  allegorica a entrambi i livelli della sua "doppia scrittura: la
vicenda dellestinzione man mano che viene ricostruita innesca la domanda: lo stesso [destino, cio
lestinzione] potr colpire anche noi,27 mentre la storia della sua ricostruzione pone una domanda
allegorica piuttosto diversa, vale a dire come possiamo comprendere la differenza radicale, che sia la
differenza di questa civilt aliena oppure quella dellUtopia. In seguito la prima domanda sar ribadita
allinterno del romanzo perch la Terra da cui provengono gli archeologi-esploratori viene devastata
dalla guerra nucleare e dalle carestie (e senza il beneficio di un ansible), mettendo cos a repentaglio la
stessa sopravvivenza della colonia umana su Sigma Draconis III.
Quasi tutte le Grandi Deduzioni della sf glissano sui dilemmi linguistici, cio su un dettaglio
forse ancor pi importante dellinvenzione di un altro mondo, quello dellinvenzione di unaltra lingua,
per giunta non umana, o omettendo le complicazioni delle categorie linguistiche oppure costringendo
gli alieni a imparare l'inglese (come in La strada delle stelle). La soluzione di Ian Macauley prevede un
metodo diverso e non linguistico, che ci riporta ai fondamentali dibattiti ottocenteschi sulla storiografia
e sulle forme prettamente storiche di comprensione. Particolarmente interessante  la distinzione che fa
Dilthey fra Erklren e Verstehen, Spiegazione e Comprensione, due modalit di pensiero che
distinguevano le procedure delle scienze esatte o naturali dalle Geisteswissenschaften (termine che
traduciamo in maniera approssimativa con "scienze umane).  una tardiva riproposizione del grande
principio del verum factum di Vico, secondo il quale possiamo comprendere realmente solo quanto
abbiamo fatto noi, in parole povere la storia, ma non quello che ha fatto Dio, cio la natura. La
distinzione di Dilthey implica che possiamo formulare leggi per la natura, cio spiegare le sue
dinamiche, ma non possiamo capire queste operazioni allo stesso modo in cui possiamo capire gli altri
esseri umani, i loro atti e motivazioni, e persino i processi storici che da essi scaturiscono.
Per qui abbiamo unulteriore premessa implicita che riguarda la nostra capacit di "capire le
altre persone. La empatia" (Einfhlung)  una precisazione tardo-ottocentesca dellassai pi antico
concetto di simpatia, e indica e concettualizza la nostra capacit di metterci nei panni di unaltra
persona. Dilthey riteneva che ci riuscissimo decifrando i codici culturali e soprattutto l'espressivit, la
quale ci offre una specie di stampo in cui possono riversarsi e cristallizzarsi le nostre simpatie per gli
altri. Linteresse per le svariate espressioni facciali e per i gesti umani non  cominciato con la grande
elencazione di Darwin, n  finito con la teoria dellemozione di James-Lange (che postula la priorit
dellespressione fisiologica rispetto alla sua esperienza vissuta). Le moderne teorie della
comunicazione sono senza dubbio versioni pi raffinate di questo concetto intrinsecamente umanista
delle relazioni interpersonali, che per cade nel vuoto con lalterit pura e semplice e con il problema
del radicalmente alieno.
I grandi investigatori hanno spesso fatto un feticcio dellempatia (o intuizione), come appare
nel modo pi evidente nei romanzi di Maigret di Georges Simenon, dove lispettore simmagina
sempre nei panni dei criminali (proprio come fa l'incredibilmente prolifico romanziere con i suoi
personaggi).28 Quindi  logico che il linguista-detective archeologico di Brunner adotti lo stesso
metodo e crei un modello del corpo draconiano abbastanza grande da poterci entrare, un modello che
gli regali la libert ma anche i limiti delle movenze caratteristiche della specie. Si improvvisano cos
parecchie protesi per adattare la cinetica umana a quella draconiana: una per la gestione dei quattro arti
di locomozione, una per veicolare approssimazioni dei segnali elettromagnetici dopodich, come se
tutto questo non bastasse, lidentificazione sar incentivata da dosi massicce di ipnosi. Ian prevede di
passare un mese vivendo da draconiano nelle varie citt ed edifci che sono gi stati scavati nel pianeta,
ed entro la fine del mese si ripromette notevoli progressi quanto a chiarezza e comprensione (che in
effetti il romanzo ci fornisce). Incontriamo anche un certo numero di scorciatoie che al lettore possono
sembrare fraudolente: per esempio,  difficile immaginare come Ian sarebbe riuscito ad arrivare alla
sua Grande Deduzione se non avesse potuto contare sulla presenza di una congerie di animali lontani
cugini (non senzienti) degli alieni, oppure, ancor pi nello specifico, senza sapere in anticipo
(informazione forse raccolta da queste specie correlate) che i singoli draconiani attraversano un ciclo
sessuale in cui linfanzia era uno stadio asessuato seguito dallo stadio maschile, poi da uno stadio
femminile relativamente breve che precedeva la sterilit della vecchiaia.29
Dopo aver affrontato il rigore della costruzione di Brunner, potr sembrare frivolo tornare ad
Asimov, stavolta con unopera tarda che ci riporta utilmente al problema rappresentazionale che
cinteressa in questa sede, cio le possibilit di comunicazione fra due mondi o sistemi alternativi e
totalmente separati. Certo, Neanche gli dei (1972) non fa sfoggio di grande potenza immaginativa
riguardo al problema della comunicazione, ed  forse il motivo per cui questo interessante romanzo non
costituisce un contributo realmente durevole al canone. Infatti la sua premessa rimane ampiamente
entro gli schemi che abbiamo attribuito allet delloro, e che prevedono la combinazione di un enigma
scientifico (come fa a esistere una cosa come il plutonio 186?) con un contenuto narrativo plausibile di tipo diverso.
In pratica questopera  un trittico che mostra interessanti (ma poco realizzate) discontinuit di
genere: un dramma incentrato sulla politica universitaria, seguito da unesangue fable simbolista sugli
alieni, fino a una conclusione orchestrata con mano pesante contenente i dettagli fsici della vita umana
su Marte, sugli effetti della bassa gravit sul corpo e cos via. In maniera schematica, potremmo dire
che la seconda e terza parte offrono due distinte forme di alterit (o negazioni) rispetto alla prima che
contiene una rappresentazione realistica: perch la seconda parte racconta un para-universo non umano,
mentre la terza ci regala una specie di sintesi di alterit e familiarit, ancora umana ma (forse)
post-umana sotto vari aspetti fisici e persino mentali.
Tutto lintreccio si basa sulla premessa del contatto tra due mondi alternativi simultanei, e
possiamo apprezzare linventiva di Asimov alle prese con la sua estrapolazione di un isotopo chimico
impossibile, che diventa lidea di una crepa appena percettibile tra due universi separati. Con questo
fenomeno straordinario e senza paralleli si mette in moto la dinamica narrativa e viene elaborato un
primo meccanismo per facilitare lo scambio.
Il plutonio/tungsteno pu compiere il suo ciclo allinfinito, avanti e indietro dal nostro universo
al para-universo, liberando energia prima nelluno e poi nellaltro. Il risultato complessivo  il
trasferimento di venti elettroni dal nostro universo al loro per ogni nucleo circolante, ma entrambi
ricavano energia da quella che  in realt una Pompa Elettronica Interuniversale.30
Non solo qui la comunicazione  modellata sugli scambi di mercato (gli strutturalisti hanno
avuto almeno il buon gusto di frapporre la tesi antropologica di Mauss sul dono tra il loro concetto di
scambio dei segni e le pi crude forme contemporanee di capitalismo di mercato) ma sembra
corroborare le pi deliranti tesi ottimistiche della retorica liberista, dove tutti ci guadagnano e nessuno
perde: "una strada che va in discesa nei due sensi, come afferma uno dei personaggi.31 In realt le
leggi di ciascun universo sono diverse quel tanto che basta a far s che la necessaria perdita tecnica in
ciascuno di essi si traduca in un guadagno (tralascio le spiegazioni scientifiche). Siamo di fronte a
unimmediatezza comunicazionale elevata allennesima potenza - una coesistenza di sistemi
radicalmente diversi che, al di l di ogni tentativo di giustificazione scientifica, sembra un insulto alla
fisica ufficiale degli imperialisti o perfino alla pi semplice meccanica delle classi sociali.
Non c bisogno di aggiungere che  anche unillusione, e infatti entrambi i mondi risultano
minacciati nella loro stessa esistenza da uno scambio incessante che riscalda a livelli di guardia un
universo, raffreddando laltro. Questo  anche il momento in cui comincia la vera comunicazione tra
universi, e in cui i dissidenti da ambo i lati tentano di far conoscere i pericoli insiti in quella che per il
potere e per le popolazioni nel loro complesso  soltanto una fonte miracolosa di energia gratis (le
ricadute sociali sui due universi non vengono mai indagate sul serio). Qui le potenzialit di una
figurazione prettamente utopica del testo sono sostituite da una congerie di parallelismi politici pi
convenzionali, dopodich, come prevedibile, si ripropone un lieto fine e la prospettiva del pluralismo
liberale. Si scopre infatti che ci sono altri universi alternativi, e che linterscambio con essi pu
modificare i pericolosi effetti a lungo termine del contatto puramente binario (o unilaterale): la critica
del liberismo economico viene cos azzerata da un ampliamento della rete a quelle che potremmo
definire con un anacronismo dimensioni globali. Per qui non cinteressa tanto lideologia personale di
Asimov quanto il modo in cui questo esito conferma ancora una volta la tesi secondo la quale 
lesperienza politica e sociale a permettere e limitare la ricerca scientifica pi che linverso, come
presuppongono quasi tutte le storie intellettuali. Prima deve nascere una nuova forma sul terreno
concreto delle relazioni sociali, forma che sar in seguito trasferita nei settori pi specializzati della vita
produttiva e intellettuale:  questo in realt il significato pi profondo dellosservazione di Marx
secondo la quale la storia umana pone ai soggetti soltanto i problemi che essi gi possono risolvere.
Su questa falsariga, la novit che gli anni sessanta sembrano aver permesso ad Asimov di
pensare ed esprimere  il femminismo, che non va cercato solo nelle nuove libert sessuali del testo,
talmente goffe e scollacciate da riuscire imbarazzanti, ma soprattutto nellidentit anagrafica femminile
dei dissidenti di entrambi gli universi. In pratica il genere sessuale diventa il tema centrale del romanzo
grazie al para-universo, che scopriamo ospitare abitanti di tre sessi diversi assieme a un misterioso
essere asessuato o post-sessuale (i cosiddetti Duri, in quanto opposti ai tripartiti Morbidi). Echi degli
androgini draconiani di Brunner! Torneremo a questa svolta inaspettata in un prossimo capitolo. Per il
momento limitiamoci a riassumere quanto abbiamo acquisito sin qui, cio che i problemi temporali (la
diacronia della sincronia, la questione della transizione allUtopia, i dilemmi rappresentativi inevitabili
allorch si pensa il tempo storico) sembrano portare fatalmente a un problema molto diverso: se, cio,
sia davvero possibile immaginare la vita aliena, esseri senzienti radicalmente diversi. Swift poteva
immaginare unesistenza utopica soltanto popolandola di forme non umane, che non di meno
descriveva in guisa di animali terrestri. Il narratore, al suo ritorno, preferisce tenersi appartato dalla
societ umana per trascorrere la maggior parte del tempo nelle stalle.
I miei cavalli mi capiscono abbastanza bene. Discuto con loro almeno quattro ore al giorno.
Non conoscono briglie o sella, e vivono con me in grande confidenza, e tra di loro in amicizia.32
Allo stesso modo, ora anche noi dovremo passare un po di tempo con gli alieni prima di
affrontare direttamente lUtopia.
...
.
...
NOTE:
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1 Appearance and Reality, Oxford 1930, p. 194.
2 Vedi la nota su questa parola in Tommaso Moro, Works, cit., volume IV, p. 199.
3 Vedi lepisodio della signora Colson in B.F. Skinner, Walden Two, cit., pp. 218-21.
4 Jean-Jacques Rousseau, Oeuvres, III, Paris 1964, p. 383: Ainsi lon trouve  la fois dans
l'ouvrage de la lgislation deux choses qui semblent incompatibles: une entreprise au-dessus de la force
humaine, et pour lexcuter, une autorit qui nest rien".
5 Ivi, p. 383: "Pour quun peuple naissant pt goter les saines maximes de la politique et suivre
les rgles fondamentales de la raison dtat, il faudrait que leffet pt devenir la cause, que l'esprit
social qui doit tre louvrage de linstitution prsidt a linstitution mme, e que les hommes fussent
avant les loix ce quils doivent devenir par elles".
6 Vedi lesauriente analisi di questi dibattiti storiografico-filosofici in Paul Ricoeur, Time and
Narrative, cit., seconda parte; e sul rapporto tra nascita di nuove discipline e divenire-sincronico della
storia, Fernand Braudel, On History, Chicago 1980 (titolo originale crits sur l'histoire, trad. it. Scritti
sulla storia, Milano 1980).
7 G.W.F. Hegel, Enciclopedia, p. 174: "Il fine della filosofia  [...] accertare la necessit delle
cose.
8 Ivi, p. 179.
9 Ho elencato alcuni di questi romanzi nel capitolo 5 come esempi di una visione illuministica
della storia.
10 Isaac Asimov, introduzione a Soviet Science Fiction, New York 1962, pp. 10-12.
11 Tesi che Reyner Banham non si stancava di ribadire e che s realizzata con Archigram. Vedi
anche Rem Koolhaas su Hugh Ferriss (e molto altro) in Delirious New York, New York 1978 (trad. it.
Delirious New York, cit., Milano 2004).
12 In Philip K. Dick, The Three Stigmata of Palmer Eldrich, New York 1965 (trad. it. Le tre
stimmate di Palmer Eldrich, Palermo 1996).
13 Isaac Asimov, Nightfall, in Famous Science-Fiction Stories, a cura di R.J. Healy e J.F.
McComas, New York 1957, p. 404.
14 Ivi, p. 410.
15 T.W. Adorno, Aesthetic Theory, cit., p. 81.
16 J.-P. Sartre, Being and Nothingness, New York 1966 (1943, titolo originale L'tre et le Nant,
trad. it. Lessere e il nulla, Milano 1958), "The Look; Jacques Lacan, Le Sminaire, vol. xi, Paris 1973
(1967, trad. it. Il seminario. Libro XI, Torino 1979), pp. 70-72.
17 Philip K. Dick, The Three Stigmata, cit.
18 J.P. Sartre, Being and Nothingness, cit., p. 73.
19 Vedi il mio A Singular Modernity, London 2003 (trad. it. Una modernit singolare, Milano
2003), per unanalisi della spersonalizzazione come "tendenza fondamentale nella filosofia moderna
in genere: avrei potuto aggiungere che (come  noto dopo Keats e la sua facolt negativa") quella
tendenza  cruciale anche nellestetica moderna, e soprattutto nella poesia moderna: i gradi di poesia
lirica" di Fernando Pessoa (cinque) non sono che forme via via pi intense di personalizzazione (vedi
Irene Ramalho Santos, Atlantic Poets, Dartmouth 2003, pp. 14, 77-78).
20 Ursula K. Le Guin, Planet of Exile, New York 1966 (trad. it. Il pianeta dell'esilio, Milano
1979), p. 138.
21 Bertolt Brecht, Legend of the Origin of the Book Tao-te-ching on Lao tses Road to Exile,
Poems 1913-1956, New York 1976 (trad. it. in Poesie, Torino 1968-77), pp. 314-316 ("Legende von
der Entstehung des Bches Taoteking auf dem Weg des Laotse in die Emigration, Werke, Frankfurt
1988, xii, 33).
22 H.G. Wells, The Time Machine, in The Time Machine/War of the Worlds, Greenwich (Ct.)
1968 (1895, 1898, trad. it. in II meglio di Herbert George Wells, Milano 1955), pp. 75-76.
23 Nel capitolo 9 parleremo di un altro interessante museo motie: un museo storico in cui i
dipinti commemorativi del passato parlano, e le esposizioni delle varie epoche sono abitati da
creature-campione viventi.
24 John Brunner, Total Eclipse, New York 1974 (trad. it. Eclissi totale, Milano 1976), p. 50.
25 Isaac Asimov, The Gods Themselves, New York 1972 (trad. it. Neanche gli dei, Milano
1972), pp. 35-36.
26 John Brunner, Total Eclipse, cit., p. 3.
27 Ivi, p. 12.
28 Vedi il mio The Prison-House of Language, Princeton 1972 (trad. it. La prigione del
linguaggio, Bologna 1982) pp. 204-205.
29 John Brunner, Total Eclipse, cit., p.
30 Isaac Asimov, The Gods Themselves, cit., p. 27.
31 Ivi, p. 47.
32 Jonathan Swift, A Selection of His Works, New York 1965 (trad. it. Opere, Milano 1983), p. 280.
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Capitolo 8. La tesi dell'inconoscibilit.
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Dobbiamo ricordare anzitutto, in proposito, una posizione implacabilmente negativa e scettica,
quella del grande romanziere polacco Stanislaw Lem (1921-2006), che comunque, come vedremo,
comporta anche un concomitante imperativo etico. In Lem il problema della diacronia e delle sue
possibili continuit  ancora una volta spostato sulla questione dei sistemi sincroni (come abbiamo
visto accadere nel corso del capitolo precedente). Lem si pone a uno stadio intermedio tra il sistema e
lalieno, in quanto i suoi esseri enigmatici sono le due cose al tempo stesso, e il problema della
rappresentazione  risolto con la posizione relativamente pi modernista che la vuole in ogni caso
impossibile. Dobbiamo ricordare una notevole anticipazione della dottrina di Lem, quella offertaci
dallenigma complesso e irresolubile posto da Arthur C. Clarke nel suo Incontro con Rama (1972), uno
dei testi tuttora pi affascinanti del canone, il cui lustro non  stato appannato da una serie di sequel
mercenari.1 Si scopre che Rama, un oggetto misterioso entrato nel sistema solare,  un artefatto che
sembra in attesa della forma vitale per la quale pare essere stato fabbricato. Pertanto gli esploratori
umani intuiscono la presenza di un mistero da risolvere senza per essere in grado di risolverlo prima
che loggetto venga di nuovo scagliato fuori dal nostro sistema dalla forza di gravit del Sole, su una
rotta evidentemente decisa da tempo. Questo mistery extraterrestre di Clarke  in un certo senso pi
soddisfacente di tutti quelli provvisti di soluzione (compresi i suoi sequel) e suggerisce che il miglior
modo di imitare la creazione divina  quello di inventare domande pi che risposte.
Se Clarke era agnostico nella sua raffigurazione dellalterit aliena, Stanislaw Lem 
assolutamente ateo. Sono tre le opere cruciali che evidenziano questa posizione, che potremmo definire
frutto della sua complessiva filosofia di stampo scientifico e illuminista, come dimostrano i suoi saggi
di informatica e i racconti umoristici che formano una specie di compendio alla Lewis Carroll o alla
Deleuze del paradosso scientifico, come pure il suo scetticismo sulle possibilit del genere
fantascientifico. Paradossalmente, la sua fantascienza  incaricata di dimostrare, secondo una specie di
strategia kantiana, i propri limiti assoluti. His Masters Voice (1968)  l'amaro paradigma
dellimpossibilit di comprendere lAltro (a meno che non si voglia citare il fiasco del cupo romanzo
omonimo del 1986, [in originale Fiasko, in italiano Il pianeta del silenzio]): un segnale dallo spazio
profondo che non potr mai essere decifrato e che serve da pretesto per le pi ingegnose congetture
umane (come fa la scienza solarista nel romanzo gemello che prenderemo in esame tra poco) e offre
anche uno schermo su cui proiettare le energie e gli impulsi pi venefici della razza umana relegata sul
pianeta, che saremmo poi noi. Il narratore del romanzo  senza dubbio il pi riuscito o realistico
personaggio di Lem, con una psicologia interessante quanto quelle di qualsiasi romanzo del dopo
Dostoevskij, e anche uno dei pi repellenti, un "genio che ribolle di rancore e dotato di una
scarsissima autostima che egli estende allintera razza di cui fa parte. Qui lo scetticismo di Lem
frantuma la forma convenzionale del racconto a tal punto che lelencazione dei successivi fallimenti
non porta da nessuna parte, e la sfilza di frustrazioni  formalmente insoddisfacente anche come
azzeramento parodistico della "grande narrazione della scoperta scientifica e della definitiva soluzione
dei problemi. Per questo motivo His Masters Voice rimane lopera pi affascinante e sgradevole di
Lem, la cui sterile lezione ci conviene integrare con altri due romanzi pi gratificanti (e famosi).
Come noto, Solaris (1961) ripropone sotto unaltra veste tanto scetticismo presentandoci una
favola pi percorribile, in cui un singolare e incomparabile essere alieno (gli umani lo paragonano a un
oceano che copre nella sua interezza il remoto pianeta che d il nome al romanzo) resiste alle indagini
scientifiche con la serena tenacia di una divinit (in effetti alcune scuole di pensiero lo interrogano in
questo senso). Accurate misurazioni dimostrano una deviazione a malapena percettibile dei movimenti
del pianeta da tutte le leggi naturali note e rafforzano laccordo generale sul fatto che questo oceano
sia in realt un essere senziente. Un pezzo di bravura sulla solaristica dimostra la passione di Lem per
la stesura di recensioni di libri inesistenti e immaginari, proponendo un'intera biblioteca di tutti i
possibili approcci allo studio di questo fenomeno ignoto.
Queste teorie ricapitolano lo sviluppo e la conclusiva stagnazione di qualsiasi nuova linea
dindagine scientifica. Con limmensa variet logica di teorie e scuole e con la straordinaria inventiva
ed energia mentale che ha investito in esse, Lem ci regala una rappresentazione virtuale della scienza,
"hard science e non solo sapere, comprensiva di una sociologia in miniatura dello scienziato, di una
storia della fondazione delle scienze e di un resoconto del ruolo della sperimentazione e delle riviste
specializzate. Questa storia di una scienza immaginaria, che vale vagonate di romanzi realistici sullo
stesso argomento, allarga il dramma e le implicazioni di questo particolare primo contatto ben al di l
di un ingegnoso contributo a un particolare sottogenere della sf e lo trasforma in una parabola
metafisica sulla relazione epistemologica della razza umana con il suo non-Io in genere, laddove quel
non-Io non  solo la natura ma un altro essere vivente.
Nel frattempo lessere in questione viene descritto e ci fornisce indizi e accenni (alcuni dei quali
il lettore  autorizzato a elaborare indipendentemente), dopodich ci vien dato di capire che laspetto
peculiare dellimmenso e incomparabile essere solitario  il risultato della posizione intermedia di
questo pianeta tra due stelle, una situazione in cui la vita non dovrebbe in teoria svilupparsi: questo
stato provoca una traiettoria instabile che lessere senziente sarebbe nato per correggere (donde i dati
iniziali che non corrispondevano alle leggi fisiche che governano la materia inerte). Questo assunto
impone una differenza radicale nelle condizioni affrontate da questa forma di vita, una situazione per la
quale gli esseri umani non hanno un equivalente e che non sono in grado di immaginare. Ma
lintelligenza umana (o la coscienza) non s forse sviluppata come analoga risposta a un irresolubile
problema strutturale di questo stesso tipo, a uno stato di tensione permanente, a un pericolo, per i quali
non sono state trovate soluzioni istintuali?
Intanto loceano fornisce gentilmente materiali per analisi e ricerche scientifiche. In apparenza
indifferente alla presenza di queste lillipuziane forme di vita umana ( pi grande dellintera superfcie
della Terra), e quasi come se stesse sognando o riflettendo, periodicamente fa scaturire immani
fenomeni spaziali, talvolta di aspetto pi stabile e durata indeterminata: montagne, isole, architetture
fantastiche, forme espressive di tutte le fatte, che sono state classificate in tre gruppi generici: longhi,
mimoidi e simmetriadi, essi stessi per pi di un secolo oggetto di studio e dinteresse scientifico
piuttosto intenso e sistematico.  un po come se questa fosse la produzione estetica di Solaris, che non
fornisce alcun risultato salvo confermare la dottrina kantiana dellarte come produzione priva di
concetto.2 Gli incidenti fatali che accompagnano le indagini scientifiche su queste formazioni soltanto
in un caso specifico (quando un pilota precipita nelloceano) sembrano svelare la consapevolezza di
queste esplorazioni e sondaggi sistematici da parte di unaltra forma di vita (il figlio del pilota
riaffiorer in seguito in un gigantesco simulacro).
Possiamo presumere che questa carenza di attenzione specifica per gli umani sia cessata poco
prima dellarrivo del protagonista sul pianeta: in segno di ripicca per il suo silenzio, la superficie
delloceano  stata sottoposta dai suoi esploratori a un massiccio bombardamento di raggi x (in dose
non letale, ma classificabile ugualmente sotto la strategia tipicamente umana che punta a distruggere
totalmente il pianeta e la sua vita).  a questo punto che compaiono gli ospiti, figure umane strane
quanto familiari, prive di memoria, che sembrano scaturite da un innominabile senso di colpa radicato
nel passato dei vari scienziati (uno dei quali alla fine si suicida). La vita soggettiva di questi visitatori,
se possiamo chiamarla cos, sembra limitata alla decisione ferrea di avere lospite costantemente
sottocchio, quindi serve da correlativo oggettivo per lesasperazione intollerabile spesso causata da un
amante soffocante e possessivo.3 Il visitatore di Kelvin, la donna amata della cui morte  stato
responsabile, diventa uno psicodramma di dipendenza nevrotica che sfocia in una delle scene pi
memorabili del romanzo, quando lospite, una giovane bella e fragile, dimostra unangoscia
indicibile per lapparente assenza delluomo (che ha chiuso senza volerlo la porta del bagno).
Udivo debolmente il rumore dellacqua che scorreva e il tintinnio delle bottiglie, e a un tratto
ogni rumore cess. Nel corridoio erano accese le lunghe lampade da soffitto, una piccola macchia di
luce si rifletteva sulla superficie della porta, e io aspettavo, a denti stretti, con la maniglia tra le dita, pur
se prevedevo che non sarei riuscito a trattenerla. Un colpo improvviso quasi me la tolse di mano, ma la
porta resistette e non si apr, vibr soltanto, poi scricchiol terribilmente. Mollai la presa impietrito e
retrocessi. A quella porta stava accadendo una cosa incredibile: la sua superficie di plastica liscia
cominci a curvarsi e a gonfiarsi verso linterno della camera. Lo smalto si sbriciol, scoprendo
lacciaio dellintelaiatura che si arcuava sempre pi. Di colpo capii: invece di spingere la porta, che si
apriva verso il corridoio, lei cercava di aprirla tirandola verso di s. Il riflesso della luce sulla superficie
si deform come in uno specchio concavo, si ud un forte schianto e la lastra piegata si ruppe.
Contemporaneamente, la maniglia si stacc con tutta la serratura e cadde sul pavimento della stanza.
Dallapertura spuntarono un paio di mani insanguinate che lasciavano lunghe tracce rosse sullo smalto.
La porta si era spezzata in due parti appese di sbieco ai cardini, e una creatura bianco-arancione con un
viso livido come una morta mi si gett al petto singhiozzando.4
Il problema degli ospiti  sia un indizio che ci aiuta a decifrare il pensiero delloceano
senziente sia una specie di diversione da questo pi puro problema fantascientifico, nel senso che
introduce la questione del significato personale o privato delle apparizioni, la cui origine sembra
risiedere semplicemente nellintensit con cui sono state registrate nella memoria (consapevolmente o
in maniera inconscia) e non in qualsiasi altro risvolto della relazione putativa (anche se il senso di colpa
 chiaramente il pi ovvio evidenziatore della traccia in questione). Comunque dora in avanti si
dimostra con soddisfazione di tutti che loceano non  soltanto senziente ma  anche la causa e origine
delle allucinazioni materiali, che possono essere considerate una specie di controesperimento che
lessere sta svolgendo sugli esploratori umani della cui presenza  da poco diventato consapevole.
Loceano sta punendo o torturando i suoi ospiti? Un simile sospetto dimostra che persino
adesso, di fronte a questa impressionante informazione su Solaris, gli umani restano prigionieri di un
sistema filosofico antropocentrico. Sembrano incapaci di giudicare Solaris secondo coordinate che non
siano quelle di Carl Schmitt, amico o nemico, o dello stesso Kant, piacere o dolore. Questo limite
concettuale conferma allora il definitivo messaggio di Lem, cio che immaginandoci mentre tentiamo
di entrare in contatto con il radicalmente Altro in realt stiamo guardando in uno specchio per "trovare
il ritratto idealizzato del nostro mondo.5 Ecco perch c un aspetto secondo il quale questa operazione
non  soltanto autolesionista ma addirittura suicida, dato che per eliminare lantropocentrismo
dobbiamo in un certo senso eliminare noi stessi. "Dove non c gente, l non ci sono motivazioni
accessibili per lessere umano. Per organizzare e proseguire un piano di ricerca bisogna annullare sia i
propri pensieri sia la loro realizzazione materiale.6 Allora la conclusione finale, e la lezione
fondamentale di Lem in tutte le sue parabole,  la seguente:
Attraverso lindagine sulle eventuali corrispondenze tra il corpo umano (le proiezioni dei nostri
sensi, della struttura del nostro organismo e delle limitazioni e imperfezioni della fisiologia umana) e le
formule della teoria della relativit, il teorema dei campi magnetici, la parastatica e le teorie unificate
del campo cosmico, Grattenstrom giungeva alla conclusione finale che il contatto delluomo con
qualsiasi civilt di natura non umana, a-umanoide, non poteva n mai avrebbe potuto attuarsi.7
Solaris  quindi la dimostrazione in negativo della nostra tesi sulla scrittura: infatti qui non
esiste alcuna scrittura, alcun messaggio, e l'oceano ha soltanto attivato entro il nostro cervello tracce
che poi proietta verso di noi, e le sue espressioni private, i mimoidi, i longhi, non costituiscono
unestetica che abbia alcun punto di contatto con larte quale la conosciamo, anche se possiamo trovare
uno strano piacere in queste specifiche formazioni. (Tarkovskij le sfrutta invece per uno scopo pi
proustiano, inserendo nel mimoide una rappresentazione della casa dellinfanzia di Kelvin e dei
genitori che non rivedr mai pi in vita sua a causa delle discrepanze temporali del viaggio
interstellare.)8
Abbastanza stranamente, il bilancio non  del tutto negativo. La figurazione religiosa di Solaris
si dimostra sia un'allegoria della procedura scientifica (la scoperta finale della natura delloceano 
funzionale alla narrazione della rivelazione dellAssoluto), sia una proiezione della nostra perplessit di
fronte a un essere unicellulare monadico chiuso e cosciente (uno degli incubi di Kelvin sembra tradire
il suo tentativo di intrufolarsi empaticamente nella pelle di questo essere impossibile).9 Eppure resta
la possibilit che, come noi, Solaris sia un essere difettoso, un dio malato o imperfetto,10 come la
divinit folle di Schelling che deve creare un mondo se vuole curare se stessa.11 In questo caso noi
capiamo Solaris pi di quanto pensiamo.
C unaltra possibilit: reperimento" non  una tortura quanto piuttosto un tentativo goffo,
incerto, di fare il nostro bene, di accattivarci, persino di regalarci la felicit.12 Questo  il possibile
significato, lasciato in sospeso a tempo indeterminato e irrisolto, della stretta di mano interspecie che
conclude il romanzo.
Scesi ancora pi in basso e tesi la mano verso la successiva... londa esit, retrocesse, sommerse
la mia mano, senza comunque toccarla, cosicch tra la superficie del guanto e l'interno della cavit, che
di colpo cambi consistenza diventando da liquida quasi solida, rimase come un filo daria.13
Fin qui abbiamo illustrato soltanto una faccia o dimensione della dottrina di Lem. Per il resto
dobbiamo rivolgerci (molto pi brevemente) a un altro romanzo del suo periodo migliore, LInvincibile
(1964), cos intitolato per via dellastronave (alla ricerca di un mezzo spaziale scomparso) il cui
atterraggio su un pianeta assente dalle mappe innesca gli eventi che cinteressano e soprattutto il
contatto con un essere totalmente alieno.
Qui troviamo il ritratto di un essere non organico e non senziente, che tuttavia viene
sovraimpresso su tutti i tipi familiari gi presenti in Lem. Infatti lastronave eponima solca una
costellazione in cui  gi esistita una forma di vita aliena, quella dei Lyriani, che si presume estinta a
causa dellesplosione del suo sole. Di questa civilt non resta nulla a parte la certezza che sia stata
radicalmente diversa dalla nostra (e che pertanto, secondo il principio stabilito in Solaris e confermato
in tutto il corpus di Lem, sia per noi inconoscibile). In realt abbiamo alcune allusioni ipotetiche a
questa inconoscibilit, e consistono nel presupposto che la societ lyriana abbia tentato di fuggire dal
proprio sistema per colonizzare un altro pianeta lontano, Regis III, quello su cui sta per atterrare
l'Invincibile. Dato linsuccesso del tentativo e la morte dei lyriani, ci restano solo le macchine, che
comunque a una ricostruzione ipotetica sembrano essere talmente differenti dalle nostre da
dimostrare che gli alieni su Lyra erano nettamente diversi da noi in tutti i sensi della parola. Sembra
perfino possibile che Regis m ospitasse unaltra diversa forma di vita organica o aliena (sauriani? esseri
intelligenti?), anchessa sterminata. Accantoniamo per il momento queste domande.
Non esiste romanzo di Lem pi zavorrato di macchinari di questo. Certo, in tutte le sue opere
notiamo uno spiccato interesse per la tecnologia, con unattenzione particolare per i paradossi insiti
nelle operazioni informatiche. In realt questi paradossi sono iperintellettualistici e non sono molto
efficaci nel dare consistenza drammatica alla materia. Qui invece sono i macchinari enormi a occupare
lo spazio diegetico, e non  solo questione di monumentalit fallica della nave spaziale, alta venti
piani, che si stagliava nel cielo sempre pi chiaro, cos maestosa, nella sua immobilit che, veramente,
pareva invincibile.14 Piuttosto  lintero romanzo a essere pieno sino a scoppiare di enormi robot, una
miniera inesauribile di veicoli ingombranti con i loro scudi di sicurezza proiettati da posizioni
stazionarie accuratamente piazzate nei dintorni, e anche piccoli vascelli da esplorazione, compreso uno
stormo di satelliti spia che vengono lanciati a intervalli, e per finire, la pi minacciosa, la superarma da
ottanta tonnellate, il Ciclope, che comprende una bomba ad antimateria di potenza immane, un cervello
elettronico, una "mano telescopica, la capacit di levitare parecchi metri sopra la superfcie eccetera.
Si potr obiettare che nellepoca della miniaturizzazione e del computer su scala ridotta tutte queste
macchine sembrano incredibilmente goffe e datate, un dettaglio che non priva comunque il romanzo
della sua potenza (visto che noi viviamo ancora in un mondo dove esistono pure i grandi macchinari).
Per vorrei far notare che limmaginazione di Lem lo sa e anticipa il tema della miniaturizzazione
proprio mostrandoci la controparte delle macchine ingombranti.
Questultima, la nube formicolante o nuvola nera, rappresenta con grande pertinenza appunto
lo stadio finale della miniaturizzazione. Qui ci ritroviamo con uno sciame di cristalli intelligenti che
pu levarsi in volo e fondersi nei momenti di pericolo, e organizzarsi in una massa superiore dal punto
di vista tattico e strategico (alla fine saranno loro a sconfggere il Ciclope, come vedremo) prima di
tornare a sprofondare nella sua inerzia molteplice, lasciando solo qualche singolo cristallo sparpagliato
sul terreno. E cos abbiamo una nuova versione di alieno: linorganico intelligente. Che contributo d
questo nuovo alieno alla tesi dellinconoscibilit avanzata in Solaris?
Conosciamo tutti il paradigma dellattacco che ci viene portato dalle nostre macchine a uno
stadio evoluto, dimenticando cos che nella pi antica tradizione robotica, quella delle "tre leggi di
Asimov in Io, robot (1950), venivano progettati e inseriti meccanismi speciali per garantire linnocuit
dei nuovi esseri e soprattutto la priorit della loro dedizione alla vita umana, persino a costo della
propria sopravvivenza.15 Per in Dick compare una biforcazione in cui le benevole figure di sostegno
come il Lincoln e lo "Stanton di Abramo Lincoln, androide (1962/1969) sono messe in ombra dalle
apparizioni pi sinistre di Cacciatore di androidi (1968), le cui ancor pi spaventose incarnazioni in
celluloide ci sono diventate familiari con ladattamento del romanzo fatto da Ridley Scott in Blade
Runner (1982). Sembra che la transizione sia avvenuta nel momento in cui il robot puramente
meccanico s trasformato nellandroide almeno in parte organico.16
Fatto sta che a partire dagli anni sessanta le potenzialit della cibernetica si uniscono alle
esigenze della materia organica, e la macchina sembra sempre meno disposta ad accontentarsi del ruolo
benevolo del classico Robbie the Robot (Il pianeta proibito, 1956). Il celeberrimo Terminator di
James Cameron (1984)  solo il migliore esempio di queste nuove storie in cui il nostro stesso
macchinario bellico inizia a funzionare autonomamente, lintelligenza informatica si rivolge contro
quella umana che un tempo laveva costruita e, sulle basi di questa autonomia, si rivolta contro gli
esseri umani, diventati il nemico. La storia di hal in 2001 Odissea nello spazio di Kubrick (1968)
chiarisce a sufficienza il motivo: gli umani hanno ancora il potere di spegnere le macchine, quindi il
nuovo istinto di sopravvivenza di queste ultime esige che eliminino quel pericolo, e casomai
procedano a sradicare tutto quanto pu evolvere in quel senso, cio la vita organica.
In Terminator, e persino nel caso di hal, vediamo in azione un meccanismo che elimina buona
parte dellinteresse filosofico e scientifico dalla narrazione riducendola a una lotta convenzionale tra
eserciti o forze equiparabili:  la tendenza inevitabile dellantropomorfismo che abbiamo gi visto
messa sotto accusa in Solaris ma che nei film appena citati diventa ineludibile a causa delle forme
umane assunte dai robot o androidi (in 2001 il nome e locchio scrutatore del computer sono sufficienti
a reintrodurre la parvenza di un altro soggetto).
Nell'Invincibile ci troviamo invece a che fare con uno sciame di cristalli che non possono in
nessun caso essere ridotti alla soggettivit di un personaggio umano. E lassenza della forma umana 
rincarata dalla molteplicit di questi elementi, una seconda caratteristica non umana che i singoli
organismi biologici non possono capire o afferrare tramite una proiezione. Anzi, le analogie con le
colonie di api e insetti servono pi che altro a rinforzarla e a dotare il molteplice di una dimensione
distopica, ideologicamente calcolata per far accapponare la pelle politica e per puntare il dito contro i
sistemi sociali in cui la dimensione dell'individualit finisce per essere schiacciata.  interessante
notare che, come su Solaris, e perci nella dialettica dellUno e dei Molti, i segmenti staccati dalla
massa centrale si disintegrano oppure diventano inerti grumi di materia.
Man mano che viene ricostruita la storia dello sciame (un altro giallo archeologico, per pi
pressante e pericoloso), affiora lipotesi che questi meccanismi siano nati in seguito al disastro di molti
secoli prima dellastronave lyriana, di cui continua a funzionare soltanto la tecnologia, che, anzi,
sembra trasformarsi in maniera vagamente analoga allevoluzione biologica sulla Terra. Si sospetta che
Regis III abbia avuto un tempo unatmosfera e persino una vegetazione e forme inferiori di vita, ma
tutto ci (a parte quel poco che resta intatto sotto la superficie del mare)  stato ormai sradicato dai
cristalli in una sorta di strategia non istintiva di autodifesa e autoconservazione.
 questo allora il mondo ostile sul quale lastronave gemella dellInvincibile, adesso scomparsa,
 stata costretta a un atterraggio forzato, con risultati funesti per lintero equipaggio, e sintona alla
perfezione con la natura dei cristalli il fatto che latterraggio del nuovo vascello spaziale scateni una
lunga guerra tra animato e inanimato. Per  una "guerra basata su un equivoco fondamentale e sulla
proiezione antropocentrica di unostilit e di un antagonismo, cio di tratti, emozioni e progetti umani,
su esseri che non essendo viventi non sono nemmeno consapevoli nel senso enigmatico e alieno
delloceano senziente di Solaris, che giudichiamo dotato di una coscienza, per quanto in una maniera a
noi incomprensibile.
Qui ci troviamo comunque di fronte alcuni problemi rappresentativi basilari, e forse conviene
fare ricorso di nuovo a Vico per dipanarli. I "cristalli, quale che sia la loro complessa evoluzione (e la
natura della stessa evoluzione non organica), sono il risultato di una produzione e di unattivit
lavorativa, per quanto accaduta in un tempo ormai remoto. Sono lontanissimi discendenti delle
macchine le cui prime generazioni erano state create da esseri senzienti, anche se per fini prettamente
alieni. Noi possiamo quindi capirli, in un certo senso, cos come secondo Vico possiamo capire la
storia; possiamo ricostruire in via ipotetica la loro parabola e stilare varie teorie plausibili sulla loro
formazione e funzione. Abbiamo visto che nel caso di Solaris questo era impossibile, e che la
proliferazione di teorie, dallo scientifico al religioso, girava a vuoto dato che loceano non era una
creazione umana e quindi per definizione non poteva essere capito. Qui, in maniera ambigua,
limpossibilit dellantropomorfsmo  spostata sulla natura aliena degli originari inventori lyriani.
La questione morale  stata rovesciata. In realt  proprio lesperienza peculiare degli umani
sulla stazione Solaris a rivelarsi una battaglia, se non una vera e propria guerra, visto che prevede
contatti in cui le due parti in corsa sembrano voler acquisire un vantaggio se non un predominio (se
interpretiamo lo stesso problema della comprensione come un caso di potere/sapere foucaultiano).
Invece nel caso dei cristalli non abbiamo alcun conflitto visto che non abbiamo due parti o due
avversari. Quindi, per quanto lo sciame possa essere pericoloso e letale a differenza delloceano
relativamente benevolo di Solaris, la soluzione che consisterebbe nello sradicarlo con una potenza di
fuoco superiore  sotto certi aspetti paragonabile al problema etico di chi si chiede se distruggere gli
ultimi ceppi superstiti di vaccino del vaiolo. I personaggi umani si ripetono pi volte che non
appartengono a questo mondo, non hanno motivo di ritornarci, e che quindi lidea di distruggere quella
strana costellazione di forze non organiche  tanto poco sensata quanto la condanna del terremoto di
Lisbona da parte di Voltaire. Il nostro progetto di distruggere questo nemico  ragionevole quanto la
flagellazione del mare da parte di Serse, un progetto eticamente ancor pi condannabile del genocidio
pianificato per Solaris dato che ci fa sprofondare, rinforzandolo, nellantropocentrismo, la forma pi
pericolosa di ignoranza ed errore. Un problema etico simile viene sollevato dagli oppositori alla
terraformazione in Rosso di Marte: gli ecologisti rossi basano la loro politica radicale su una difesa
della natura diametralmente opposta allo spirito del movimento ecologista sulla Terra, visto che per
loro la natura di Marte devessere preservata opponendosi a qualsiasi impianto di vita organica, di
unatmosfera e compagnia bella.
Allora ne LInvincibile la tesi dellinconoscibilit viene sostituita da unaltra tesi diversa ma
correlata, quella dellimperativo dellantropocentrismo o del mantenimento di quanto Lem chiama
atteggiamento geocentrico, che  sia un rovesciamento paradossale che un corollario logico della
prima tesi. Questultima era un principio di mconaissance, una specie di ego alla Lacan (collegato allo
stadio dello specchio e al narcisismo), in cui lIo si frappone tra noi e qualsiasi altra conoscenza
scientifica del reale, proprio come le categorie della comprensione umana (derivate dalle funzioni
uniche del corpo umano e quindi dal suo rapporto con il proprio unico ecosistema) deviano fatalmente
ogni ipotesi sullAltro in direzione dellumano.
Ma non  appunto quanto  appena stato tacciato di antropocentrismo?
Esso [latteggiamento geocentrico] non consisteva solo nel ricercare esseri simili alluomo e nel
capire solo quelli, ma soprattutto nellastenersi dallinterferire nelle faccende che non ci riguardano,
perch non umane. La conquista del vuoto? Certo, perch no? Ma non aggredire ci che gi esiste, ci
che nel corso di milioni danni ha completato il proprio equilibrio, non soggetto a niente e a nessuno se
non alle forze radioattive o alla forza dei corpi fisici. E quellequilibrio persistente era attivo, fattivo, n
migliore n peggiore di quelle miscele di aminoacidi che si chiamano animali o uomini.17
Se ora interpretiamo persino lintenzione di comprendere alla stregua di un potere intrusivo e
aggressivo, possiamo allora abbandonare lAltro (persino questo Altro costruito e innaturale) affinch
sia lasciato essere, come direbbe Heidegger, possiamo abbandonarlo a un isolamento completo,
sigillato e inaccessibile come il futuro stesso o anche come quel sistema radicalmente diverso che
chiamiamo Utopia. Per il limite etico consiste nel fatto che persino questa soluzione ci  preclusa dal
momento che adesso sappiamo di questa possibilit e quindi non possiamo accantonare una
consapevolezza del genere (che ci condanna allimpossibile e a una contraddizione insanabile) per
ripristinare una condizione di ignoranza innocente.
Vale la pena di concludere questa storia di un fallimento ricordando un parziale successo: la
deduzione che sono le onde cerebrali e le vibrazioni analoghe a innescare lostilit letale dello sciame
di cristalli. Il protagonista (Rohan) sinfila cos in testa un apparato a basso voltaggio per mascherare
queste emanazioni altrimenti fatali. La scena in cui uno sciame di mosche si ferma sopra di lui,
ronzando disorientato sopra la sua testa (non essendo stata ancora verificata lipotesi), ha una remota
parentela con lo scontro di Ripley con il mostro alieno che diverr il suo sposo (in Alien 3). Ancora pi
pericoloso  per il fatto che lo sciame sia in grado di rilevare la presenza di attivit informatiche entro
un macchinario: non solo ci riduce allimpotenza il Ciclope trasformandolo in un robot girovagante e
semiautistico dotato di enorme potenza distruttiva (che potrebbe essere indirizzata persino contro
l'Invincibile), ma minaccia anche tutta la tecnologia su cui si basava lequipaggio umano per la propria
sopravvivenza. Quindi la vittoria solitaria di Rohan sullo sciame non presagisce in alcun modo una
vittoria per lInvincibile, la cui unica possibilit diventa quella di decollare di nuovo nello spazio
profondo lasciandosi alle spalle Regis III.
Entrambe le favole, Solaris come LInvincibile, esprimono dunque, a modo loro,
lincomunicabilit con lassolutamente alieno e Altro, e quindi prospettano lesistenza di una barriera a
tenuta stagna tra i rispettivi sistemi, siano essi pensati nello spazio o nel tempo, in simultanea o in
successione cronologica. Nel capitolo 7 abbiamo visto che il problema cronologico cede il passo a
quello del linguaggio come modalit fondamentale tramite la quale noi immaginiamo la comunicazione
con un altro sistema. Si potrebbe allora sostenere che in questi due casi estremi (in cui per paradosso un
rapporto storico impossibile  stato spettacolarizzato sotto il segno del Primo contatto e dei suoi
problemi) le tracce di memoria di Solaris diventano una specie di linguaggio, quasi che loceano stesse
usando gli umani e i loro desideri ed esperienze come significanti di una nuova lingua che gli permette
di comunicare con loro, anche se in maniera difficile e imperfetta, mentre i cristalli inorganici de
LInvincibile sono lincarnazione pi ovvia della scrittura e delle lettere, soprattutto se ricordiamo
lorigine della scrittura cuneiforme dai piccoli cubi che dovevano inventariare il raccolto e le riserve
dei granai. Entrambe queste versioni hanno un loro lato paradossale: loceano cade nel basilare errore
filosofico della fiducia nellimmediatezza della comunicazione diretta, tanto che la sua scrittura diventa
un guazzabuglio incomprensibile di segni e tracce indecifrabili (avventurandoci molto pi in l,
potremmo azzardare che esso forse incarna nella maniera pi raccapricciante la teoria di Lvi-Strauss
della connessione tra scrittura e potere).18 Ma  ancor pi allarmante il fatto che i cristalli non lascino
tracce fisiche sulle proprie vittime, che distruggono azzerandone le funzioni mentali o i sistemi di
energia: gli unici indizi che l' Invincibile trova sul luogo dello schianto della prima astronave
desplorazione su Regis III (che in effetti  venuto a indagare) sono i segni dei denti umani sulle
saponette, reminiscenze dei film dellorrore! In entrambi i casi il corpo umano  chiamato a rilevare
linterazione aliena attraverso le proprie emozioni e soprassalti fisici: lingua ed espressione sembrano
appartenere soltanto al lato umano della contrapposizione reciproca. E se il corpo alieno fosse solo
unespressione deformata delle possibilit utopiche? Se la sua alterit fosse inconoscibile perch
esemplifica unalterit radicale latente nella storia e nella prassi dellumanit, piuttosto che un non-Io
di natura fisica?
...
.
...
NOTE:
.
1 Arthur C. Clarke (1917-), una delle figure di spicco della fantascienza britannica, ha unito un
serio interesse per la tecnologia dello spazio e la scienza speculativa a un misticismo tutto suo, fusione
che trova la sua epitome nellultimo episodio di 2001 (1968), quello del figlio delle stelle, film per il
quale ha collaborato con Stanley Kubrick.
2 Stanislaw Lem, Solaris, New York 1970 (1961, trad. it. Solaris, Milano 2005), pp. 121-122:
Luomo  in grado di apprendere poche cose per volta: vediamo soltanto ci che accade dinanzi a noi,
qui e ora; non siamo capaci di figurarci una serie di processi che avvengono simultaneamente, per
quanto siano legati o complementari gli uni agli altri. Questo vale anche per fenomeni relativamente
semplici. La sorte di un uomo  significativa, quella di cento si pu appena afferrare; ma la storia di
mille, di un milione, propriamente parlando, non ci dice niente. Il simmetriade  il milione, anzi il
miliardo, elevato allennesima potenza:  lincomprensibile. Che cosa possiamo dunque comprendere
di queste innumerevoli navate, ciascuna di capacit pari a dieci unit Kronecker, che andiamo
esplorando, aggrappati come formiche agli anfratti delle volte che respirano, vedendo lo slancio
verticale e lintersecarsi delle superfici grigie opalescenti nel raggio dei nostri riflettori e la morbidezza,
la perfezione delle soluzioni istantanee...? Poich qui tutto fugge, il movimento  l'essenza stessa di
queste architetture, un movimento concentrato e volto a uno scopo prefissato. Noi osserviamo solo
qualche particolare dei processi, la vibrazione di una sola corda in un'orchestra sinfonica di giganti, e
sappiamo (sappiamo senza riuscire a concepirlo) che sopra e sotto di noi, in abissi vertiginosi, che
superano i limiti della vilt e dellimmaginazione, avvengono contemporaneamente altre
trasformazioni, a migliaia, a milioni, collegate fra loro, come il contrappunto lega le note. Qualcuno ha
anche parlato di sinfonia geometrica. Ma, in tal caso, noi siamo ascoltatori sordi".
3 Una situazione poco felice narrata in maniera paradigmatica nel classico racconto di fantasmi
di Robert Hichens, How Love Came to Professor Guildea, in P.C. Wagner e Herbert Wise (a cura di),
Great Tales of Terror and the Supernatural, New York 1994. Anche Proust si sofferma sul modo in cui
lamante riesce spesso insopportabile allamato, il quale (come  tipico in Proust) risponde con
cattiveria.
4 Stanislaw Lem, Solaris, cit., pp. 93-94.
5 Ivi, p. 72.
6 Ivi, p. 134.
7 Ivi, p. 170.
8 A parer mio, un passaggio ancor pi cruciale per distinguere il film di Tarkovskij
dalloriginale di Lem  la scena in cui loceano, tramite la sua creatura surrogata Rheya, ispeziona una
riproduzione della Caduta di Icaro di Brueghel e inizia a comprendere la natura aliena dellestetica
umana.
9 Stanislaw Lem, Solaris, cit., pp. 90 e 178.
10 Ivi, p. 197.
11 Slavoj iek, The Invisible Remainder, Londra 1996, pp. 35-46.
12 Stanislaw Lem, Solaris, cit., p. 193.
13 Ivi, pp. 202-203; vedi anche il sogno di Kelvin a p. 179.
14 Stanislaw Lem, The Invincible, New York 1973 (1964), p. 234 (trad. it. L'Invincibile, Milano
2003, trad. Renato Prinzhofer).
15 Cito le tre leggi della robotica di Asimov:
Un robot non recher danno a un essere umano n permetter che a causa della sua inerzia un
essere umano possa subire un danno.
Un robot deve obbedire agli ordini impartitigli dagli esseri umani, a meno che questi ordini
entrino in conflitto con la Prima legge.
Un robot deve proteggere la propria esistenza fino a quanto questa protezione non confligga con
la Prima o la Seconda legge.
16 II pi classico testo sui cyborg  il Manifesto Cyborg di Donna Haraway, pubblicato in
"Socialist Review, n. 80 (marzo/aprile 1985). Per unulteriore analisi degli androidi in Dick, e nello
specifico su quello che chiamo il "cogito dell'androide, vedi History and Salvation in Philip K. Dick,
in Archaeologies of the Future, part II (Archeologie del futuro: Fantascienze, di prossima
pubblicazione in questa collana).
17 Stanislaw Lem, The Invincible, cit., p. 183.
18 Sto citando il capitolo intitolato "Lezione di scrittura di Claude Lvi-Strauss, Tristes
Tropiques, New York 1974 (trad. it. Tristi Tropici, Milano 1960).
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FINE Parte 1.